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Libertà vuol dire Patria
L’esclamazione di Fidel, dopo il
sabotaggio della nave francese La Coubre, il 5
marzo del 1960.
Amaya Saborit
Alfonso
"E così salutando i morti di oggi, questi
soldati e questi operai, non ho altra idea per
dire addio, se non l’idea che è simbolo di
questa lotta e simbolo di quello che è oggi il
nostro popolo. Riposate insieme in pace, insieme
operai e soldati, insieme nelle tombe come avete
lottato insieme, come moriremo insieme e come
insieme siamo disposti a morire!” Fidel Castro
Ruz
La mattina trascorreva con apparente
tranquillità e nessuno avrebbe potuto sospettare
che nel pomeriggio di quello stesso giorno nel
porto de L’Avana sarebbe avvenuto il più grande
sabotaggio terrorista di quei tempi. Era il 4
marzo del 1960, quando improvvisamente esplose
la nave francese "La Coubre".

La Rivoluzione era nel mezzo di un periodo di
avanzata e si stavano facendo solo i primi passi
del programma di liberazione nazionale. Era
stata approvata la Legge di Riforma Agraria,
erano stati diminuiti gli affitti, il costo
della corrente elettrica e del telefono, ed
erano stati confiscati i beni sottratti
illegalmente.
La Direzione rivoluzionari però doveva aumentare
gli sforzi per rifornirsi di armi per la difesa
del popolo, considerando gli attentati e le
aggressioni a cui era sottoposta l’Isola.
L’arrivo della nave francese carica di
tonnellate di granate anticarro e munizioni per
fucili FAL, provenienti dal Belgio, contrariava
le pressioni esercitate dagli Stati Uniti sulle
altre nazioni per impedire la vendita di armi a
Cuba.
Il governo nordamericano pretendeva che il
popolo e la Rivoluzione restassero indifesi.
Alle 3:10 del pomeriggio, mentre si scaricavano
le armi, avvenne un’esplosione che provocò quasi
cento morti e una cifra molto più alta di
feriti. Corpi bruciati, membra sparse, sangue e
orrore furono il risultato dell’azione.
Molte persone osservarono l’avanzata di Fidel
verso il luogo dei fatti e come coloro che lo
accompagnavano riuscirono a fermarlo. Inoltre
apprezzarono l’atteggiamento fermo e immediato
del comandante Ernesto Che Guevara, che si
avventurava sul molo e la rapida apparizione di
Raúl, Almeida, del presidente Osvaldo
Dorticós, Ramiro Valdés, Efigenio Ameijeiras e
altri alti dirigenti.
Inoltre membri del Corpo dei Pompieri, della
Croce Rossa e dell’Esercito Ribelle, miliziani,
la polizia e il popolo tuttom giunsero
immediatamente per aiutare.
Come disse Fidel il giorno del funerale :“Il
popolo non si è spaventato per l’esplosione, il
popolo è avanzato verso l’esplosione (...) Il
popolo non si è riempito di paura, ma si è
riempito di valore(...)".
Fu allora che dopo un intervallo di soli 30
minuti nel momento in cui centinaia di persone
aiutavano a soccorrere i feriti, una seconda
esplosione provocò una sequela maggiore di
distruzione e di morte.
Il 5 marzo divenne un altro giorno marcato dal
dolore e dalle lacrime.
Il commiato dalle vittime nel pomeriggio
acquistò una grandezza incalcolabile.
L’Avenida 23 sino al cimitero era piena di
fiori. Migliaia di persone colmavano le strade,
i marciapiedi e i balconi, offrendo in omaggio
solidarietà e consolazione.
Quel giorno, quel giorno di tensione nel quale i
nostri leaders e tutto il popolo cubano
soffersero una delle perdite più grandi e
intense sino a quel momento, Fidel segnalò gli
aggressori e riaffermò la nostra eterna volontà
di vincere o morire.
“E non solo sapremo resistere a qualsiasi
aggressione, ma sapremo vincere qualsiasi
aggressione anche se nuovamente non avessimo
altra scelta come quella con cui abbiamo
iniziato la lotta rivoluzionaria, quella di
libertà o la morte. Solo che adesso libertà vuol
dire anche di più, libertà vuol dire Patria e la
nostra decisione è Patria o Morte!”
A 54 anni da quel crimine, la cui informazione
resta sempre segreta nelle mani del governo
nordamericano - e s’intuisce con assoluta
certezza che fu organizzato dalla CIA- il popolo
cubano continua a dimostrare molto chiaramente
di cosa è fatto, che la sua parola d’ordine è
solo una e che è disposto a mantenere, costi
quello che costi, la libertà della sua Patria.
Tutte le citazioni sono prese dalle parole del
Comandante in Capo Fidel Castro Ruz, durante gli
onori funebri delle vittime del esplosione della
nave "La Coubre", nel Cimitero di Colón, il 5
marzo del 1960. ( Traduzione Granma Int.)
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