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E S T E R I

 L'Avana. 15 Giugno 2012

   

La presidentessa argentina e le Malvine monopolizzano l’attenzione nella ONU

Victor M. Carriba

I circoli politici della ONU hanno concentrato la loro attenzione sulla presidentessa dell’Argentina, Cristina Fernández, che ha assistito il 14 giugno ad una sessione del Comitato di Decolonizzazione sul tema delle Isole Malvine.

La partecipazione della mandataria a questa riunione è stato il momento principale del programma di attività tenutesi nel quartiere generale delle Nazioni Unite a New York.

Secondo fonti diplomatiche, era prevista inoltre la partecipazione del segretario generale dell’Organizzazione degli Stati Americani, José Miguel Insulza, e di alti rappresentanti delle cancellerie di Cile e Brasile.

In accordo a quanto previsto dall’agenda, Fernández è stata ricevuta dal segretario generale dell’organismo mondiale, Ban Ki-moon, poco prima dell’inizio dei lavori del Comitato di Decolonizzazione, nelle ore pomeridiane.

Fernández ha ratificato il reclamo alla sovranità del suo paese sulle Isole Malvine, occupate dal Regno Unito dal 1833, che furono lo scenario di una guerra che si concluse 30 anni fa con un saldo di 649 argentini e 255 inglesi morti.

La presenza della presidentessa alla ONU ha avuto luogo in seguito alla comunicazione del governo britannico di un plebiscito che si terrà nelle Malvine affinché i tremila abitanti si pronuncino, nel 2013, sull’appartenenza a Londra o Buenos Aires.

La risposta argentina alla manovra britannica è stata sintetizzata in un comunicato della cancelleria che insiste sugli obblighi del Regno Unito di cominciare dei negoziati sulla questione delle Malvine, come stabilito da decine di accordi della ONU.

Durante la sua permanenza negli USA, Fernández sarà accompagnata dal ministro delle Relazioni Estere, Héctor Timerman, dall’ambasciatore negli Stati Uniti, Jorge Argüello, e da familiari ed ex combattenti delle Malvine, governatori e legislatori.

Nel febbraio scorso, Ban Ki-moon espresse alla cancelliera argentina la sua disponibilità a fare da mediatore affinché la potenza europea intraprenda dei negoziati per giungere ad una soluzione del problema della sovranità di questo arcipelago dell’Atlantico Sud.

In quella occasione, il ministro si recò alla sede della ONU presentando una minuziosa denuncia contro la crescente militarizzazione di questa regione da parte dei britannici.

Oltre alle Malvine, gli altri territori non autonomi dei quali deve occuparsi il Comitato di Decolonizzazione comprendono Anguilla, Bermuda, Isole Cayman, Isole Turks e Caicos, Isole Vergini Britanniche, Monserrat, Sant’Elena, Gibilterra e Pitcairn, tutti territori sotto il controllo del Regno Unito.

Gli altri territori non autonomi sono le Isole Vergini nordamericane, Guam e Samoa Americana (tutti e tre sotto il controllo degli Stati Uniti), Nuova Caledonia (Francia), Tokelau (Nuova Zelanda) e Sahara Occidentale (ex colonia spagnola occupata dal Marocco).

L’organismo si occupa inoltre di Puerto Rico come un caso speciale e prova e classificarlo nuovamente come un territorio coloniale, come era identificato il paese fino al 1953.

I paesi latinoamericani e caraibici membri del Comitato di Decolonizzazione sono Antigua e Barbuda, Bolivia, Cile, Cuba, Dominica, Ecuador, Granada, Nicaragua, Saint Kitts e Nevis, Sait Lucia, San Vincent and Granadines e Venezuela.

Gli altri paesi membri sono Cina, Congo, Costa d’Avorio, Etiopia, Fiji, India, Indonesia, Iran, Iraq, Mali, Papua Nuova Guinea, Russia, Sierra Leone, Siria, Timor Est, Tunisia e Tanzania.

(Traduzione Granma Int.).

 

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