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                                    L'Avana. 1 Luglio 2014

 

Lodato il lavoro di Cuba per i rifugiati

Nuriem De Armas

“Il lavoro dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati - ACNUR -  in Cuba, è appoggiato dalla solidarietà di questa nazione”, ha segnalato il rappresentante regionale di questa organizzazione, Fernando Protti, di recente.

“Poche volte nel mondo si parla dei 51 milioni di rifugiati, circa cinque volte tutta la popolazione cubana”, ha commentato Protti conversando nella sede dell’Associazione cubana delle Nazioni Unite in occasione dei 25 anni  dal lacerazione dell’ufficio di ACNUR nell’Isola e in coincidenza con il Giorno Internazionale del Rifugiato.

“Il lavoro di ACNUR è umanitario, senza colori politici, razza o religione”, ha sottolineato Protti, segnalando che è necessario combattere le cause strutturali che provocano lo sfollamento forzato delle persone e  per far terminare la sofferenza che rappresenta la condizione di rifugiato.

Alberto de Aragón, coordinatore di Acnur in Cuba ha segnalato che sino ad pggi sono stati assistiti nell’Isola 11.000 rifugiati di 35 nazioni e di questi 8.000 hanno ricevuto appoggio per ritornare nei loro paesi, ed altri sono stati destinati in terzi paesi.

Aragón ha sottolineato,  tra i momenti  più importanti nel lavoro dell’ufficio cubano, il rimpatrio  in Namibia di 1.473 giovani che studiavano a Cuba nel 1989, dopo l’indipendenza di questa nazione africana.

Tra il  1991 e il 1994, l’arrivo nella zona orientale dell’Isola di 4550 haitiani dopo il colpo militare che allontanò a forza il presidente Jean Bertrand Aristide,  fu un fatto significativo per l’operativo messo in moto per la protezione e l’assistenza umanitaria.

Vanno segnalate le scuole internazionali nell’isola della Gioventù, dove sono stati educati bambini e giovani di Namibia,  Angola, Saharaui, Sudan, tra i tanti.

Nel  2014,  384 persone di otto nazionalità sono registrate come rifugiati e il 93%  ha borse di studio del Governo, soprattutto per le università.

Dal 1966 e sino ad oggi arrivano a Cuba, in forma spontanea e come turisti molte persone che cercano protezione internazionale.

Anche se Cuba non ha firmato trattati sui rifugiati e non ha una politica d’integrazione locale per trattare queste persone, più di  300 rifugiati godono di protezione provvisoria, con acceso ai servizi di salute e di educazione, prima d’incontrare soluzioni durature per la loro ubicazione. (Traduzione GM – Granma Int.)
 

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