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I I   V E R T I C E   C E L A C  -  C U B A   2 0 1 4

   

33 NAZIONI E UN SOLO DESTINO
L'America Latina e i Caraibi hanno unito le voci a L'Avana
 

DICHIARAZIONE DE L'AVANA

L'integrazione, partendo dalla diversità

Nella Dichiarazione de L'Avana approvata con consenso generale al termine del II Vertice della Comunità degli Stati Latinoamericani e dei Caraibi, i 33 dignitari presenti  in rappresentazione delle nazioni membri, hanno segnalato che: "A due anni dalla fondazione della CELAC è stato costruito uno spazio di dialogo e concertazione politica che ci unisce e rende possibile l'aspirazione di lavorare uniti per il benessere dei nostri popoli e che permette inoltre una miglior inserzione e la proiezione della nostra regione nell'ambito internazionale.

Dopo aver ratificato la volontà irrevocabile di dare più forza a questo spazio  di dialogo politico effettivo, hanno espresso la volontà di, a partire dalla diversità, identificare le sfide e gli obiettivi comuni e i gradini di convergenza che ci permetteranno d'avanzare nel processo d'integrazione della nostra regione.

Miglioreremo la nostra produttività, stringeremo il nostro commercio, miglioreremo le nostre infrastrutture, le connessioni e la rete necessaria, che uniscono sempre più i nostri popoli, lavoreremo per lo sviluppo sostenibile, per superare le disuguaglianze e per una più equa distribuzione della ricchezza,

perchè tutte e tutti sentano che la democrazia  da un senso alla loro vita.

Questa è la missione della CELAC, questo è l'impegno che ci convoca e questa è la responsabilità politica che abbiamo di fronte e della quale dovremo rendere contro ai nostri popoli.

In un paragrafo a parte, i presidenti hanno espresso il loro profondo cordoglio per la scomparsa del Comandante Presidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela, Hugo Rafael Chávez Frías, "uno de principali fondatori e sostenitori della CELAC, umanista instancabile e sostenitore dell'unione latinoamericana e caraibica, che ha lottato contro l'esclusione sociale, la povertà, ed ha sostenuto lo sviluppo integrale della regione.

Assumiamo il nostro impegno con lo sviluppo regionale integrato non escludente ed equo, considerando l'importanza d'assicurare un trattamento favorevole alle economie piccole e vulnerabili, ai paesi senza litorali e agli Stati Insulari, si legge nella Dichiarazione de L'Avana.

I Presidenti assegnano la più alta priorità al rafforzamento della sicurezza  alimentare e nutrizionale, all'alfabetizzazione e alla post-alfabetizzazione, all'educazione generale pubblica e gratuita. All'educazione tecnica professionale e superiore di qualità e pertinenza sociale, alla proprietà della terra, allo sviluppo dell'agricoltura,  includendo quella familiare contadina, a un lavoro decente e duraturo, con l'appoggio ai piccoli produttori agricoli, l'assicurazione ai disoccupati, la salute gratuita e universale,  al diritto alla casa adeguata per tutte e tutti e al sviluppo produttivo e industriale come fattori decisivi per sradicare la fame, la povertà e l'esclusione sociale.

Reiterano inoltre l'impegno di assicurare l'integrazione culturale ai nostri popoli attraverso la promozione dello scambio dei saperi culturali,  tradizionali  e moderni e riconoscono che i popoli indigeni e le comunità locali svolgono un ruolo importante nello sviluppo economico, sociale e ambientale.

Inoltre è stata riaffermata la volontà di sviluppare programmi regionali e locali bilaterali e triangolari di cooperazione per lo sviluppo, così come una politica regionale di cooperazione sud sud e una triangolare, che abbiano le caratteristiche e le necessità specifiche delle diverse aree e zone, così come di ognuno dei paesi.

Si sono impegnati a continuare a contribuire allo sforzo di costruzione e sviluppo di Haiti, con il pieno rispetto della sua autorità e sovranità, ed hanno invitato i governi, i donanti tradizionali  e le istituzioni finanziarie internazionali ad appoggiare con maggior ampiezza e rapidità questo obiettivo.

Inoltre hanno dichiarato di voler continuare a considerare solidi principi regionali in materia  di riconoscimenti dei diritti dei migranti.

Convinti che il cambio climatico è uno dei più gravi problemi del nostro tempo, hanno espresso una profonda preoccupazione per il suo crescente impatto  negativo nei paesi in via di sviluppo e nei piccoli Stati insulari in particolare.

Reiterano il carattere latinoamericano e caraibico di Puerto Rico, e si impegnano  a continuare a  lavorare nella cornice del Diritto Internazionale, e in particolare, della Risoluzione 1514 (XV) dell'Assemblea Generale delle  Nazioni Unite, del 14 dicembre del 1960, per  ottenere che la  regione dell'America Latina e dei Caraibi sia un territorio libero dal colonialismo e dalle colonie.

Inoltre hanno reiterato il rifiuto delle liste e delle certificazioni unilaterali da parte dei paesi sviluppati, che danneggiano i Paesa dell'America latina e dei Caraibi, e in particolare quelle riferite al terrorismo, al narcotraffico, alla tratta delle persone e altre di simile  carattere, ed hanno reiterato il Comunicato Speciale approvato dalla CELAV lo scorso 5 giugno,  che respinge l'inclusione  di Cuba nella detta Lista degli Stati che Promuovono il Terrorismo Internazionale del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti.

La dichiarazione esprime anche il più fermo appoggio ai legittimi diritti della  Repubblica Argentina nella disputa sulla sovranità per le Isole Malvine, le Georgia del Sur e le Sandwich del Sud e sugli spazi marittimi circostanti, così come il permanente interesse che questa disputa si risolva per la via pacifica e del  negoziato.

Respinge con forza l'applicazione delle misure coercitive unilaterali e reitera la solidarietà con Cuba e il reclamo al Governo degli Stati Uniti d'America, perchè ponga fine al blocco economico, commerciale e finanziario che impongono a Cuba da più di cinquant'anni.

I presidenti s'impegnano a continuare a lavorare per consolidare l'America Latina e i Caraibi come Zona di Pace, nella quale le differenze tra le nazioni si risolvano attraverso il dialogo e il negoziato o altre forme di soluzione pacífica stabilite nel Diritto Internazionale.

Inoltre hanno sottolineato l'importanza della cultura e delle industrie culturali per le economie nazionali, ed hanno stabilito l'impegno di promuovere  l'apprendimento culturale come uno strumento di conservazione del patrimonio culturale  e la generazione d'opportunità di lavoro e ricchezza per i popoli.

Hanno appoggiato il processo di dialogo che si svolge a L'Avana  tra il Governo della Colombia e le FARC.

 Nella loro estesa dichiarazione, i rappresentanti dei popoli della regione hanno espresso la necessità di una distribuzione geografica  equa nel sistema delle Nazioni Unite e che l'America Latina e i Carabi incrementino quantitativamente e qualitativamente la loro  presenza in posti chiave della ONU e altri organismi internazionali.

 La Dichiarazione poi esprime una "seria preoccupazione" per la grave situazione umanitaria e di sicurezza della Repubblica Araba della Siria, e per la minaccia che rappresenta per l'Oriente Medio e per la pace e la sicurezza internazionali. 

I 33 capi di Stato si congratulano per lo stabilimento del Foro CELAC-Cina e del Meccanismo di Dialogo con la Federazione della Russia, elementi che possono spaziare  positivamente nelle attività della Comunità. Poi appoggiano il processo preparatorio del  2ª Vertice CELAC-UE,  che si svolgerà  Bruxelles nel 2015.

 Finalmente, ringraziano il l Presidente dei Consigli di Stato e dei Ministri della Repubblica di Cuba per la guida e il lavoro relizzato durante l'esercizio della  Presidenza Pro-Tempore del foro e il riconoscimento al popolo e al Governo di Cuba per l'organizzazione del 2ª Vertice della CELAC, a L'Avana. •

Proclama dell'America Latina e dei Caraibi come Zona di Pace

• I Presidenti, le Presidentesse  e i Capi di Governo della Comunità degli Stati Latinoamericani e Caraibici (CELAC), riuniti a LAvana, Cuba, nei giorni 28 e 29 gennaio del 2014 nel II Vertice, in nome dei loro popoli e interpretando fedelmente i loro desideri e aspirazioni, Ratificando l'impegno dei loro Paesi con i Propositi e i Principi consacrati nella Carta delle Nazioni Unite e nel Diritto Internazionale e coscienti che la prosperità e la stabilità della regione contribuiscono alla pace e alla sicurezza internazionali,

Coscienti che la pace è un bene supremo e un desiderio legittimo di tutti i popoli e che la sua preservazione  è un elemento sostanziale dell'integrazione dell'America Latine e dei Caraibi e un principio e valore comune della Comunità degli Stati Latinoamericani e Caraibici (CELAC),

Riaffermando che l'integrazione rinforza la visione di un ordine internazionale giusto, affermato nel diritto e una cultura di pace che esclude l'uso della forza e dei mezzi illegittimi di difesa, tra i quali le armi di distruzione di massa e in particolare le armi nucleari,

Segnalando l'importanza del Trattato di Tlatelolco per la Proscrizione delle  Armi Nucleari in  America Latina e nei Caraibi, che stabilì la prima zona libera dalla armi nucleari in un'area densamente popolata, essendo questo un contributo alla pace e alla sicurezza regionale e internazionale,

Reiterando l'urgente necessità del  Disarmo Nucleare Generale e Completo, come l'impegno con l'Agenda Strategica dell'Organismo per la Proscrizione delle Armi Nucleari nell'America Latina e nei Caraibi (OPANAL), adottata dai 33 Stati membri dell'Organismo, nella Conferenza Generale di Buenos Aires, nell'agosto de, 2013,

Ricordando i principi di pace, democrazia, sviluppo e libertà che ispirano le attuazioni dei paesi membri del SICA,

Ricordando la decisione dei capi di Stato, uomini e donne, di UNASUR di dare più forza   al Sudamerica come Zona di Pace e Cooperazione,

Ricordando lo stabilimento, nel 1986, della Zona di Pace e Cooperazione dell'Atlantico Sud,

Ricordando il nostro impegno accordato nella Dichiarazione del Vertice dell'Unità dell'America Latina e i Carabi, il 23 febbraio del 2010, di promuovere l'implementazione dei meccanismi propri di soluzione pacifica delle controversie, Reiterando  il nostro impegno che in America Latina e nei Caraibi si consolidi una Zona di Pace, nella quale le differenze tra le nazioni si risolvano in forma pacifica, per la via del dialogo e del negoziato o con altre forme di soluzione e in piena consonanza con il Diritto Internazionale, Coscienti  anche del catastrofico impatto globale umanitario e a lungo tempo dell'uso delle armi nucleari o di altre armi di distruzione di massa e delle discussioni in corso su questo tema,

Dichiariamo:

1. L'America Latina e i Caraibi come Zona di Pace basata nel rispetto dei

principi e le norme del Diritto Internazionale, includendo gli strumenti internazionali di cui gli Stati membri sono parte, e i Principi e Propositi della Carta delle Nazioni Unite;

2. Il nostro impegno permanente con la soluzione pacifica delle controversie, con il fine d'eliminare per sempre l'uso e la minaccia dell'uso della forza nella nostra regione;

3. L'impegno degli Stati della regione con lo stretto compimento dei loro obblighi di non intervenire, direttamente o indirettamente, nei temi interni di qualsiasi altro Stato e di rispettare i principi di sovranità nazionale, l'uguaglianza dei diritti e la libera determinazione dei popoli,

4.L'impegno dei popoli  dell'America Latina e dei Caraibi di fomentare le relazioni

d'amicizia e di cooperazione tra di loro e con altre nazioni, indipendentemente dalle differenze esistenti nei loro sistemi politici economici e sociali o i loro livelli di sviluppo; di praticare la tolleranza e convivere in pace come buoni vicini;

5. L'impegno degli Stati dell'America Latina e dei Caraibi di rispettare pienamente il diritto inalienabile di ogni Stato di scegliere il proprio sistema politico, economico, sociale e culturale come condizione essenziale per assicurare la convivenza pacifica tra le nazioni;

6. La promozione nella regione di una cultura di pace basata, tra l'altro, nei principi della Dichiarazione sulla  Cultura de Pace delle Nazioni Unite.

7. L'impegno degli Stati della regione di guidarsi con la presente Dichiarazione nel loro comportamento internazionale;

8. L'Impegno degli Stati della regione di continuare a promuovere il disarmo nucleare come obiettivo prioritario e contribuire con il disarmo generale e completo, per accrescere la fiducia tra le nazioni.

Invitiamo tutti gli Stati membri della Comunità Internazionale a rispettare pienamente questa Dichiarazione nelle loro relazioni con gli Stati membri della CELAC.

Stimate e Stimati Capi di Stato e di Governo, distinti invitati: proclamo solennemente  L'AMERICA LATINA E I CARAIBI UNA ZONA DI PACE .

La CELAC sorge dal patrimonio di 200 anni di lotte per l'indipendenza

Discorso d'apertura del Generale d'Esercito Raúl Castro Ruz, Presidente dei Consigli di Stato e dei Ministri della Repubblica di Cuba nel II Vertice della Comunità degli Stati Latinoamericani e Caraibici (CELAC), L'Avana, 28 gennaio del 2014.

Stimate e stimati, presidentesse, presidenti e capi di Governo dell'America

Latina e dei Caraibi;

Distinti ministri degli esteri  e invitati.

A nome del popolo e del governo di Cuba porgo il più cordiale benvenuto e vi auguro un grato soggiorno. Per noi è un grande onore e  motivo di sincero ringraziamento contare sulla  presenza di tutti voi in questo Vertice di  "Nuestra America", convocato nel 161º anniversario della nascita di José Martí.

Deploriamo profondamente l'assenza fisica di uno dei grandi leaders di Nuestra America, l' indimenticabile  Presidente venezuelano, Hugo  Rafael Chávez Frías, un fervente e instancabile promotore e combattente per l'indipendenza, la cooperazione, la solidarietà, l' integrazione e l' unità latinoamericana e caraibica, e per la stessa  creazione di questa Comunità.

Chiedo un minuto di silenzio per la sua memoria,

Distinte colleghe e distinti colleghi:

Il periodo trascorso dal passato Vertice della CELAC è stato complesso, ma fruttifero.

I Paesi dell'America Latina e dei Caraibi abbiamo dovuto far fronte a numerose sfide, la crisi ha continuato a danneggiare l'economia mondiale, i pericoli per la pace sono sempre presenti in varie parti del mondo e nazioni sorelle sono state oggetto di minacce, misure coercitive unilaterali e domande legali internazionali per le legittime azioni che hanno adottato in difesa della loro sovranità.

Senza dubbio siamo stati capaci di continuare ad avanzare nella costruzione della CELAC e a dare continuità alle decisioni accordate a Caracas e a Santiago del Cile.

Poco a poco, stiamo creando una  creando una Comunità di Stati Latinoamericani e dei Caraibi  che oggi è riconosciuta internazionalmente come rappresentante legittima degli interessi dell'America Latina e dei Caraibi.

Ugualmente,  stiamo avvicinando le nostre posizioni nonostante le inevitabili differenze e si fomenta uno spirito di maggior unità nella diversità, che dev'essere il nostro fine ultimo.

Come ho detto a Santiago del Cile, "sappiamo che tra d i noi ci sono pensieri distinti e anche differenze, ma la CELAC è sorta dal patrimonio di duecento anni di lotte per l'indipendenza e si basa su una profonda comunità di obiettivi. Non è la CELAC, quindi, una successione di mere riunioni o coincidenze pragmatiche, ma una visione comune della Patria Grande latinoamericana e caraibica che si deve solo ai suoi popoli.

Dev'essere prioritaria la creazione di uno spazio politico comune nel quale avanzare sino a conquistare la pace e il rispetto tra le nostre nazioni, pece e rispetto nei quali essere capaci di superare gli ostacoli oggettivi e quelli che si impongono intenzionalmente, nei quali possiamo utilizzare le risorse in maniera sovrana e per il benessere comune e porre le capacità scientifiche e tecniche in funzione del progresso dei nostri popoli, facendo valere principi irrinunciabili come l'auto determinazione, la sovranità e l'uguaglianza sovrana degli Stati.

Solo così riusciremo a non far essere più una realtà l'affermazione che l'America Latina e i Caraibi sono la regione più disuguale del pianeta.

La Presidenza Pro Témpore cubana della CELAC si è indirizzata precisamente verso il compimento di questo obiettivo, e quindi il tema centrale di questo Vertice è  "la lotta contro la povertà, la fame e la disuguaglianza".

È vero che negli ultimi anni sono stati fatti dei passi avanti, ma sono stati lenti, frammentati e instabili. Secondo la CEPAL - che ringraziamo la permanente cooperazione con la presidenza cubana e per i cinque studi che ha elaborato nella cornice di questa collaborazione in America Latina e nei Caraibi - il tasso di povertà nel 2012 comprendeva come minimo il  28,2% della popolazione, ossia 164 milioni di persone, e la miseria o povertà estrema  l'11,3%, che equivale a  66 milioni di abitanti della regione. Ma la cosa più preoccupante è la povertà infantile che colpisce 70.5 milioni di bambini, bambine e adolescenti e tra loro 23.3 milioni sono in povertà estrema.

Il 10% più ricco della popolazione  latinoamericana riceve il 32% delle entrate totali mentre il  40% più povero riceve solo il 15%.

I popoli dell'America Latina e dei Caraibi domandano e reclamano una miglior distribuzione delle ricchezze e delle entrate, l'accesso generale e gratuito  a un'educazione di qualità, il pieno impiego, salari migliori, lo sradicamento dell' analfabetismo, lo stabilimento di una vera sicurezza alimentare, un sistema di salute per la totalità della popolazione, il diritto a una casa degna, all'acqua potabile e al risanamento.

Tutti gli obiettivi sono realizzabili e la loro effettuazione  darà la misura dei progressi della nostra regione.

Abbiamo tutte le condizioni per rovesciare la situazione attuale. Con più del 15% circa della superficie terrestre e il 8.5% della popolazione globale, la regione conta su una percentuale apprezzabile delle riserve  minerali non rinnovabili  più importanti, su un terzo delle riserve di acqua dolce, il 12% delle aree coltivabili, il maggior potenziale mondiale nella produzione di alimenti e il 21% dei boschi naturali.

E precisamente questa ricchezza deve diventare il motore per l'eliminazione delle disuguaglianze. Il nostro imperativo e la nostra sfida sono d'essere capaci di trasformare questo capitale naturale in capitale umano, infrastrutture economiche e diversità della base produttiva ed esportatrice, in forma tale che contribuisca in maniera decisiva ad un vero processo di sviluppo.

Uno dei problemi che soffriamo in America Latina e nei Caraibi, è che non abbiamo saputo tradurre i periodi con alti prezzi delle risorse naturali che esportiamo in processi di sviluppo economico a lungo tempo, in forma tale che permettano di ridurre realmente la povertà e d'elevare le entrate pro capiate delle nostre popolazioni.

Per questo dobbiamo esercitare pienamente la sovranità sulle nostre risorse naturali e implantare politiche adeguate nelle relazioni con gli investimenti stranieri e con le imprese multinazionali che operano nei paesi che compongono la CELAC.

.Sono innegabili i benefici degli investimenti stranieri diretti per le economie della regione e delle iniezioni di capitali delle imprese multinazionali che vi operano, ma dimentichiamo che la crescita smisurata degli utili che ottengono, di 5.5 volte negli ultimi 9 anni, danneggia l'impatto positivo sulla bilancia dei pagamenti dei nostri paesi.

In materia d'educazione, la regione affronta brecce significative, sia per l'accesso come per la qualità, così come sopravvive l'esistenza dell'analfabetismo funzionale, anche se con marcate differenze tra i paesi. 

Se sono stati evidenziati dei progressi nella regione e nell'accesso alle scuole elementari, le informazioni della CEPAL e della UNESCO dicono chiaramente che questo e la qualità della formazione che ricevono gli alunni è molto vincolata al livello delle loro entrate.

La situazione è più seria nelle scuole medie, non solo perchè il 50% dei giovani tra i 20 e i 24 anni non le hanno terminate, ma perchè solamente il 21.7% dei giovani del settore più povero in questo gruppo di età  le hanno concluse. In contrasto il 78.3% dei giovani del segmento più ricco ha completato questo livello dell'educazione. Ossia una breccia del 56.6% separava nel 2010 questi due gruppi.

Nel caso dell'educazione  universitaria la situazione è anche più complessa, perchè in accordo con le stime della CEPAL, gli iscritti a questo livello d'insegnamento, nel 2010, erano  un terzo dei giovani tra i 18 e i 24 anni.

Contiamo su tutte le possibilità, le risorse e i metodi per eliminare l'analfabetismo dalla faccia dell'America Latina e dei Caraibi.  Dobbiamo avere la volontà politica di farlo e di offrire alle nostre popolazioni la possibilità di accedere senza eccezioni, nè disuguaglianze, a tutti i livelli dell'educazione. Niente di tutto quello che ci proponiamo di realizzare sarà possibile, senza popoli educati e colti.

La diversità nel livello di sviluppo di distinti settori sociali e produttivi tra i nostri paesi è, inoltre, un'opportunità per la complementarità e l'integrazione delle nostre economie e della cooperazione.

Dobbiamo stabilire  un nuovo paradigma di cooperazione  regionale e internazionale. Nella cornice della CELAC abbiamo la possibilità di costruire un modello proprio, adattato alle nostre realtà, basato nei principi  dei benefici comuni e la solidarietà, che tenga presenti le migliori esperienze sviluppate negli ultimi anni dai paesi della regione e dalle organizzazioni latinoamericane e caraibiche d'integrazione, come  MERCOSUR, ALBA, PETROCARIBE, UNASUR, CARICOM, SICA e altre che negli anni hanno già tracciato il cammino.

D'altra parte, non possiamo dimenticare che i  Piccoli Stati Insulari in via di Sviluppo dei Caraibi necessitano una speciale attenzione ai loro problemi, che si sono aggravati per gli effetti della crisi globale e del cambio climatico che, se danneggia tutti noi, ha un impatto più forte sui paesi dei Caraibi, le cui economie sono  calate o sono cresciute al di sotto della media regionale, nel 2012.

L'impatto della crisi economica del 2008-2009 è stato specialmente severo in questa parte della regione, ed è costato  alle piccole isole, come medie, il 13.2% del loro Prodotto Interno Lordo. L'effetto di devastatori disastri naturali ha inciso a sua volta in questa realtà. 

Inoltre è un obbligo morale che la comunità  internazionale e dei nostri paesi continuino a contribuire allo sviluppo integrale della Repubblica di Haiti con azioni concrete di cooperazione solidale, sulla base delle sue necessità specifiche e delle priorità nazionali.

Un compito importante che riguarda noi paesi della CELAC quest'anno è lavorare in forma associata alla  preparazione dell'Agenda di Sviluppo Post- 2015, facendo attenzione a non commettere gli errori che erano alla base della concezione degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio.

Stimati Capi di Stato e di Governo:

Indipendentemente dai nostri progressi, continuiamo a vivere in un mondo guidato da un ordine  internazionale ingiusto d'esclusione, nel quale le  minacce alla pace e l'ingerenza esterna nella regione continuano.

Non possiamo dimenticare la lunga storia di interventi nei temi interni, invasioni militari e sanguinosi colpi di Stato. I detti "centri di potere" non si rassegnano d'aver perduto il controllo di questa ricca regione, nè rinunceranno ai tentativi di cambiare il corso della storia nei nostri paesi, per recuperare l'influenza perduta e trarre benefici dalle loro risorse.

Nel 1999, quando già non esisteva più il campo socialista, la NATO modificò il suo Concetto Strategico per agire di fronte a presunte minacce globali in maniera offensiva, al di fuori del territorio degli Stati membri dell'Alleanza, in quello che chiamò "la periferia euro- atlantica".

Nel Summit  Unione Europea-America Latina e Caraibi, svolto poco dopo, nel mese di giugno, a Río de Janeiro, il leader storico della Rivoluzione  Cubana, Fidel Castro Ruz, chiese se la nostra regione era compresa in questa "periferia" e soggetta  a quella dottrina, sempre più aggressiva e pericolosa.

La domanda è ancora oggi senza risposta, 15 anni dopo.

L'anno scorso è stata rivelata l'esistenza di un sistema globale di  spionaggio delle comunicazioni da parte del governo degli Stati Uniti, del quale sono state un bersaglio indiscriminato donne e uomini a capo di Stati e di Governi, organismo internazionali, partiti politici, imprese e cittadini della regione in flagrante violazione del  Diritto Internazionale e della sovranità degli Stati. 

Un altro tema che genera una grande preoccupazione per le sue potenzialità per provocare conflitti internazionali, è l'uso segreto e illegale  da parte di individui, organizzazioni e Stati dei sistemi informatici di atre nazioni, per aggredire terzi paesi. Alcuni governi hanno espresso anche la possibilità di rispondere a questi attacchi con armi convenzionali. Il solo cammino per prevenire e affrontare queste nuove minacce è la cooperazione associata tra tutti gli Stati, così come per evitare che il ciber spazio divenga un teatro di operazioni militari.

Salutiamo quindi l'iniziativa del governo del Brasile d'effettuare a Sao Paulo, nell'aprile del 2014, la Riunione Multisettoriale Globale sul Governo di Internet.

Come mostra del suo fermo impegno con il disarmo nucleare e la pace, l'America Latina è stata la prima al mondo a stabilire, con il Trattato di Tlatelolco, una Zona Libera dalle Armi Nucleari. Ma  dobbiamo andare più lontano.

La pace e lo sviluppo sono interdipendenti e indissolubili. Non si può avere pace senza sviluppo, nè sviluppo senza pace. Per questo abbiamo proposto di proclamare la nostra regione come "Zona di Pace", che elimini per sempre la guerra, la minaccia e l'uso della forza, una regione dove le differenze tra i nostri paesi si risolvano tra di noi, per vie pacifiche e di negoziato, seguendo i principi del Diritto Internazionale.

Reiteriamo una piena solidarietà con la Repubblica Argentina nel suo reclamo delle Isole Malvine, George del Sud e Sandwich del Sud e i loro mari adiacenti.

Ugualmente condanniamo tutti i tentativi di sfruttare prima che si sia stabilito un accordo, la presenza le risorse naturali di questi territori includendo quelle del sottosuolo  e facciamo un richiamo al Regno Unito, perchè accetti il dialogo e il negoziato, come ha sollecitato il governo argentino.

Come ha scritto la poetessa portoricana  Lola Rodríguez de Tió, "Cuba e Puerto Rico sono di un uccello le due ali", e per questo reitero che "la nostra Comunità sarà incompleta sino a che in lei mancherà lo scanno di Puerto Rico, nazione sorella,  genuinamente latinoamericana e caraibica, che soffre per una situazione coloniale".

Trasmettiamo la nostra solidarietà al popolo e al governo dell'Ecuador, minacciato da domande di imprese multinazionali in tribunali manipolati dalla cupidigia e con una visione politica neocoloniale.

Ringrazio per tutte le mostre di solidarietà di fronte al criminale blocco imposto al mio paese da più di mezzo secolo e l'ingiusta inclusione di Cuba nella lista dei paesi patrocinatori del  terrorismo, del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti.

Stimate e stimati colleghi:

Con i miei migliori auguri di successo nelle deliberazioni che effettueremo  e tenendo presente l'enorme responsabilità che condividiamo per l'unità della nostra regione, dichiaro inaugurato formalmente il II Vertice della Comunità degli Stati Latinoamericani e dei Caraibi.

Molte grazie.

(Traduzione Gioia Minuti).

 

Che cos'è la CELAC

In Italia nessun giornale, o media  parla della CELAC - a parte tre testate alternative - ma questo organismo coinvolge una regione completa, con presidenti, capi di governi e ministri di 33 paesi.

La Comunità degli Stati Latinoamericani e Caraibici  - CELAC - è stata costituita il 23  febbraio del 2010 in occasione della celebrazione del Vertice dell'Unità dell'America Latina e dei Caraibi nella Riviera Maya, in Messico, e posta in funzione il 3 dicembre del 2011 durante il Vertice di Caracas, nella cornice del III Vertice dell'America Latina e dei Caraibi sull'Integrazione e lo Sviluppo  e il XXII Vertice del Meccanismo Permanente di Consultazione e Concertazione  Politica - Gruppo di Rio - al culmine del processo di convergenza tra le due entità.

In questa forma si è stabilito un foro che raggruppa i 33 Stati sovrani della regione e che cerca d'approfondire l'integrazione politica, economica, sociale e culturale dell'America Latina e dei Caraibi,  basata  nel pieno rispetto per la democrazia e i diritti umani.

Il Cile ha esercitato la Presidenza Pro Tempore (PPT) della CELAC sino alla realizzazione del I Vertice che si è svolto a  Santiago del Cile il 27 e 28 gennaio del 2013, quando  la PPT è stata concessa a Cuba, ed ora, nel 2014 è passata alla Costa Rica per poi, nel 2015, essere gestita dall'Ecuador.

Tra gli obiettivi della CELAC, si segnala la riaffermazione della preservazione della democrazia e dei valori democratici, la vigenza delle istituzioni e dello Stato di Diritto, l'impegno con il rispetto e la piena vigenza di tutti i diritti umani per tutti come obiettivi essenziali,  Poi la volontà d'intensificare il dialogo politico tra i 33 Stati e tradurre, attraverso la concertazione  politica, principi e valori in consensi. La regione necessita un'istanza di concertazione politica forte, che garantisca  la sua posizione internazionale e si traduca in azioni rapide ed efficaci che promuovano gli interessi latinoamericani e caraibici, di fronte ai nuovi temi dell'agenda internazionale. 

Intensificare la concertazione delle posizioni regionali di fronte alle riunioni e le conferenze di portata globale, e adottare un profilo più dinamico a favore della concertazione politica e del lavoro d'interlocuzione con altre regioni e paesi, nella  convinzione che questo dialogo contribuisce a proiettare la regione e ad accrescere la sua influenza nello scenario internazionale globalizzato e interdipendente.

Inoltre è indispensabile stimolare un'agenda integrata,  basata nel patrimonio del Gruppo di Río e negli accordi della CALEC, oltre che nei meccanismi e i gruppi d'integrazione, cooperazione e concertazione già esistenti, che costituiscono tutti insieme un importante attivo regionale. La CELAC è formata dal Vertice dei capi di Stato e di Governo, istanza suprema della Comunità i cui compiti sono la designazione dello Stato sede della seguente riunione e chi eserciterà la Presidenza Pro Tempore. Definire le linee di direzione e delle politiche, stabilire le priorità, le strategie e i piani d'azione per realizzare gli obiettivi e adottare le linee  politiche e le strategie per le relazioni con terzi Stati, le organizzazioni e i fori inter governativi  di carattere internazionale, regionale o sub -regionale. I Ministri delle Relazioni Estere. si riuniscono in maniera ordinaria due volte l'anno. Le caratteristiche di queste riunioni  sono adottare risoluzioni ed emettere dichiarazioni  su temi di carattere regionale o internazionale, d'interesse per i paesi della regione.

La Presidenza Pro Tempore si esercita per un periodo di un anno nel quale si effettueranno varie riunioni. È l'organo d'appoggio istituzionale tecnico e amministrativo della CELAC  che prepara, convoca e presiede i Vertici dei capi di Stato e di Governo, le riunioni dei ministri degli Esteri e dei coordinatori nazionali, così come le riunioni dei meccanismi regionali e sub regionali d'integrazione.

inoltre gli Stati membri si vincolano alla Presidenza Pro- Tempore per mezzo dei Coordinatori Nazionali che sono responsabili del coordinamento e della continuità diretta dei temi in discussione.

Continua

 

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