Prigionieri Politici dell'Impero| MIAMI 5 

     

C u b a

                                    L'Avana. 5 Marzo 2014

 

Libertà  vuol dire Patria

L’esclamazione di Fidel, dopo il sabotaggio della nave  francese La Coubre, il 5 marzo del 1960.

Amaya Saborit Alfonso

"E così salutando i morti di oggi, questi soldati e questi operai, non ho altra idea per dire addio, se non l’idea che è simbolo di questa lotta e simbolo di quello che è oggi il nostro popolo. Riposate insieme in pace, insieme operai e soldati, insieme nelle tombe come avete lottato insieme, come moriremo insieme e come insieme siamo disposti a morire!”  Fidel Castro Ruz

La mattina trascorreva con apparente tranquillità e nessuno avrebbe potuto sospettare che nel pomeriggio di quello stesso giorno nel porto de L’Avana sarebbe avvenuto il più grande sabotaggio terrorista di quei tempi. Era il 4 marzo del 1960, quando improvvisamente esplose la nave francese  "La Coubre".

La Rivoluzione era nel mezzo di un periodo di avanzata e si stavano facendo solo i primi passi del programma di liberazione nazionale. Era stata approvata la Legge di Riforma Agraria, erano stati diminuiti gli affitti, il costo della corrente elettrica e del telefono, ed erano stati confiscati i beni sottratti illegalmente.

La Direzione rivoluzionari però doveva aumentare gli sforzi per rifornirsi di armi per la difesa del popolo, considerando gli attentati e le aggressioni a cui era sottoposta l’Isola.

L’arrivo della nave francese carica di tonnellate di granate anticarro e munizioni per fucili  FAL, provenienti dal Belgio, contrariava le pressioni esercitate dagli Stati Uniti sulle altre nazioni per impedire la vendita di armi a Cuba.

Il governo nordamericano pretendeva  che il popolo e la Rivoluzione restassero indifesi.

Alle 3:10 del pomeriggio, mentre si scaricavano le armi, avvenne un’esplosione che provocò quasi cento morti e una cifra molto più alta di feriti. Corpi bruciati, membra sparse, sangue e orrore furono il risultato dell’azione.

Molte persone osservarono l’avanzata di Fidel verso il luogo dei fatti e come coloro che lo accompagnavano riuscirono a fermarlo. Inoltre apprezzarono l’atteggiamento fermo e immediato del comandante Ernesto Che Guevara, che si avventurava sul molo e la rapida apparizione di  Raúl, Almeida, del presidente Osvaldo Dorticós, Ramiro Valdés, Efigenio Ameijeiras e altri alti dirigenti.

Inoltre membri del Corpo dei Pompieri, della Croce Rossa e dell’Esercito Ribelle, miliziani, la polizia e il popolo tuttom giunsero  immediatamente per aiutare.

Come disse Fidel il giorno del funerale :“Il popolo non si è spaventato per l’esplosione, il popolo è avanzato verso l’esplosione (...) Il popolo non si è riempito di paura, ma si è riempito di valore(...)".

Fu allora che dopo un intervallo di soli 30 minuti nel momento in cui centinaia di persone aiutavano a soccorrere i feriti, una seconda esplosione provocò una sequela maggiore di distruzione e di morte.

Il 5 marzo divenne un altro giorno marcato dal dolore e dalle lacrime.

Il commiato dalle vittime nel pomeriggio acquistò una grandezza incalcolabile.

L’Avenida 23 sino al cimitero era piena di fiori. Migliaia di persone colmavano le strade, i marciapiedi e i balconi, offrendo in omaggio solidarietà e consolazione.

Quel giorno, quel giorno di tensione nel quale i nostri leaders e tutto il popolo cubano soffersero una delle perdite più grandi e intense sino a quel momento, Fidel segnalò gli aggressori e riaffermò la nostra eterna volontà di vincere o morire.    

“E non solo sapremo resistere a qualsiasi aggressione, ma sapremo vincere qualsiasi aggressione anche se nuovamente non avessimo altra scelta come quella con cui abbiamo iniziato la lotta rivoluzionaria, quella di libertà o la morte. Solo che adesso libertà vuol dire anche di più, libertà vuol dire Patria e la nostra decisione è Patria o Morte!”

A 54 anni da quel crimine, la cui informazione resta sempre segreta nelle mani del governo nordamericano - e s’intuisce con assoluta certezza che fu organizzato dalla CIA- il popolo cubano continua a dimostrare molto chiaramente di cosa è fatto, che la sua parola d’ordine è solo una e che è disposto a mantenere, costi quello che costi, la libertà della sua Patria.

Tutte le citazioni sono prese dalle parole del Comandante in Capo Fidel Castro Ruz, durante gli onori funebri delle vittime del esplosione della nave "La Coubre", nel Cimitero di Colón, il 5 marzo del 1960. ( Traduzione Granma Int.)
 

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