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Il film "Ritorno a L'Avana"
• È anticubano e dedicato
ai pubblici occidentali conservatori
Marzio Castagnedi
È uscito in Italia il film “Ritorno a L'Avana”,
che per alcune cose sin dal principio sembra
stupire. In primis per il potente lancio
pubblicitario.
Una serie di "manchette"a colori ripetute per
giorni su tutti i quotidiani più importanti; era
tanto che non si vedeva un tale sfarzo di
lancio. Poi la foto emblematica, lo scorcio
panoramico, dall'alto, della curva del primo
chilometro del Malecòn habanero, il famoso
lungomare dell'Avana (che, fuori quadro, poi
continua per altri 6 km).
Attraente il manifesto-simbolo del film, con le
due figure della coppia di spalle, che guardano
da un'alta terrazza, quel viale con l'azzurro
sfondo del mare e la città circostante. Poi,
quando il film comincia, promettente - poco dopo
- si iniziano a capire alcune altre cose. Per
esempio che il film del regista francese Laurent
Cantet girato all'Avana ( col completo e
favorevole accompagnamento di varie entità
culturali, politiche e commerciali della
capitale cubana), è uno di quei film che costano
davvero poco sul piano produttivo. Due settimane
di riprese, non di più, cinque ottimi attori
cubani ovviamente economici nell’ingaggio, un
unico set, quello di una terrazza e,
primeggianti a lungo, due sole inquadrature di
sfondo ai primi piani degli interpreti nel film.
Quella, come si diceva, verso lo scorcio di
lungomare e quella (in "controcampo") di una
distesa di scalcinate terrazze delle case
retrostanti. E unici e soli, sull'unica
terrazzina abitata, ecco cinque avaneri tra i 50
e i 60 anni amici di lunga data che si
incontrano per festaggiare il ritorno a Cuba di
uno di loro, Amadeo, che sedici anni prima era
partito fortunosamente per la Spagna.
"Ho vissuto tutto questo tempo a Madrid facendo
all'inizio i lavori più umili e duri-racconta
Amadeo ai vecchi amici-poi col tempo sono
vissuto un pò meglio ma non sono mai riuscito a
fare il mio mestiere, quello di scrittore".
Gli altri lo ascoltano assorti ma poi cominciano
a ripetergli che ha fatto male a tornare, che a
Cuba tutto è come sempre, semmai peggiorato. che
non rimangono più nè i sogni utopisti della
gioventù, nè i miglioramenti di vita tanto
attesi e sperati e che gli ideali della
Revoluciòn sono ormai scomparsi. Poi l'unica
donna del gruppetto (la brava Isabel Santos)
attacca duramente Amadeo perchè abbandonò
all'Avana la moglie malata di tumore. Insomma
iniziata tranquilla, la rimpatriata si accende e
si incrudisce su rimpianti e accuse reciproche.
Insomma drammi di vita. Anche il linguaggio non
ci va tanto per il sottile. Numerosi i
""vaffa....sei un creti...,mi rompi i co...non
dire cazz....! Eccetera. Autore dei dialoghi è
Leonardo Padura, scrittore da oltre un decennio
di folgorante carriera a Cuba e anche
all'estero. Padura è sopratutto un romanziere e
i dialoghi incisivi, ma anche un pò forzati, dei
personaggi sono tutti suoi. E intanto mentre i
vecchi amici alzano la voce o si commuovono o si
lamentano, il regista Cantet filma e filma
l'intreccio delle discussioni che si prolungano
sempre sull'unica scena della terrazza, per
30,50,90 minuti senza soste. Intanto, alle
spalle dei vecchi amici (un nero, tre bianchi e
un'unica donna dai capelli biondo-cenere")
sempre e solo due uniche inquadrature: il
Malecòn con scarso traffico di pedoni e di auto,
e il "controcampo" delle terrazze scassate e
vuote.
Il classico film di attori, e che bravi i cinque
interpreti cubani!
Il tipico film di dialoghi, e che fitti ed
eloquenti sono!
Soli, i cinque amici, sempre i loro fitti
dialoghi, nessun'altro in vista tutto intorno!
Anzi no. Ad un certo punto ecco tre uomini che
spuntano su un terrazzo poco lontano. Cosa
fanno? Ma sgozzano il grosso maiale che si sono
trasportati lassù! Le urla della bestia
riempiono l'aria gia desolata, e l'attore Jorge
Perrugorria (uno dei cinque vecchi amici) urla
pure: " Senti che arriva anche la puzza di
sangue di quel maledetto porco.!" (Ciò è molto
strano perchè la brezza eterna dell'Avana arriva
dal mare, cioè dalla direzione esattamente
opposta e dunque gli odori non dovrebbero
proprio arrivare ai cinque amici).
Inoltre, su una terrazza cubana, le probabilità
di vedere uccidere un maiale sono 2 su 100. ma
quelle di vedere e sentire, una sera, una
compagnia di gente che balla al ritmo di salsa e
cha cha cha sono invece almeno 40. E cosa
sceglie di mettere in scena il regista Cantet ?
Beh, è ovvio, no? La morte del porco. Ho vissuto
dieci anni all'Avana come corrispondente
giornalistico italiano e credo di sapere quello
che dico. Cioè quante e quante sono state le
cenette e le serate di musica e balli cubani che
ho visto e a cui talvolta ho partecipato sulle
terrazze dell'Avana. E sorseggiando rum Havana
Club, ovviamente.
Invece cosa fanno i grandi e vecchi amici di
Ritorno all'Avana? Bevono wisky americano e
ascoltano, molto poco allegramente, dischi del
Beatles! È tutta colpa della Revoluciòn fallita,
ci vuol dire Cantet.
Arriva il minuto numero 100 di questa unica
location della terrazzina con gli infiniti
discorsi degli amici. Qui, Amadeo, il figliol
prodigo, pronuncia una frase che ha un suo peso.
E dice agli amici: "Sono tornato perchè ho
capito che solo qui a Cuba e all'Avana posso
ritornare a trovare l'ispirazione per scrivere."
Bene finalmente una buona e positiva notizia.
Con un pò d’ingenuità lo spettatore può pensare
che almeno nell'ultimo minuto finalmente la
compagnia scenda in strada, passeggi un pò sul
lungomare, incroci qualcuno: la notte è finita.
Naturalmente il film termina senza nessun'altra
scene diversa da quella dell'eterna solitaria
terrazza. Il perchè è ovvio. I miti cubani
devono risultare delusi e tramontati. Ora devo
aggiungere un'ultima notazione ambientale non
secondaria. La casa scelta per il film è nella
zona al confine tra i due municipi habaneri, il
Centro Avana e il Vedado, circa dove la calle
San Lazaro confluisce vicino al lungomare a 150
metri dal grattacielo dell'ospedale Hermanos
Almejeiras, e a 200 metri da dove comincia La
Rampa, l'inizio della lunga calle 23 che sale
dal lungomare, verso l'hotel Habana Libre.
Poichè conosco come le mie tasche quelle zone
dell''Avana, so che vicino alla casa della
desolata terrazza del film, ci sono strade con
negozi, farmacie, supermercati e mercatini di
artigianato, vetrine, bar, ristoranti, alberghi,
caffetterie con l'orchestrina dal vivo. Anche
due cinema, La Rampa e il Yara e addirittura un
jazz club, La Zorra y el Cuervo (La volpe e il
corvo.).
È proprio per questo intorno vivo e vivace che
quella "volpe" di Cantet non vuol far uscire
dalla terrazza solitaria i suoi cinque
protagonisti. Li vuole ben isolati, rancorosi o
rassegnati, sono dei quasi sessantenni
stradelusi dalla storia di Cuba e dalla fine,
secondo loro, degli ideali rivoluzionari, che
sono stati un mito mondiale per interi popoli.
Scendano in strada e si uniscano alla gente, ai
giovani e ai turisti stranieri che affollano le
vie dell'Avana. Ma no. Il film è a tesi, la
storia è a tesi preconfezionata, il film è
teatrale, il film è riservato a interpreti
solisti ,il film è anticubano e dedicato ai
pubblici occidentali conservatori e moderati.
El pueblo cubano se encuentra en otros lugares,
afuera de esta película.
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