Prigionieri Politici dell'Impero| MIAMI 5 

     

C u b a

                                    L'Avana. 28 Ottobre 2014

 

Camilo Cienfuegos: la forza e la passione del suo pensiero  rivoluzionario

Il Signore dell’Avanguardia fu molto più che un capo militare che si distingueva nei combattimenti. Fidel, i suoi fratelli di lotta e il popolo cubano sapevano che assieme al suo coraggio di guerrigliero e al suo carisma personale c’erano la maturità e la forza delle sue idee.

Eugenio Suarez Pérez - Acela Caner Román

L’immagine del leggendario Comandante Camilo Cienfuegos Gorriarán è ben conosciuta tra il popolo cubano. La sua vita e la sua opera si studiano nei testi scolatici, nella Storia di Cuba, e in questi  s’insiste sulla sua condizione di  partecipante alla spedizione del Granma, sulle sue missioni all’avanguardia delle prime forze dell’Esercito Ribelle, sul suo ruolo,  quando divenne uno dei primi a combattere nel piano, sui suoi compiti nella vittoria strategica contro l’offensiva nemica, nell’estate del 1958, e sulla sua guida al comando della colonna Antonio Maceo nell’Invasione a Occidente e, ovviamente, delle azioni per prendere  Yaguajay nei giorni finali della guerra.

Il Comandante Ernesto Che Guevara, evocando Camilo nel quinto anniversario della sua scomparsa disse: “ Quello che per noi -  quelli che ricordiamo Camilo come una cosa,  come un essere vivo – fu sempre maggiormente attraente, fu quello che attraeva anche tutto il popolo di Cuba, era il suo modo d’essere, il suo carattere, la sua allegria, la sua franchezza, la sua disposizione in ogni momento d’offrire la sua vita, correre i pericoli più grandi con una totale naturalezza, con una completa semplicità, senza la minima ostentazione del valore, della sapienza, essendo sempre il compagno di tutti, e anche se era già terminata la guerra, era indiscutibilmente il più brillante di tutti i guerriglieri”.

E reiterando la sua ammirazione per il compagno scomparso, il Che aggiunse: “Quel ‘vado bene?’ di Fidel, quando lo chiese a Camilo  nella Citta Militare, nei primi giorni  o il primo giorno del suo arrivo a L’Avana, non significa che Camilo era casualmente al suo fianco, non significa che fu una domanda casuale, ma era la domanda fatta ad un uomo che meritava la totale fiducia di Fidel, per il quale provava come forse nessuno di noi, una fiducia e una fede assolute”.

Più che un capo militare che spiccava, il Signore dell’Avanguardia -come lo chiamò il Che - fu molto più di un capo militare che si distingueva nei combattimenti.  

Fidel, i suoi fratelli di lotta e il popolo cubano sapevano che, unito al suo valore come guerrigliero e al suo carisma personale, c’erano la maturità e la forza di un pensiero genuinamente rivoluzionario.

Camilo Cienfuegos  visse solo 301 giorni dopo il 1º  del 1959, ma la sua passione rivoluzionaria fu così grande che in questi 55 anni è stato ispirazione e forza dell’opera della Rivoluzione.

Dopo il trionfo rivoluzionario, l’attività di Camilo fu decisiva per rinforzare l’Esercito Ribelle, unire le volontà del popolo, unire le forze in appoggio alle leggi e alle misure della Rivoluzione, appoggiando il suo leader e per riaffermare definitivamente la presa del potere politico. Il suo continuo combattere nel breve tempo che visse nella patria liberata, ha marcato i cubani.

Nei primi giorni del trionfo, Camilo confessò:

“ Sono andato alla Rivoluzione perchè sapevo, ero molto cosciente che Cuba necessitava una Rivoluzione come questa, che Cuba necessitava non solamente la caduta del dittatore, ma che Cuba necessitava questa Rivoluzione che abbiamo oggi, perchè in Cuba un giorno ci sia giustizia sociale e perchè un giorno, che è questo che oggi stiamo vivendo, il popolo di Cuba viva con pieni diritti, e i cittadini di questa terra nostra non siano gli  uomini abusati, gli uomini sempre sfruttati”.

Il popolo in uniforme

Le sue idee per la preparazione dell’esercito della Rivoluzione si scoprono quando afferma: “ La morale che ci ha portato al trionfo, la volontà che non ci è mancata nella lotta, l’ottimismo che ci ha stimolato nei momenti più difficili e gli ideali che hanno alimentato la guerra, sono elementi che useremo nella preparazione del nostro esercito, che è già tecnicamente ristrutturato, per garantire la sicurezza del popolo, e la sua preparazione influirà nella vita nazionale”.

Camilo sviluppò un intenso lavoro di chiarimento sull’Esercito Ribelle e la Rivoluzione cubana. Lui pronosticò il ruolo delle forze armate. Per questo stimolò la preparazione dei suoi membri e seppe prendere una scorciatoia con risposte sicure a determinate forze reazionarie che tentavano di confondere il popolo:

“Coloro che sperano che noi ci si dedichi alle caserme, sappiano che noi, gli uomini che vestiamo l’uniforme verde olivo della Rivoluzione, intendiamo che i lavori e i sacrifici non sono terminati il 1º gennaio, ma al contrario, che i sacrifici e i lavori per noi sono cominciati il Primo Gennaio”.

Il Signore dell’Vanguardia espose chiaramente il vero carattere delle Forze Armate  Rivoluzionarie e le funzioni che questa istituzione avrebbe seguito, differenziandola dagli eserciti precedenti.

“Questo –disse - è un esercito politico, e che s’intenda bene la parola politica, non la politica miserabile, la politica sporca, la politica meschina fatta in Cuba per più di 50 anni. Questo è un esercito idealista (di ideali),  che veglierà sugli interessi del popolo, che si metterà dove  si dovrà mettere, per evitare che l’immoralità, la scostumatezza, l’insolenza e il disonore cadano su tutti”.

Reiterando la sua convinzione che l’Esercito Ribelle era formato da uomini in uniforme usciti dal popolo, definì la vera essenza di questo esercito, capace di cambiare i suoi fucili con zappe per lavorare la terra.

“Siamo disposti, con la stessa uniforme, ad arare se sarà necessario, perchè Cuba cresca, perchè Cuba fiorisca, per far sì che la Riforma Agraria sia un fatto positivo, un esempio per i paesi fratelli, per uscire dalla miseria che abbiamo vissuto per più di cinquant’anni”.

L’unità, il cammino per le nuove vittorie

Lo studio del pensiero di Camilo permette  di confermare che i suoi maggiori sforzi erano incamminati a rinforzare l’unità di tutte le forze rivoluzionarie, soprattutto tra i membri dell’Esercito Ribelle e il popolo, con il fine d’assicurare la vittoria.

E lo espresse quando disse: “Gia non esistono  gruppi nell’Esercito Rivoluzionario, dobbiamo dimenticarci che apparteniamo a differenti fronti di battaglia, a distinte colonne e sotto il comando di distinti comandanti. Attualmente apparteniamo all’Esercito della Repubblica con un solo fronte, Cuba, e con una sola bandiera, la cubana”.

“(…) Tutti gli operai, tutti i lavoratori , tutte le diverse parti del popolo devono unirsi ogni giorno di più. È l’unità il trionfo. Nell’unità c’è il vero consolidamento della Rivoluzione e della libertà che oggi godiamo”.

Con le sue parole convocava sempre ad appoggiare la Rivoluzione e a unirsi in questo impegno, con la convinzione che questo popolo non si può dividere (…)

Come un fedele seguace di José Martí, chiamò  tutti i cubani a farsi guidare dal pensiero martiano:“Questo pensiero e queste idee martiane,  che sono quelle che hanno tracciato il cammino  per lanciarci in armi, queste idee che sono quelle che stanno dettando le leggi rivoluzionarie a favore del popolo”.

Fratelli in una causa comune

Camilo definì molto chiaramente che ci sono solo due campi in queste nostre terre, ci sono solamente due posizioni, ci sono solamente due strade: “Stiamo con la Rivoluzione o stiamo contro la Rivoluzione. E sappiamo che il popolo cubano sta con la Rivoluzione”.

I suoi concetti sulla difesa armata della Rivoluzione coincidevano pienamente con quelli di Fidel e Raúl. Per questo Camilo dedicò grandi sforzi all’idea di armare il popolo, e quel  pensiero si rivela con queste parole: “Il lavoratore vuole armi e noi, l’Esercito, daremo queste armi ai lavoratori. Armi contro i nemici di Cuba”.

“Gli operai vogliono istruzione militare e noi daremo a questi operai l’istruzione militare.  La daremo perchè il popolo e i lavoratori sono uguali ai soldati del nostro esercito. Perchè tutti siamo qui per difendere la causa comune”.

Inoltre intuì la disposizione del popolo di difendere la Rivoluzione, prevedendo che sarebbe accaduto il giorno in cui i nemici tentassero d’invadere Cuba.

“Noi sappiamo che questo giorno arriverà, e tutto il popolo con noi difenderà la Rivoluzione. Sapremo scavare nella stessa sabbia in cui sbarcheranno, le tombe dei mercenari che cercheranno di strapparci questa bella libertà che oggi vive la Repubblica libera di Cuba”. 

Vincere o morire

Quando il traditore Huber Matos, come parte della campagna controrivoluzionaria, comminò la direzione della Rivoluzione, perchè dicesse sin dove sarebbe arrivata, Camilo nel suo discorso del 21 ottobre a Camagüey, accentuando il vero carattere del processo trionfante e qual’era la sua meta, s’incaricò di rispondergli:

“Non è necessario dire qui sin dove  Fidel Castro farà arrivare la Rivoluzione Cubana. Questa Rivoluzione andrà sino ai suoi limiti finali, questa Rivoluzione andrà sino alla sua meta tracciata, questa Rivoluzione come nei giorni della guerra ha sue sole strade, vincere o morire.  Perchè è bene che tutti i compagni sappiano che questa Rivoluzione non si fermerà di fronte a niente e  a nessuno. Sino a dove arriveremo, ci si chiede, e noi diciamo che con questa Rivoluzione arriveremo sino al finale  Andiamo a realizzare una vera giustizia sociale. Andiamo a togliere  i contadini e gli operai dalla miseria che li tiene sottomessi agli interessi mossi oggi dalle corde della controrivoluzione. La Rivoluzione cubana non si fermerà davanti a niente. Se dovremo arrivare alla luna con un nostro missile, la Rivoluzione Cubana andrà sino alla luna anche in un missile”.  

Segnalando che la Riforma Agraria non si sarebbe fermata anche se avessero mobilitato grandi interessi dentro e fuori dal paese, Camilo riafferma la sua fiducia nel capo rivoluzionario, quando segnala:

“Ci sono uomini come Fidel Castro, che rappresenta l’Esercito Ribelle, che rappresenta il popolo e che è seguito da tutti noi, che non faranno un passo indietro  in nessuna legge rivoluzionaria che significhi un passo avanti e il progresso per il popolo”.

Il 26 ottobre del 1959, due giorni prima della sua scomparsa fisica, Camilo Cienfuegos fissò la forza delle sue idee quando nelle sue ultime parole dichiarò:

“ E che i nemici della Rivoluzione non pensino che ci fermeremo; che i nemici della Rivoluzione non pensino che questo popolo si fermerà, che quelli che inviano gli aerei non pensino, che quelli che conducono gli aerei non pensino che ci metteremo in ginocchio e che abbasseremo le fronti. Ci metteremo in ginocchio una volta e una volta chineremo la fronte e sarà il giorno in cui giungeremo alla terra cubana che custodisce 20.000 cubani per dire loro :“Fratelli, la Rivoluzione è fatta, il vostro  sangue non è stato sparso invano!”  

Al termine, come desiderasse accomiatarsi dal suo capo, disse: “Avanti Fidel, che l’Esercito Ribelle sta con te!”  

(Traduzione Gioia Minuti).
 

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