Prigionieri Politici dell'Impero| MIAMI 5  

     

C U L T U R A

  L'Avana. 20 Febbraio 2012

   

Il romanzo “Con grande amore” di Alba de Cespedes” nelle librerie italiane

Katia Sassoni

È proprio vero che le sorprese non finiscono mai !  E questa che ci arriva dalla grande scrittrice italo-cubana Alba de Céspedes (Roma 1911 – Parigi 1997) è una di quelle sorprese meravigliose che non smetti di assaporare per giorni interi e che senti il bisogno urgente di divulgare ad altre persone come un dono prezioso.

Si tratta del suo ultimo lavoro letterario, “Con grande amore”, incompleto a causa della morte dell’autrice, proprio mentre lo stava scrivendo a ottantasei anni quando diceva ancora che vivere era una splendida cosa anche alla sua età. Alba avrebbe desiderato montare questo insieme di ricordi familiari e politici, ma ogni giorno diventava per lei più corto del precedente e si rendeva sempre più conto, sebbene a malincuore, di quanto il tempo le sfuggisse dalle mani e quindi dalla penna.

Ma non è riuscito, il tiranno di ciascun essere umano, ad impedire la pubblicazione di questo capolavoro della memoria; come afferma lei stessa infatti: “i ricordi d’infanzia sono la radice di ogni opera letteraria”…

La Casa Editrice Arnoldo Mondadori ha voluto omaggiare la scrittrice pubblicando questo racconto nel marzo 2011, a cento anni dalla sua nascita, inserendolo assieme ad altri suoi scritti già conosciuti al suo fedele pubblico.

La narrazione è un panegirico della storia cubana intrecciata a fatti e affetti della vita di Alba, nipote di Carlos Manuel de Céspedes y del Castillo, che aveva iniziato nel 1868 la prima guerra d’indipendenza di Cuba dagli spagnoli: un eroe della patria quindi, molto importante per la storia dell’isola caraibica.

Subito dopo aver letto le prime pagine ho pensato: “Chiunque parli male di Cuba e della sua Revoluciòn dovrebbe prima leggere questo libro!” E’ stato esattamente quando mi sono imbattuta nella testimonianza di Ivana, giovane donna che racconta ad Alba: “…io andavo in un circolo dove un gruppo di ragazzi si preparava alla Rivoluzione: lo dissi a mia madre e lei me le dette forte, gridando che non dovevo immischiarmi nella politica, che quelli di Batista mi avrebbero arrestato e sarei finita male. Io replicai che peggio di come vivevamo non potevamo finire e che avrei rischiato tutto piuttosto che continuare così. Ah, creda, Alba, chi non ha vissuto quella notte a Santiago de Cuba (cioè quando Fidel entrò nella città con Raul, con Vilma e con gli altri della Sierra - alla vittoria della Rivoluzione - dalle finestre sventolava libera per la prima volta la bandiera cubana) non sa nulla di Cuba!”… Ma c’è un personaggio storico famosissimo su cui Alba si sofferma più avanti, spiegando di non essere riuscita a provare mai per lui alcuna simpatia, Cristoforo Colombo: “Lo descrivono bello, nei ritratti, vestito sontuosamente, un navigatore geniale. Senza di lui Cuba non sarebbe stata scoperta, dicono, ma io ero convinta che qualcuno prima o poi lo avrebbe fatto ugualmente e chissà che non sarebbe stato meglio. Era il 28 ottobre 1492: da quel giorno Cuba non è più appartenuta ai cubani (di pelle rossa, bianca o nera che fossero) fino al 1° gennaio 1959. Un’altra parte importante del libro, anche se tutte le circa centoventi pagine vanno studiate con grande attenzione, è “Ciénaga de Zapata, poi Giròn”, dove viene descritta con rara bravura la vita misera degli abitanti della grande palude di Ciénaga (la zona più trascurata dell’ isola,  prima della Rivoluzione Socialista) e la venuta crudele dei mercenari filo-statunitensi a Playa Giròn. Infine la lucidità massima è in queste poche righe in cui Alba sintetizza molto bene la differenza tra la vita nelle repubbliche socialiste e in quelle capitaliste: << “Le vetrine sono tutto”, sentenziò un giovane francese. Si tratta di optare tra le vetrine colme e la gioia che proviamo nel vedere, per esempio, che gli studi, la cultura, le professioni, sono oggi accessibili ai ragazzi che, prima, andavano su e giù con un carretto vendendo bidoni d’acqua. E a Cuba, quelli che per cento anni hanno lottato contro il colonialismo, il razzismo e il nordamericanismo meritavano una vittoria >>… Ecco, io vi regalo il suddetto commento al romanzo di Alba de Cespedes, una scrittrice italo-cubana che a ottantasei anni amava ancora vivere, e ci lasciò un blocchetto di pagine piene d’amore per la sua patria, Cuba, scritte in italiano, perché l’Italia era la sua seconda, amata anch’essa, patria.

A Cuba, recentemente, il 14 febbraio 2012 (El dia de l’Amor) in occasione della 21.a Fiera Internazionale del Libro, è stata presentata ufficialmente la prima edizione in lingua spagnola di “Con gran amor”, a cura delle Ediciones Union dell’Avana e dell’Arci Nazionale di Roma. In Italia invece, in attesa dell’edizione italiana ‘definitiva’  si consiglia la lettura dell’edizione italiana ‘provvisoria’ di “Con grande amore”, pubblicata per la prima volta nel grosso volume dal titolo “Romanzi”, di Alba de Cespedes. Il testo è curato da Monica Cristina Storini e va da pag. 1.475 a pag. 1.604, con note da pag. 1.689 a pag. 1.709. Invece il volume complessivo di quasi 1.800 pagine (con anche biografia, bibliografia e cronologia) è stato curato da Marina Zancan, per la Casa Editrice Arnoldo Mondadori (Milano, 2011): ISBN-978-88-04-60478-5.

(Altre informazioni dettagliate su Google in “Wikipedia Alba Cespedes”).

 

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