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La presidentessa argentina e le
Malvine monopolizzano l’attenzione nella ONU
Victor M. Carriba
I circoli politici della ONU hanno concentrato
la loro attenzione sulla presidentessa
dell’Argentina, Cristina Fernández, che ha
assistito il 14 giugno ad una sessione del
Comitato di Decolonizzazione sul tema delle
Isole Malvine.
La partecipazione della mandataria a questa
riunione è stato il momento principale del
programma di attività tenutesi nel quartiere
generale delle Nazioni Unite a New York.
Secondo fonti diplomatiche, era prevista inoltre
la partecipazione del segretario generale
dell’Organizzazione degli Stati Americani, José
Miguel Insulza, e di alti rappresentanti delle
cancellerie di Cile e Brasile.
In accordo a quanto previsto dall’agenda,
Fernández è stata ricevuta dal segretario
generale dell’organismo mondiale, Ban Ki-moon,
poco prima dell’inizio dei lavori del Comitato
di Decolonizzazione, nelle ore pomeridiane.
Fernández ha ratificato il reclamo alla
sovranità del suo paese sulle Isole Malvine,
occupate dal Regno Unito dal 1833, che furono lo
scenario di una guerra che si concluse 30 anni
fa con un saldo di 649 argentini e 255 inglesi
morti.
La presenza della presidentessa alla ONU ha
avuto luogo in seguito alla comunicazione del
governo britannico di un plebiscito che si terrà
nelle Malvine affinché i tremila abitanti si
pronuncino, nel 2013, sull’appartenenza a Londra
o Buenos Aires.
La risposta argentina alla manovra britannica è
stata sintetizzata in un comunicato della
cancelleria che insiste sugli obblighi del Regno
Unito di cominciare dei negoziati sulla
questione delle Malvine, come stabilito da
decine di accordi della ONU.
Durante la sua permanenza negli USA, Fernández
sarà accompagnata dal ministro delle Relazioni
Estere, Héctor Timerman, dall’ambasciatore negli
Stati Uniti, Jorge Argüello, e da familiari ed
ex combattenti delle Malvine, governatori e
legislatori.
Nel febbraio scorso, Ban Ki-moon espresse alla
cancelliera argentina la sua disponibilità a
fare da mediatore affinché la potenza europea
intraprenda dei negoziati per giungere ad una
soluzione del problema della sovranità di questo
arcipelago dell’Atlantico Sud.
In quella occasione, il ministro si recò alla
sede della ONU presentando una minuziosa
denuncia contro la crescente militarizzazione di
questa regione da parte dei britannici.
Oltre alle Malvine, gli altri territori non
autonomi dei quali deve occuparsi il Comitato di
Decolonizzazione comprendono Anguilla, Bermuda,
Isole Cayman, Isole Turks e Caicos, Isole
Vergini Britanniche, Monserrat, Sant’Elena,
Gibilterra e Pitcairn, tutti territori sotto il
controllo del Regno Unito.
Gli altri territori non autonomi sono le Isole
Vergini nordamericane, Guam e Samoa Americana
(tutti e tre sotto il controllo degli Stati
Uniti), Nuova Caledonia (Francia), Tokelau
(Nuova Zelanda) e Sahara Occidentale (ex colonia
spagnola occupata dal Marocco).
L’organismo si occupa inoltre di Puerto Rico
come un caso speciale e prova e classificarlo
nuovamente come un territorio coloniale, come
era identificato il paese fino al 1953.
I paesi latinoamericani e caraibici membri del
Comitato di Decolonizzazione sono Antigua e
Barbuda, Bolivia, Cile, Cuba, Dominica, Ecuador,
Granada, Nicaragua, Saint Kitts e Nevis, Sait
Lucia, San Vincent and Granadines e Venezuela.
Gli altri paesi membri sono Cina, Congo, Costa
d’Avorio, Etiopia, Fiji, India, Indonesia, Iran,
Iraq, Mali, Papua Nuova Guinea, Russia, Sierra
Leone, Siria, Timor Est, Tunisia e Tanzania.
(Traduzione Granma Int.).
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