Prigionieri Politici dell'Impero| MIAMI 5  

     

R I F L E S S I O N I   F I D E L

  L'Avana. 18 Gennaio 2010

 

LE RIFLESSIONI DEL COMPAGNO FIDEL
Haiti pone a prova lo spirito di cooperazione

Le notizie che giungono da Haiti riflettono il grande caos che ci si poteva aspettare nella situazione eccezionale creata dalla catastrofe.

Sorpresa, stupore e commozione nei primi istanti, desiderio di aiutare immediatamente dai più lontani angoli della Terra.

Cosa inviare e come farlo verso un angolo dei Caraibi, dalla Cina, dall’India, dal Vietnam e da altri punti situatati a decine di migliaia di chilometri?

La violenza del terremoto e la povertà del paese  generano nei primi istanti idee di necessità immaginarie, che danno luogo ad ogni tipo di promesse possibili, da inviare per qualsiasi via.

Noi cubani comprendiamo che la cosa più importante è, in questi istanti,  salvare vite umane, e per questo siamo allenati non solo di fronte a catastrofi come questa, ma anche contro altre catastrofi naturali  relazionate alla salute.  Lì cerano centinaia di dottori cubani, oltre ad un buon numero di giovani haitiani d’origine umile, divenuti professionisti della salute ben preparati, un compito che realizziamo cooperando da molti anni con questo fraterno e vicino paese.

Una parte dei nostri compatrioti erano in vacanza ed altri di’origine haitiana si specializzavano o studiavano in Cuba.

Il terremoto ha superato qualsiasi calcolo; le povere case di mattoni e fango di una città con quasi due milioni d’abitanti non potevano resistere e sono crollate; le installazioni del governo, molto più solide, interi  isolati di edifici sono crollati sugli abitanti che, a quell’ora già serale, erano in casa e sono stati sepolti sotto le rovine, vivi o morti.

Le strade piene di persone ferite che chiedevano aiuto.

La MINUSTAH, forza delle Nazioni Unite, il Governo e la Polizia sono restati senza  centri di comando. Nei primi istanti il compito di queste istituzioni, con migliaia di persone è stato sapere chi era ancora vivo e dove si trovava.

La decisione immediata dei nostri  abnegati medici che lavoravano ad Haiti, e dei giovani specialisti della sanità, laureati in Cuba, è stata di comunicare tra di loro, sapere come stavano e su cosa contavano per dare assistenza al popolo haitiano in quella tragedia.

Quelli che erano in vacanza a Cuba si sono immediatamente preparati a partire, così come i medici haitiani che si stanno specializzando nella nostra Patria.

Altri esperti cubani in chirurgia, che hanno compiuto difficili missioni, si sono offerti di partire con loro: basta dire che in meno di 24 ore i nostri medici avevano già assistito più di cento pazienti. Oggi 16 gennaio, a  soli tre giorni e mezzo dalla tragedia il numero delle persone  assistite era già di varie migliaia.

A mezzogiorno di oggi, sabato 16, la dirigenza della nostra brigata ha comunicato, tra l’altro, i dati seguenti:

“È davvero lodevole quello che stanno facendo i compagni; è opinione unanime che il Paquistan è diventato piccolo. Lì ci fu un altro terribile terremoto, dove lavorarono diversi medici cubani, In quel paese  si presentarono molte fratture  ed anche alcune vecchie  e mal consolidate, alcune persone schiacciate,  ma qui è stato superato l’immaginabile. Abbondanti mutilazioni. Le operazioni praticate vanno eseguite in pubblico. Qusta è l’immagine che avevamo di una guerra”.

“…l’ ospedale Delmas 33  sta già funzionando e dispone di tre sale operatorie con generatori elettrici, aree di consultazione, eccetera, ma è già assolutamente pieno...” 

 “…12 medici cileni si sono incorporati, uno è anestesista, ed inoltre ci sono otto dottori venezuelani e nove monache spagnole: si attende l’incorporazione da un momento all’altro di 18 spagnoli, ai quali la ONU e la Sanità Pubblica avevano consegnato l’ospedale, ma mancavano le risorse per le urgenze, che non erano arrivate, per cui hanno deciso di sommarsi a noi e cominciare  a lavorare d’immediato”...

“… 32 medici residente haitiani sono stati inviati qui e sei sono andati direttamente a Carrefour, un luogo completamente devastato. Inoltre sono giunti ieri  tre strumenti chirurgici”. 

“…stiamo operando nelle seguenti installazioni ospedaliere di Port au Prince:

Hospital La Renaissance.

Hospital del Seguro Social.

Hospital de la Paz.”

“…funzionano già quattro CDI (Centri di Diagnosi Integrale).”

Con queste informazioni si trasmette solo un’idea di quello che sta facendo ad Haiti il personale medico cubano , come gli specialisti di altri paesi che lavorano con loro, tra i primi che sono giunti in questa nazione.

Il nostro personale è disposto a cooperare e unire le sue forze a quelle di tutti gli specialisti della salute che sono stati inviati per salvare le vite di questo popolo fraterno.

Haiti potrebbe divenire un esempio di quello che l’umanità può fare per sè stessa: le possibilità ed i mezzi esistono, ma manca la volontà.

Quanto più si dilateranno le sepolture  e gli incenerimenti dei morti, la distribuzione degli alimenti e di altri prodotti vitali, tanto più aumenteranno i rischi di epidemie e violenze sociali.  

Ad Haiti si  metterà a prova quanto può durare lo spirito di cooperazione, prima che l’egoismo, il sciovinismo, gli interessi meschini e il disprezzo per altre nazioni, prevalgano.

Un cambio climatico minaccia  tutta l’umanità.

Il terremoto di Port au Prence, dopo tre sole settimane,  ricorda a tutti noi in che modo  egoista  e autosufficiente ci siamo comportati a Copenaghen.

I paesi osservano da vicino quello che sta accadendo in Haiti.

L’opinione mondiale ed i popoli saranno sempre più severi e implacabili nelle loro critiche! 

Fidel Castro Ruz

16 gennaio del 2010

Ore 19.46

(Traduzione Gioia Minuti)

STAMPARE QUESTO MATERIALE


Direttore Generale: Lázaro Barredo Medina / Direttore Editoriale: Oscar Sánchez Serra.
Granma Internacional Digital: http://www.granma.cu/
E-mail informacion@granmai.cip.cu

Spagnolo | Inglese | Francese | Portoghese | Tedesco
© Copyright. 1996-2010. Tutti i Diritti Riservati. Granma Internazionale / Digitale. Repubblica di Cuba

Subir