PROGETTO DELL’INTERVENTO DEL CAPO DELLA
DELEGAZIONE CUBANA, ECCELLENTISSIMO SIGNORE JOSÉ RAMÓN MACHADO
VENTURA ALLA CONFERENZA D’ALTO LIVELLO SULLA "SICUREZZA ALIMENTARE
MONDIALE:
LE SFIDE DEL CAMBIO CLIMATICO E LA BIOENERGIA. MISURE RICHIESTE
PER OTTENERE LA SICUREZZA ALIMENTARE MONDIALE.
VERSIONE DEL 23 MAGGIO 2008
Signor Presidente,
In questa stessa sede, dodici anni fa, la comunità internazionale
decise di debellare la fame nel mondo. Si stabilì allora
l’obbiettivo di dimezzare il numero delle persone denutrite entro il
2015. Quella meta, timida ed insufficiente, oggi sembrerebbe una
chimera.
La crisi alimentare mondiale non è un fenomeno circostanziale. La
gravità delle sue recenti manifestazioni, in un mondo che produce
sufficienti alimenti per tutti, è un chiaro riflesso della sua
natura sistemica e strutturale.
La fame e la denutrizione sono conseguenze di un ordine economico
internazionale che sostiene e incrementa la povertà, la
disuguaglianza e l’ingiustizia.
I paesi del Nord hanno un’indiscutibile responsabilità per la
fame e la denutrizione di 854 milioni di persone. Hanno imposto la
liberalizzazione commerciale tra protagonisti chiaramente disuguali
e le ricette finanziarie d’adeguamento strutturale. Hanno provocato
la rovina di molti piccoli produttori del Sud ed hanno trasformato
in importatori assoluti d’alimenti paesi che prima erano
autosufficienti e perfino li esportavano.
I governi dei paesi sviluppati si rifiutano d’eliminare le
scandalose sovvenzioni agricole, mentre impongono le loro regole al
commercio internazionale. Le loro voraci transnazionali stabiliscono
i prezzi, monopolizzano le tecnologie, impongono ingiuste
certificazioni e manipolano i canali di distribuzione, le fonti di
finanziamento, il commercio e gli input per la produzione alimentare
mondiale. Controllano, inoltre, i trasporti, la ricerca scientifica,
i fondi genetici e la produzione di fertilizzanti e pesticidi.
La cosa peggiore è che se tutto prosegue come è stato fino ad
oggi, la situazione diventerà ancora più grave. I modelli di
produzione e consumo dei paesi sviluppati accelerano il cambio
climatico, che minaccia la stessa esistenza dell’umanità. È
necessario cambiarli. L’irrazionale pretesa di perpetuare questo
funesto consumismo, ha spinto la sinistra strategia di trasformare
le granaglie ed i cereali in combustibili.
Durante il Vertice dell’Avana, noi Paesi Non Allineati, abbiamo
invitato a creare un mondo pacifico e prospero, ed un ordine
mondiale giusto ed equo. Questa è l’unica strada per raggiungere una
vera soluzione della crisi alimentare.
L’alimentazione è un diritto umano inalienabile. Su iniziativa di
Cuba, dal 1997 è stato così riconfermato dalle risoluzioni in
seguito adottate nell’ex Commissione dei Diritti Umani,
successivamente nel Consiglio, e dall’Assemblea Generale delle
Nazioni Unite. Il nostro paese, in rappresentanza dei paesi non
allineati e con il sostegno d’oltre due terzi dei membri delle
Nazioni Unite, ha promosso inoltre la convocazione della settima
sessione straordinaria del Consiglio dei Diritti Umani, che ha
appena richiesto l’adozione di concrete misure per la soluzione
della crisi alimentare globale.
La fame e la denutrizione non possono essere debellate adottando
dei palliativi. Nemmeno con donazioni simboliche che, siamo onesti,
non copriranno i bisogni, né saranno sostenibili.
Si richiede per lo meno di ricostruire e sviluppare la produzione
agricola dei paesi del Sud. I paesi sviluppati possiedono risorse in
abbondanza per questo. Ciò che è necessario, è la volontà politica
dei loro governi.
Se le spese militari annuali della NATO, venissero ridotte
solamente del 10%, si sbloccherebbero quasi 100 miliardi di dollari.
Se si cancellasse il debito estero dei paesi in via di sviluppo,
che abbiamo pagato ormai più di una volta, i paesi del Sud
disporrebbero dei 345 miliardi di dollari annuali, destinati oggi a
suo favore.
Se i paesi sviluppati mantenessero il loro impegni di destinare
lo 0.7 % del loro Prodotto Interno Lordo all’Assistenza Ufficiale
allo Sviluppo, noi paesi del Sud disporremmo almeno di ulteriori 130
miliardi di dollari all’anno.
Se si destinasse alla produzione alimentare solamente un quarto
della somma che ogni anno si spreca nella pubblicità commerciale,
quasi 250 miliardi di dollari potrebbero essere destinati a
combattere la fame e la denutrizione.
Se si destinasse allo sviluppo agricolo e zootecnico nel Sud, la
somma utilizzata per le sovvenzioni agricole nel Nord, i nostri
paesi disporrebbero di circa un miliardo di dollari al giorno da
investire nella produzione alimentare.
Signor Presidente,
Questo è il messaggio di Cuba, ferocemente bloccata, però ferma
nei suoi principi e nell’unità del suo popolo: sì, è possibile
affrontare con successo questa crisi alimentare, ma bisogna andare
alla radice del problema, affrontare le sue cause profonde e
rifiutare la demagogia, l’ipocrisia e le false promesse.
Concludo ricordando le parole di Fidel Castro davanti
all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, a New York, nell’ottobre
del 1979:
Il rumore delle armi, del linguaggio minaccioso, della prepotenza
sulla scena internazionale, deve cessare. Basta ormai con
l’illusione che i problemi del mondo si possano risolvere con le
armi nucleari. Le bombe potranno uccidere gli affamati, gli ammalati,
gli ignoranti, però non possono uccidere la fame, le malattie,
l’ignoranza."
Molte grazie