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Campagne mediatiche e terrorismo
di Stato contro Cuba:
“Il lupo perde il pelo, ma non
il vizio”
Associazione e rivista Nuestra America Vengono
alla luce elementi sempre più inquietanti sulle
“relazioni pericolose” tra Spagna, Svezia,
Messico e l’ultradestra di Miami, l’USAID e la
CIA, nei piani sovversivi degli Stati Uniti per
il “cambio di regime” a Cuba; mentre riaffiorano
ancora altre le prove del genocidio perpetrato
negli anni ’70 dai corpi speciali
appartenenti all’”Operazione Condor”,
finanziata, organizzata e diretta dalla CIA.
In risposta al terrorismo di Stato contro Cuba
socialista, continua l’attività politica di
solidarietà del Comitato Italiano Giustizia per
i 5 anche oggi 5 di Agosto nell’ambito della
campagna internazionale.
Il caso Payá. Lo scorso 22 luglio a Cuba un’auto
è uscita di strada e si è schiantata contro un
albero in un tratto della strada Las
Tunas-Bayamo. Nell’impatto sono morti Oswaldo
José Payá Sardiñas, fondatore
dell’anticastrista Movimento Cristiano di
Liberazione e premio Sacharov nel 2002, e Harold
Cepero Escalante, entrambi seduti nei sedili
posteriori; mentre hanno riportato ferite lievi
lo spagnolo Ángel Francisco Carromero Barrios,
alla guida del mezzo e lo svedese Jens Aron
Modig, seduto al suo fianco. La figlia di
Oswaldo Payá ha lanciato subito l’allarme ed ha
accusato il governo cubano di aver provocato la
morte del padre, facendo investire da un camion
l’auto su cui viaggiava. Immediatamente è
partita la campagna mediatica contro Cuba (più
di 900 articoli e più di 120.000 messaggi nella
rete) in cui si sono contraddistinti ovviamente
l’ultradestra anticastrista di Miami che ha
accusato Cuba di aver compiuto un assassinio
politico, Mitt Romney candidato repubblicano
alle prossime elezioni statunitensi, il
Dipartimento di Stato U.S.A. e il portavoce del
Presidente cileno che hanno reclamato con toni
duri “un’investigazione trasparente”.
Questa nuova calunnia contro il governo cubano è
stata rapidamente smontata dalla Nota
Informativa del Ministero dell’Interno,
pubblicata il 27 luglio, con le perizie tecniche
che hanno ricostruito la dinamica
dell’incidente automobilistico e con le
testimonianze irrefutabili di periti e
testimoni, inclusi i due stranieri che
viaggiavano con le due vittime, che hanno
ammesso di andare a velocità sostenuta, di non
aver notato i cartelli stradali del limite di
velocità e dei lavori in corso e che è stata la
brusca frenata la causa dell’uscita di strada
dell’auto. Chiarita la dinamica dell’incidente e
sgonfiata la calunniosa campagna mediatica, ci
sorgono spontanee alcune domande, su cui invece
hanno sorvolato gli attenti (a senso unico) mass
media internazionali.
Chi sono questi due stranieri?
E’ stato acclarato che i due in realtà non sono
dei semplici turisti, ma due politici
dell’ultra destra che stavano svolgendo
un’operazione di intelligence: Ángel Carromero
Barrios è il vicesegretario generale
dell’organizzazione spagnola Nuevas Generaciones
del Partido Popular, ispirata al falangismo;
mentre Jens Aron Modig è membro del Partito
Democratico Cristiano e presidente della Lega
della Gioventù Democratico Cristiana di Svezia
(KDU), destra anticomunista, legato a enti
nordamericani anti cubani come l’IRI Istituto
Repubblicano Internazionale e l’Istituto
Democratico Internazionale DNI, sovvenzionati
dall' Agenzia degli Stati Uniti per lo Sviluppo
Internazionale USAID e patrocinatori di varie
operazioni di destabilizzazione contro la
Rivoluzione cubana e contro altri governi non
allineati agli USA come Cuba, Bolivia, Ecuador e
Venezuela.
Che facevano realmente a Cuba i due uomini
politici europei, entrati come turisti? Che
legami avevano con le vittime e quali erano in
realtà gli obiettivi della loro visita? I due
europei sono arrivati a Cuba il 19 luglio come
turisti, ma, in realtà, violando il loro status
di immigrazione, per loro stessa ammissione,
erano coinvolti in attività politiche contro
l’ordine costituzionale. Lo svedese Modig in una
conferenza stampa dopo l’incidente ha
dichiarato che, su istruzioni del suo partito,
la sua visita a Cuba aveva tre scopi: 1° doveva
incontrare Oswaldo Payá per consegnargli 4.000
€; 2° doveva collaborare a costituire
un’organizzazione giovanile del Movimento
Cristiano di Liberazione; 3° accompagnare e
sostenere Payá in un giro per l’isola (Santiago
de Cuba doveva essere la destinazione del fatale
viaggio) per contattare gruppuscoli
controrivoluzionari di oppositori del governo.
Ha ammesso, inoltre, che nel suo paese simili
attività sono illegali.
Dietro tutta l’operazione, però, c’è Pablo
Casado Blanco - laureato presso l’Università di
Georgetown (Washington DC), vivaio della CIA,
dove si sono laureate varie “glorie”
dell’intelligence nordamericana - che aveva dato
istruzioni ben precise a Carromero di mettersi
in contatto con la spagnola Cayetana Muriel
Aguado, residente in Svezia e anche lei membro
del Partito Democratico Cristiano, dalla quale
ha ricevuto istruzioni e denaro da consegnare e
un cellulare programmato con i numeri necessari.
In seguito Corromero ha contattato Modig via
Facebook, dandogli appuntamento in un
ristorante madrileno.
Dopo l’incidente i due “turisti” hanno avuto
l’assistenza prima medica e poi consolare:
attualmente lo spagnolo Corromero è accusato di
omicidio per aver provocato la morte di due
cittadini cubani; mentre lo svedese, dopo aver
concesso la conferenza stampa, pur avendo
commesso attività illegali e pur avendo violato
così il suo status di immigrazione, è stato
autorizzato a rientrare nel suo paese. In
qualsiasi altro paese “democratico” l’operazione
di spionaggio sovversivo contro il proprio
governo costituzionale avrebbe avuto conseguenze
ben più pesanti.
Tra il 2009 e il 2012 il Dipartimento di Stato e
l’USAID hanno avuto un finanziamento di 75
milioni di dollari per programmi sovversivi
contro Cuba, nell’ambito della politica per il
“cambio di regime” perseguita dagli Stati Uniti
con il blocco politico, economico, finanziario,
con campagne mediatiche infamanti e con la
sovversione.
L’operazione appena svelata è solo l’ultima
delle tante organizzate da Miami e ora anche da
Madrid e da Stoccolma; infatti è stato appena
rivelato un altro programma sovversivo. La
televisione Cubavisión martedì scorso ha mandato
in onda il filmato delle ammissioni di quattro
cittadini messicani fermati nel mese di marzo e,
subito dopo, le registrazioni telefoniche tra
due controrivoluzionari.
Il caso degli 8 messicani reclutati da René
Bolio Hollarán del Partido de Acción Nacional
(PAN): Nel mese di marzo sono stati arrestati
nell’isola quattro messicani che hanno
confessato di far parte di un gruppo di otto
persone reclutate e assoldate da Miguel Ángel
Pateyro Hernández, uomo di René Bolio Hollarán,
ex Senatore supplente del Partido de Acción
Nacional (PAN), legato alla mafia della
Florida, per recarsi a Cuba come turisti e
compiere azioni sovversive di propaganda
anticastrista.
I giovani sono stati addestrati dagli
istruttori cubani residenti in Florida, Orlando
Gutiérrez Boronat e Jenisset Rivero, del
Directorio Democrático Cubano di Miami
(un’organizzazione di facciata della CIA) per
recarsi a Cuba durante la visita di Benedetto
XVI, incitare il popolo a protestare nelle
strade, occupare le chiese trasformandole da
luogo di culto in “centri di lotta”, distribuire
volantini incitanti alla rivolta e creare
disordini durante le attività del Papa,
gettando così discredito sul governo cubano.
Oltre a queste attività di provocazione di
piazza, i “turisti” messicani avrebbero dovuto
consegnare a Berta Soler una delle Damas de
Blanco, alla famosa Yoani Sánchez e al
provocatore Jorge Luis García Pérez, conosciuto
come Antúnez, dei soldi per sviluppare la
propaganda antigovernativa e del materiale,
sequestrato dalla polizia, come lap top,
cellulari, penne USB. Le intercettazioni
telefoniche tra Ibrahím Bosch del Partito
Repubblicano di Cuba a Miami e Vladimir
Calderón.
Le istruzioni per questa campagna sovversiva,
destinata a discreditare il governo cubano
durante la visita del Papa, sono arrivate anche
tramite altri canali. Cubavisión ha mandato in
onda una registrazione telefonica tra Ibrahím
Bosch del Partito Repubblicano di Cuba a Miami e
Vladimir Calderón, un mercenario che dietro
compenso stava occupando con altri cubani una
chiesa del L’Avana, da dove sono stati in
seguito costretti ad uscire dallo stesso
vescovo, perché il luogo destinato alla
preghiera non poteva essere trasformato in un
centro di sovversione, con la garanzia che
nessuno li avrebbe fermati.
Durante la telefonata, il Bosch si assicura che
siano tutti dentro, che non escano in attesa
dell’arrivo di altri “piloti”, che abbiano i
cellulari e i caricabatteria; per incoraggiare
Calderón, gli ricorda che si sta facendo questo
anche in Medio Oriente dove si occupano le
moschee e lo informa che ci sono 500 dollari per
lui e tutti gli altri, rassicurandolo che questo
è solo il primo invio di denaro. I più violenti
anticastristi cubani residenti in Florida
sognano di sovvertire Cuba e creare condizioni
per ripetere quello che è successo in Libia
prima e in Siria ora, per provocare un
intervento militare risolutivo. Il terrorismo di
stato USA contro la rivoluzione cubana.
Questi sono solo gli ultimi tentativi di
destabilizzazione del governo cubano, che ha
subito attacchi dagli Stati Uniti sin dai primi
mesi dopo la rivoluzione: nel marzo del 1959 l’
Agenda Segreta del Consiglio di Sicurezza degli
USA prevedeva di "portare al potere un altro
governo a Cuba".
Nel marzo del 1960 il presidente Eisenhower
approvò il "Programma di Azione Coperta contro
il Regime di Castro", proposto dal Dipartimento
di Stato e dalla CIA, che prevedeva la creazione
di un’opposizione al governo dentro e fuori
Cuba; lo sviluppo di mezzi di comunicazione di
massa per il popolo cubano, per una forte
offensiva propagandistica; la creazione a Cuba
di un'organizzazione segreta di investigazione
ed azione agli ordini dell'opposizione in
esilio; lo sviluppo di una forza paramilitare
fuori di Cuba per una futura azione
guerrigliera.
Parallelamente alle impressionanti e costose
misure di spionaggio, il governo statunitense
mise in atto anche misure di guerra economica,
con l’imposizione il 20 ottobre 1960 di un
blocco commerciale, economico e finanziario
contro Cuba, tutt’ora in vigore con durissime
conseguenze per la vita del popolo cubano e che
prevede anche pesanti sanzioni per i paesi
terzi che lo infrangano. Il blocco è stato per
ben 19 volte condannato dall’ONU che
nell'ottobre 2011 ha approvato con 187 voti
favorevoli e 2 contrari (Israele e Stati
Uniti), una mozione per chiedere agli Stati
Uniti (inutilmente) l’eliminazione del blocco.
Il presidente J.F. Kennedy autorizzò nel
febbraio 1961 un piano di intervento denominato
Operazione Zapata. L'azione iniziò con alcuni
bombardamenti aerei su piccola scala che resero
palese l'intento di procedere a un'invasione
che, in effetti, iniziò il 17 aprile 1961 con lo
sbarco nella Baia dei Porci, il cui clamoroso
fallimento è a tutti noto.
Da allora è stato perpetrato un numero
impressionante di attentati alla vita di Fidel
Castro e di atti terroristici, che hanno
raggiunto il culmine il 6 ottobre 1976 con
l’abbattimento di un aereo civile Cubana CU-455
che costò la vita a 73 passeggeri, tra cui i 24
membri della nazionale giovanile di scherma
cubana. Alcuni documenti della CIA resi pubblici
nel 2005 indicano che l'agenzia "ebbe
informazioni concrete, fin dal giugno 1976, di
progetti per un attentato aereo da parte di
gruppi terroristici cubani in esilio". Quattro
persone furono arrestate ed un processo ebbe
luogo in Venezuela: Freddy Lugo ed Hernan
Ricardo Lozano furono condannati a 20 anni di
prigione; Orlando Bosch fu assolto a causa di
errori tecnici nella presentazione dei capi
d'accusa, attualmente vive a Miami; mentre Luis
Posada Carriles fu detenuto per otto anni, ma
poi riuscì ad evadere.
Nonostante i due terroristi di origine cubana
Posada Carriles e Bosch Avila abbiano
implicitamente riconosciuto le loro
responsabilità in un’intervista al New York
Times, e il Miami Herald nell’introduzione ad
un’intervista a Posada Carriles lo abbia
definito “il noto sabotatore anticastrista,
maestro di travestimenti, addestrato dalla
CIA…un assassino”, entrambi hanno ricevuto
omaggi pubblici a Miami dal capo del Comitato
degli Affari Esteri della Camera dei
Rappresentanti degli Stati Uniti, Ileana
Ros-Lehtinen, la prima persona cubana ad
ottenere un posto al Congresso. Nel 1997 Posada
Carriles ha reclutato dei mercenari del Centro
America per collocare delle bombe negli alberghi
di L’Avana; in uno di questi attentati
terroristici ha perso la vita l’italiano Fabio
Di Celmo e molte persone sono rimaste ferite.
Anche per questo attentato Posada Carriles,
forte dell’impunità di cui godeva, ha avuto
l’audacia di dichiarare che l’italiano si è
trovato nel posto sbagliato nel momento
sbagliato.
Quando più tardi nel 2005 è rientrato negli
Stati Uniti, è stato fermato soltanto con
l'accusa di falso e di immigrazione clandestina,
senza nessuna accusa di terrorismo, nonostante
la richiesta di estradizione del Venezuela nei
confronti di Posada fuggito dal carcere
venezuelano dove scontava la condanna per
l’attentato all’aereo cubano.
Viene rilasciato in attesa di giudizio il 19
aprile 2007 e, dopo un processo farsa
conclusosi l’8 aprile 2011, è stato infine
assolto da tutte le accuse, a ulteriore
dimostrazione dell’appoggio e della protezione
che storicamente le autorità nordamericane gli
hanno garantito. Il paradosso è che mentre si
assolve Posada Carriles, malgrado le prove
presentate al processo degli atti terroristici
perpetrati, i cinque agenti cubani
dell’antiterrorismo rimangono ingiustamente
reclusi nelle prigioni nordamericane per aver
indagato e denunciato le azioni dei terroristi
d’origine cubana che, come Posada Carriles,
passeggiano impunemente per le strade di Miami.
Continua la campagna coordinata dal Comitato
Italiano Giustizia per i 5
Per tali ragioni anche in questi mesi del 2012,
è proseguita in tutto il paese con sempre
maggiore impulso e coinvolgendo settori
sociali, sindacali e delle comunità cristiane di
base, l’attività politica e culturale per
ottenere l’immediata giustizia per i 5 eroi
cubani, coordinata dal Comitato Italiano
Giustizia per i 5, che ha visto la costante
partecipazione dell’Associazione e Rivista
Nuestra America, del circolo di Italia-Cuba A.
Mella, della Rete dei Comunisti, insieme al
Laboratorio Europeo di Critica Sociale e Radio
Città Aperta. La campagna internazionale il 5
per i 5, si è sviluppata ogni mese in tutto il
territorio nazionale, e anche oggi il 5 di
Agosto rispondendo nuovamente all’appello del
Comitato Italiano Giustizia per i 5, molti
attivisti insieme ai due vicepresidenti, Forconi
e Vasapollo si sono dati appuntamento sul
litorale romano per continuare, anche negli
affollati luoghi di vacanza, la campagna di
lotta e di informazione su questo emblematico
caso di terrorismo di Stato attuato dal Governo
USA.
Nonostante la temperatura proibitiva, si sono
sfiorati i 40 gradi all’ombra, decine e decine
di cittadini e turisti anche stranieri si sono
raccolti intorno allo striscione che chiede la
liberazione dei 5, chiedendo notizie sulla
vicenda, dichiarando la solidarietà e in molti
hanno voluto testimoniare lo stupore per il
lavoro di informazione e di sensibilizzazione
svolto dai numerosi compagni presenti, incuranti
del calore impossibile. L’iniziativa che si è
svolta ad Ostia nello storico luogo di
villeggiatura dei cittadini romani, è
successivamente continuata con l’esposizione
dello striscione e volantinaggi davanti a varie
spiagge e stabilimenti, incontrando ovunque
simpatia e solidarietà, in altri tre luoghi
simbolo della villeggiatura del litorale
romano: Torvaianica, Anzio e Nettuno.
La doppiezza e la falsità degli Stati Uniti. Nei
volantini diffusi era spiegato molto chiaramente
che la doppia morale degli Stati Uniti viene
applicata costantemente contro Cuba, perché lo
stato maggiore dei protettori del terrorismo nel
mondo risiede proprio nella capitale
nordamericana, dove anche quest’anno è stata
stilata una lista unilaterale, arbitraria e
priva di alcun fondamento dei paesi
patrocinatori del terrorismo, pubblicata il 31
luglio 2012 dal Dipartimento di Stato degli USA,
che include di nuovo Cuba e anche la Bolivia, la
prima per finanziamento e addestramento militare
alle FARC Forze Armate rivoluzionarie della
Colombia e all’ETA Euskadi Ta Askatasuna, e per
lavaggio di denaro e transazioni finanziarie
vincolate al terrorismo; la seconda per
narcotraffico, essendo il terzo produttore al
mondo di foglie di coca e superando la Colombia
nella produzione di cocaina.
Accuse prive di ogni fondamento, visto che lo
stesso testo del Dipartimento di Stato dichiara
che non ci sono prove, e che sono state subito
smentite e rispedite al mittente da entrambi i
paesi; ma che hanno comunque un loro obiettivo
perverso di discredito e che pretendono di
giustificare l’azione aggressiva statunitense
contro Cuba e la Bolivia.
La reale intenzione statunitense è di portare
avanti una guerra di logoramento nei confronti
di Evo Morales per la sua posizione
antimperialista, contro lo sfruttamento delle
multinazionali e per la sua battaglia politica a
sostegno della sovranità del continente latino
americano anche in ambito culturale ed
alimentare. Battaglia che ha ottenuto pieno
riconoscimento dalla Dichiarazione di Cochabamba
della 42ª Assemblea dell’Organizzazione degli
Stati Americani OEA, svoltasi a giugno a
Tiquipaya in Bolivia, che ha fatto suo il
progetto boliviano della Sicurezza Alimentare
con Sovranità, nonostante l’opposizione del Cile
e degli Stati Uniti, e che ha riconosciuto,
malgrado l'opposizione sempre di Stati Uniti e
del Canada, il diritto boliviano e peruviano
all’acullico, la masticazione della foglia di
coca nel suo stato naturale e ha dichiarato il
2013 Anno Internazionale della quinoa, pianta
utilizzata fin dai tempi degli Incas e degli
Aztechi. Se a ciò aggiungiamo la chiusura per
fallimento di 8 ristoranti da parte della catena
Mac Donald e l’annunciata fine della Coca Cola a
partire dal 21 dicembre, risulta evidente il
danno causato alle multinazionali nordamericane.
E’ altrettanto chiaro, per quanto riguarda
l’inclusione di Cuba nella lista, che il vero
obiettivo del Dipartimento di Stato è quello di
poter giustificare sia la sua logora e
pluricondannata politica aggressiva contro
all’isola rebelde, come pure il criminale
embargo unilaterale imposto al popolo cubano da
più di cinquanta anni. Il Dipartimento di Stato
nordamericano, in realtà, nasconde le precise
informazioni sulla trasparenza del sistema
bancario che Cuba presenta periodicamente alle
Nazioni Unite, i suoi successi nella lotta al
narcotraffico e la proposta avanzata a febbraio
del 2012 dal governo cubano a quello
nordamericano di concordare una programma
bilaterale per affrontare la lotta al
terrorismo.
La doppiezza e la falsità statunitensi sono
evidenti, anche perché sono proprio loro il
maggior centro di lavaggio di denaro sporco, il
paese con maggior consumo di droghe al mondo ed
è stata proprio la mancanza di regolazione e di
controllo del suo sistema finanziario il
detonatore della crisi sistemica globale.
Ma allora il vero terrorista chi è?
Sono forse Cuba e tutti gli altri paesi
dell’ALBA? Lo è forse l’Alleanza Bolivariana per
i Popoli di Nuestra Americana, perché ha deciso
di non voler più essere una colonia sfruttata
dalle multinazionali, perché attua politiche di
autonomia e indipendenza dal Fondo Monetario
Internazionale e dalla Banca Mondiale, per una
piena emancipazione e una reale sovranità
nazionale, per un’integrazione sociale,
culturale ed economica della regione? Perché
l’ALBA rappresenta, oggi, l’unica alternativa
antiimperialista e anticapitalista ed è forza
trainante nel processo di integrazione del
continente latino americano che ha prodotto
negli ultimi anni diversi organismi
continentali come il Mercosur, l’Unasur, la
Celac per realizzare l’integrazione senza la
tutela degli Stati Uniti, in un contesto di
solidarietà, cooperazione, complementarietà e
concertazione politica e nel rispetto delle
diversità?
Oppure il vero terrorismo di stato è proprio
quello degli Stati Uniti d’America? Uno stato
che oggi usa ogni mezzo, dallo spionaggio, alla
sovversione, agli atti terroristici e ai colpi
di stato pur di impedire la definitiva
indipendenza e integrazione latinoamericana.
Dice un vecchio adagio: “Il lupo perde il pelo,
ma non il vizio”; infatti la sua politica nei
confronti del Sud America non è cambiata, anche
se i mezzi sono più raffinati ma non per questo
meno insidiosi. La sua politica è sempre stata
quella dello sfruttamento e spoliazione delle
risorse e delle materie prime dei paesi
latinoamericani e quella delle imposizioni di
governi fantoccio delle oligarchie borghesi o
dittature militari che eseguissero le politiche
neoliberiste del FMI e della BM e che
impedissero “il dilagare del comunismo”. In
nome della “teoria della sicurezza nazionale”,
allargata al patio posteriore, il Dipartimento
di Stato ha attuato politiche aberranti, ha dato
carta bianca alla CIA, guidata in quegli anni da
George Bush il futuro presidente, per stabilire
un patto criminale tra le dittature del Cono
Sud, costituendo una vera e propria
internazionale del terrore che con il nome di
Piano Condor o Operazione Condor, negli anni
Settanta e Ottanta, con il pretesto della "lotta
anticomunista" e in favore della "civilizzazione
occidentale e cristiana", ha commesso un vero e
proprio genocidio. Il ritrovamento dei resti
dei diplomatici cubani Galañena Hernández e
Jesús Cejas Arias.
Subito dopo il colpo di stato in Argentina nel
1976, l’Ambasciata di Cuba fu nel mirino di
questi gruppi organizzati contro la quale hanno
compiuto diversi atti terroristici.
Lo scorso 11 giugno sono stati rinvenuti i
resti, racchiusi in un barile con del cemento,
di due persone identificate come il diplomatico
cubano Galañena Hernández e Jesús Cejas Arias
che furono sequestrati a Buenos Aires il 9 de
agosto del 1976, mentre uscivano dall’ambasciata
di Cuba. Entrambi furono tenuti prigionieri e
torturati nell’Officina Orletti, il centro
clandestino sede del Piano Condor. Secondo
l’indagine del giornalista statunitense John
Dinges, l’agente della CIA Michael Townley e il
cubano-statunitense Guillermo Novo Sampoll
avrebbero cooperato alla tortura,
all’interrogatorio e all’uccisione dei due
diplomatici cubani sequestrati, come ha anche
confermato ai giudici Manuel Contreras
Sepúlveda, ex capo della DINA, la polizia
segreta di Pinochet. I sequestratori avevano
fatto rinvenire un biglietto scritto a
stampatello e senza firma in cui i due
diplomatici dichiaravano di aver “abbandonato
l'ambasciata per godere della libertà del mondo
occidentale”: in questo modo non solo si creava
discredito contro Cuba, ma si rendeva superflua
qualsiasi indagine della polizia.
Ma l’impunità di cui godeva questa
organizzazione del terrore, che ha provocato la
morte e la sparizione di 30 mila giovani
oppositori della dittatura militare argentina,
è stata spezzata grazie alla tenacia della madri
dei desaparecidos e grazie alla coraggiosa
scelta del presidente argentino Kirchner di far
processare i responsabili del genocidio.
Per il sequestro e la sparizione di Galañena
Hernández e Cejas Arias successivamente sono
stati condannati in Argentina il generale in
pensione Rodolfo Cabanillas, Raúl
Guglielminetti, Eduardo Alfredo Ruffo e Honorio
Carlos Martínez Ruiz.
Dopo quasi quaranta anni, ancora riaffiorano
l’orrore e le prove del massacro di una
generazione, perpetrato dai corpi speciali delle
dittature del Cono Sud, addestrati, finanziati e
protetti dalla CIA e dal Dipartimento di Stato
degli Stati Uniti d’America. Allora di nuovo ci
domandiamo: chi è il vero terrorista? Come si
permettono gli Stati Uniti, con tanti scheletri
nell’armadio, con tante responsabilità che
vengono fuori man mano che sono resi pubblici i
documenti della CIA, con l’impunità e la
protezione che offrono al terrorista Posada
Carriles, nonostante il Venezuela ne abbia
richiesto l’estradizione, mentre condannano
all’ergastolo i cinque agenti cubani
dell’antiterrorismo che indagavano proprio sulle
attività sovversive maturate nell’ambiente
cubano di Miami, come si permettono di stilare
una lista di paesi patrocinatori del terrorismo?
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