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Il romanzo “Con grande amore” di
Alba de Cespedes” nelle librerie italiane
Katia Sassoni
È proprio vero che le sorprese non finiscono mai
! E questa che ci arriva dalla grande
scrittrice italo-cubana Alba de Céspedes (Roma
1911 – Parigi 1997) è una di quelle sorprese
meravigliose che non smetti di assaporare per
giorni interi e che senti il bisogno urgente di
divulgare ad altre persone come un dono
prezioso.
Si tratta del suo ultimo lavoro letterario, “Con
grande amore”, incompleto a causa della morte
dell’autrice, proprio mentre lo stava scrivendo
a ottantasei anni quando diceva ancora che
vivere era una splendida cosa anche alla sua
età. Alba avrebbe desiderato montare questo
insieme di ricordi familiari e politici, ma ogni
giorno diventava per lei più corto del
precedente e si rendeva sempre più conto,
sebbene a malincuore, di quanto il tempo le
sfuggisse dalle mani e quindi dalla penna.
Ma non è riuscito, il tiranno di ciascun essere
umano, ad impedire la pubblicazione di questo
capolavoro della memoria; come afferma lei
stessa infatti: “i ricordi d’infanzia sono la
radice di ogni opera letteraria”…
La Casa Editrice Arnoldo Mondadori ha voluto
omaggiare la scrittrice pubblicando questo
racconto nel marzo 2011, a cento anni dalla sua
nascita, inserendolo assieme ad altri suoi
scritti già conosciuti al suo fedele pubblico.
La narrazione è un panegirico della storia
cubana intrecciata a fatti e affetti della vita
di Alba, nipote di Carlos Manuel de Céspedes y
del Castillo, che aveva iniziato nel 1868 la
prima guerra d’indipendenza di Cuba dagli
spagnoli: un eroe della patria quindi, molto
importante per la storia dell’isola caraibica.
Subito dopo aver letto le prime pagine ho
pensato: “Chiunque parli male di Cuba e della
sua Revoluciòn dovrebbe prima leggere questo
libro!” E’ stato esattamente quando mi sono
imbattuta nella testimonianza di Ivana, giovane
donna che racconta ad Alba: “…io andavo in un
circolo dove un gruppo di ragazzi si preparava
alla Rivoluzione: lo dissi a mia madre e lei me
le dette forte, gridando che non dovevo
immischiarmi nella politica, che quelli di
Batista mi avrebbero arrestato e sarei finita
male. Io replicai che peggio di come vivevamo
non potevamo finire e che avrei rischiato tutto
piuttosto che continuare così. Ah, creda, Alba,
chi non ha vissuto quella notte a Santiago de
Cuba (cioè quando Fidel entrò nella città con
Raul, con Vilma e con gli altri della Sierra -
alla vittoria della Rivoluzione - dalle finestre
sventolava libera per la prima volta la bandiera
cubana) non sa nulla di Cuba!”… Ma c’è un
personaggio storico famosissimo su cui Alba si
sofferma più avanti, spiegando di non essere
riuscita a provare mai per lui alcuna simpatia,
Cristoforo Colombo: “Lo descrivono bello, nei
ritratti, vestito sontuosamente, un navigatore
geniale. Senza di lui Cuba non sarebbe stata
scoperta, dicono, ma io ero convinta che
qualcuno prima o poi lo avrebbe fatto ugualmente
e chissà che non sarebbe stato meglio. Era il 28
ottobre 1492: da quel giorno Cuba non è più
appartenuta ai cubani (di pelle rossa, bianca o
nera che fossero) fino al 1° gennaio 1959.
Un’altra parte importante del libro, anche se
tutte le circa centoventi pagine vanno studiate
con grande attenzione, è “Ciénaga de Zapata, poi
Giròn”, dove viene descritta con rara bravura la
vita misera degli abitanti della grande palude
di Ciénaga (la zona più trascurata dell’ isola,
prima della Rivoluzione Socialista) e la venuta
crudele dei mercenari filo-statunitensi a Playa
Giròn. Infine la lucidità massima è in queste
poche righe in cui Alba sintetizza molto bene la
differenza tra la vita nelle repubbliche
socialiste e in quelle capitaliste: << “Le
vetrine sono tutto”, sentenziò un giovane
francese. Si tratta di optare tra le vetrine
colme e la gioia che proviamo nel vedere, per
esempio, che gli studi, la cultura, le
professioni, sono oggi accessibili ai ragazzi
che, prima, andavano su e giù con un carretto
vendendo bidoni d’acqua. E a Cuba, quelli che
per cento anni hanno lottato contro il
colonialismo, il razzismo e il nordamericanismo
meritavano una vittoria >>… Ecco, io vi regalo
il suddetto commento al romanzo di Alba de
Cespedes, una scrittrice italo-cubana che a
ottantasei anni amava ancora vivere, e ci lasciò
un blocchetto di pagine piene d’amore per la sua
patria, Cuba, scritte in italiano, perché
l’Italia era la sua seconda, amata anch’essa,
patria.
A Cuba, recentemente, il 14 febbraio 2012 (El
dia de l’Amor) in occasione della 21.a Fiera
Internazionale del Libro, è stata presentata
ufficialmente la prima edizione in lingua
spagnola di “Con gran amor”, a cura delle
Ediciones Union dell’Avana e dell’Arci Nazionale
di Roma. In Italia invece, in attesa
dell’edizione italiana ‘definitiva’ si
consiglia la lettura dell’edizione italiana
‘provvisoria’ di “Con grande amore”, pubblicata
per la prima volta nel grosso volume dal titolo
“Romanzi”, di Alba de Cespedes. Il testo è
curato da Monica Cristina Storini e va da pag.
1.475 a pag. 1.604, con note da pag. 1.689 a
pag. 1.709. Invece il volume complessivo di
quasi 1.800 pagine (con anche biografia,
bibliografia e cronologia) è stato curato da
Marina Zancan, per la Casa Editrice Arnoldo
Mondadori (Milano, 2011):
ISBN-978-88-04-60478-5.
(Altre informazioni dettagliate su Google in
“Wikipedia Alba Cespedes”).
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