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                                    L'Avana. 2 Luglio 2014

 

Il passaggio di Google a L’Avana

Granma - Foto Internet

Il presidente esecutivo del gigante d’Internet si è sommato alle voci che reclamano l’eliminazione del blocco dall’interno degli Stati Uniti.

Questo cartello in cui si legge: Questo prodotto non è disponibile per il suo paese, appare quando si tenta d’accedere da Cuba ad alcuni servizi di Google.

La notizia non avrebbe nulla di sorprendente in qualsiasi altro paese dell’emisfero.

Ma la recente visita a Cuba di quattro alti dirigenti i Google tra i quali il presidente esecutivo, Eric Schmidt— ha avuto un effetto virale nella rete.

E chissà forse non è  per caso che personalità come queste siano arrivate in uno dei pochi paesi del mondo in cui non si può accedere a buona parte dei servizi di questo gigante d’Internet, la cui sede è a Mountain View, in California, e che è quindi  sottoposto a ingiuste leggi del blocco statunitense contro Cuba.

Dal territorio nazionale è impossibile utilizzare piattaforme come Google Analytics, uno degli strumenti principali per il controllo delle pagine web, nè si può scaricare il famoso navigatore Chrome, tra  vari prodotti della compagnia.

I cubani non possono nemmeno scaricare liberamente i milioni di applicazioni che esistono ufficialmente nel sistema operativo Android, uno dei più moderni nel nuovo mondo dei telefoni intelligenti che si vedono sempre più in Cuba.

I media della stampa che hanno riferito la visita dei Google a Cuba, non hanno scritto che  questi dirigenti hanno tentato di accedere ad alcuni di questi servizi. 

Schmidt non ha parlato del tema in un post che ha scritto, nel suo profilo della rete sociale Google+  e sulla sua  visita a Cuba in compagnia di Jared Cohen, Brett Perlmutter e Dan Keyserling.

Ha raccontato le sue impressioni sul popolo cubano, che ha definito “moderno e molto ben istruito”.  I due più grandi successi della Rivoluzione, come loro la chiamano, è l’assistenza totale di salute gratuita per tutti i cittadini e con buoni medici e la chiara maggioranza di donne al potere esecutivo e a livello d’impresa nel paese”, ha scritto.

Il presidente di Google ha criticato l’irrazionale limitazione imposta dall’Ufficio di Controllo degli Attivi  Stranieri ( OFAC) , del Dipartimento del Tesoro,  incaricato di rilasciare le licenze per qualsiasi transazione con Cuba.

Schmidt si è unito al sempre più numeroso numero di voci all’interno degli Stati Uniti che domandano la fine del blocco contro Cuba.

“L’embargo ora codificato nella Legge Helms Burton del 1996, definisce tutto per gli USA e  Cuba (i cubani lo chiamano blocco e un manifesto lo descrive come genocidio)”, ha aggiunto.

“Questi politici sfidano il senso comune : ci sono decine di paesi che definiamo nostri alleati, dove viaggiamo liberamente, ma che rappresentano minacce e preoccupazioni decisamente peggiori per gli USA, che non Cuba da più di un decennio. I cubani credono che questa sia in gran misura una questione di politica interna della Florida e che la gioventù cubano-americana appoggia la normalizzazione delle relazioni con la comunità degli affari degli USA. I due paesi devono fare una cosa difficile da realizzare politicamente, ma ne varrà la pena”, ha concluso, dopo aver richiamato gli Stati Uniti a superare la loro storia e ad eliminare il blocco.

Per il momento, da questo giornale -Granma -abbiamo tentato d’accedere ai servizi citati da Google, ma è sempre apparso lì il cartello: Questo prodotto non è disponibile per il suo paese”.  (Traduzione GM - Granma Int.)
 

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