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L’incredibile storia di cinque
uomini detenuti negli Stati Uniti per aver
lottato contro il terrorismo di stampo mafioso
A sostegno del “Comitato italiano giustizia per
i cinque” su iniziativa del prof. Luciano
Vasapollo, vice presidente del Comitato Italiano
Giustizia per i Cinque, e avviare iniziative in
ambienti sensibili al rispetto della persona
umana per far conoscere la situazione dei cinque
poliziotti cubani ingiustamente detenuti nelle
carceri degli Stati Uniti, sono stati riassunti
nel seguito alcuni elementi tratti dal sito
www.giustiziapericinque.org/testi/storia.html
La storia
Dal 1959 Cuba ha subito nel proprio territorio
attentati terroristici che hanno provocato 3500
morti. Il terrorismo aveva la sua centrale nella
mafia di origine cubana, ostile a Castro, con
sede a Miami.
Durante il governo Clinton ci fu un accordo fra
USA e Cuba per infiltrare i cinque poliziotti
(agenti antiterrorismo) nella mafia di Miami per
controllare ed impedire l’attività dei gruppi
terroristici di stampo mafioso che nel
territorio degli Stati Uniti progettavano ed
attuavano attentati, non solo contro Cuba.
I cinque entrano nella mafia di Miami per
sconfiggerla d’accordo con l’FBI. Viene loro
affidato un compito istituzionale per mettere a
nudo le reti di criminali. I cinque agenti si
fanno passare come terroristi per cui vengono in
contatto con i terroristi veri finanziati
dalla mafia cubana. Alcuni attentati vengono
sventati grazie alle loro segnalazioni. Accusati
di spionaggio vengono arrestati nel 1998
I reati contestati
Gerardo Hernandez è stato accusato di assassinio
per aver procurato la caduta (il 24 febbraio
1996) di due aerei da turismo
dell’organizzazione terroristica con 73 morti.
L’accusa, pur non essendo riuscita a provare
nulla, lo ha ugualmente dichiarato colpevole.
Gerardo Hernandez, Ramon Labanino e Antonio
Guerrero sono stati accusati di attività di
spionaggio contro gli Stati Uniti. Le
testimonianze a loro favore di vari esperti ed
autorità statunitensi, come l’ex direttore
dell’agenzia di Intelligence del Pentagono(teste
della Procura) hanno riconosciuto che gli
accusati non avevano realizzato spionaggio
contro gli Stati Uniti; ma nonostante questo
sono stati condannati.
Tutti e cinque gli agenti (i tre citati +
Fernando Gonzales e Renè Gonzales) sono stati
denunciati e condannati perché “agenti non
registrati di un governo straniero”. Ma se
teniamo conto del lavoro cui erano stati
chiamati, non era possibile che i Cinque si
qualificassero come agenti del governo cubano.
Violazioni del giusto processo
I Cinque sono stati sottoposti ad un giudizio
manipolato nella città di Miami, città
completamente ostile e fortemente influenzata
dalla mafia di origine cubana, per cui è stato
impossibile realizzare un processo giusto ed
imparziale nel rispetto delle leggi degli stati
Uniti e del Diritto Internazionale. I settori
anticubani si sono scatenati in una intensa e
falsa campagna propagandistica per impressionare
l’opinione pubblica di Miami oltre che la
giuria. Questa situazione è stata reiteratamente
denunciata dagli avvocati della Difesa i quali
hanno presentato varie istanze di richiesta per
un cambio di sede processuale che sono state
respinte. Durante tutto il processo le autorità
hanno ostacolato il lavoro della difesa
ritardando e limitando l’accesso al solo 20%
della documentazione sospettosamente
classificata come segreta. Ancora cinque anni
più tardi si impedisce alla difesa di accedere a
queste migliaia di documenti per sostenere il
processo di appello.
Condanne sproporzionate ed ingiuste
Ledendo l’art. 14 del Patto Internazionale dei
Diritti Civili e Politici delle Nazioni Unite il
giudice, dopo un processo illegittimo, che non
ha accettato nessuna delle attenuanti della
difesa ed ha per contro applicato tutte le
aggravanti della Procura, ha emesso le seguenti
sentenze:
Gerardo Hernandez: 2 ergastoli per cospirazione
allo scopo di commettere assassinio di 1° grado
e spionaggio + 15 anni per documentazione falsa
ed agente straniero senza previa dichiarazione
alla Procura degli stati Uniti.
Ramon Labanino: ergastolo per l’accusa di
cospirazione allo scopo di compiere spionaggio +
18 anni per le accuse di cospirazione allo scopo
di compiere attività delittuosa contro gli Stati
Uniti e per documentazione falsa ed agente
straniero senza previa dichiarazione alla
Procura degli stati Uniti.
Antonio Guerrero: ergastolo per l’accusa di
cospirazione allo scopo di compiere spionaggio +
10 anni per le accuse di cospirazione allo scopo
di compiere attività delittuosa contro gli Stati
Uniti e agente straniero senza previa
dichiarazione alla Procura degli stati Uniti
Fernando Gonzalez: 19 anni di carcere per le
accuse di cospirazione allo scopo di compiere
attività delittuosa contro gli Stati Uniti , per
documentazione falsa ed agente straniero senza
previa dichiarazione alla Procura degli stati
Uniti.
Renè Gonzalez: 15 anni di carcere per le
accuse di cospirazione allo scopo di compiere
attività delittuosa contro gli Stati Uniti ed
agente straniero senza previa dichiarazione
alla Procura degli stati Uniti.
Violazione dei diritti umani
Il Governo degli Stati Uniti ha ostacolato
sistematicamente le visite delle madri, delle
mogli e dei figli dei prigionieri, la qual cosa
costituisce una sanzione addizionale per loro e
per i loro cari.
Confinati in celle di isolamento per un periodo
di 17 mesi senza aver commesso alcuna colpa, i
cinque agenti chiamati per combattere il
terrorismo hanno ricevuto, nel periodo di
detenzione, un trattamento da delinquenti
comuni.
Quali gli argomenti della Difesa davanti alla
corte d’Appello
La Difesa sollecita che si annulli il giudizio e
se ne celebri un altro in una nuova sede, fuori
dalla città di Miami. Se la corte d’Appello di
Atlanta annulla il giudizio precedente e se ne
celebra uno nuovo fuori di Miami, rispettando le
regole del giusto processo, si potrà contare su
una giuria imparziale, che non sarà stata
appesantita da pregiudizi politici e soggetta a
pressioni di tutti i generi, la qual cosa
permetterebbe di provare la innocenza dei cinque
agenti cubani dai gravi capi d’accusa di cui
sono imputati.
Deve prevalere la verità e la giustizia
Il “Comitato Italiano Giustizia per i Cinque”
lancia un appello alle persone di buona volontà
affinchè si aggiungano al crescente movimento di
solidarietà con i cinque poliziotti cubani
avviato dal corrispondente comitato
internazionale cui aderiscono molti paesi
dell’America Latina.
Il gruppo di lavoro delle Nazioni Unite, dopo
aver valutato gli argomenti sottoposti dai
famigliari e dal Governo degli Stati Uniti, ha
emesso il seguente parere:
La privazione della libertà dei cinque patrioti
cubani è arbitraria ed in contrasto con l’art.
14 della Convenzione Internazionale dei Diritti
Civili e Politici, convenzione della quale
fanno parte Gli Stati Uniti.
…” tenuto conto dei fatti e delle circostanze in
cui si è celebrato il processo e il tipo di
accuse e le sentenze severe comminate agli
accusati/il gruppo di lavoro/ deduce che il
giudizio non ha avuto luogo nel clima di
obbiettività ed imparzialità che necessitano per
portarlo a termine e che si compie con le norme
del processo giusto…” e “…. sollecita il governo
degli Stati Uniti a adottare i mezzi necessari
per porre rimedio a questa situazione”.
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