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Relazione Centrale presentata dal
compagno Raúl al VI Congresso del Partito
Comunista di Cuba
Compagne e compagni:
Iniziamo questo pomeriggio le sessioni del VI
Congresso del Partito Comunista di Cuba in una
data trascendentale della nostra storia, il 50º
anniversario della proclamazione del carattere
socialista della Rivoluzione da parte del suo
Comandante in Capo, Fidel Castro Ruz, il 16
aprile del 1961, nella cerimonia d’addio ai
morti per il bombardamento alle basi
aeree del
giorno precedente, come preludio dell’invasione
mercenaria di Playa Girón, organizzata e
finanziata dal governo degli Stati Uniti, che
faceva parte dei loro piani per distruggere la
Rivoluzione e ristabilire, con la complicità
dell’ Organizzazione degli Stati Americani
(OSA), il dominio su Cuba.
Fidel diceva allora al popolo armato e
appassionato: “Questo è quello che non possono
perdonarci [...] che abbiamo fatto una
Rivoluzione socialista alle stesse narici
degli Stati Uniti [...] Compagni operai e
contadini, questa
è la Rivoluzione socialista e democratica degli
umili, con gli umili e per gli umili. E per
questa
Rivoluzione degli Emili, per gli umili e con.
gli umili, siamo disposti a dare la vita”.
Fine della citazione.
La risposta a quel richiamo non si fece
aspettare e nello scontro per l’aggressione,
varie ore dopo, i combattenti dell’Esercito
Ribelle, poliziotti e miliziani, sparsero per la
prima volta il proprio sangue in difesa del
socialismo e ottennero la vittoria in meno di 72
ore, con la guida dello stesso compagno Fidel.
La Rivista Militare che abbiamo presenziato
stamattina, dedicata alle giovani generazioni, e
soprattutto la vibrante marcia del popolo a
continuazione, sono una prova eloquente delle
forze di cui dispone la Rivoluzione per
continuare a seguire l’esempio degli Eroici
combattenti di Playa Girón.
Ugualmente lo faremo nel Giorno Internazionale
dei lavoratori, il prossimo primo maggio, in
tutto il paese, per evidenziare l’unità dei
cubani in difesa della loro indipendenza e
sovranità nazionale, concetti che, la storia lo
ha provato, è possibile conquistare solo con il
socialismo.
Vera e amplia dimostrazione di democrazia
Questo Congresso, come organo supremo
dell’organizzazione del partito, come si
stabilisce nell’articolo 20 dei suoi Statuti,
che riunisce oggi mille delegati in
rappresentazione di circa 800.000 militanti,
raggruppati in più di 61.000 nuclei, nella
pratica è cominciato il 9 novembre dell’anno
scorso, quando è stato presentato il Progetto
delle Linee di Politica Economica e Sociale del
Partito e della Rivoluzione, questione che, come
si è già indicato, costituisce il tema
principale dell’evento, nel quale il popolo
pone grandi aspettative.
A partire da allora sono stati svolti numerosi
seminari, che sono serviti al proposito di
chiarire e di approfondire il contenuto delle
Linee ed, in questo modo, preparare
adeguatamente i quadri e i funzionari che a loro
volta guideranno il processo di discussione con
la militanza, le organizzazioni di massa e la
popolazione in generale.
Per tre mesi, dal primo dicembre del 2010 al 28
febbraio di quest’anno, si è sviluppato il
dibattito al quale hanno partecipato 8 milioni
913. 838 persone in più di 163.000 riunioni
effettuate nel seno delle differenti
organizzazioni, registrando una cifra superiore
a tre milioni di interventi. Va chiarito che
nell’insieme dei
partecipanti s’includono, senza averli definito
con esattezza, decine di migliaia di
militanti del Partito e della UJC, che hanno
partecipato alle riunioni dei loro nuclei o
comitati di base, come a quelle svolte nei
centri di lavoro e di studio e inoltre nelle
comunità di residenza.
È anche il caso di coloro che non militano, ma
hanno partecipato nei loro collettivi di lavoro
e successivamente a quelle nei rispettivi
quartieri.
La stessa Assemblea Nazionale del Poder Popular
ha dedicato quasi due giornate complete della
sua ultima Sessione Ordinaria, nel dicembre
scorso, ad analizzare tra i deputati il Progetto
delle Linee.
Questo processo ha messo in evidenza la capacità
del Partito di svolgere un dialogo serio e
trasparente con la popolazione su qualsiasi tema
, per quanto delicato, soprattutto se si tratta
di forgiare un consenso nazionale sulle linee
che dovranno caratterizzare il Modello Economico
e Sociele del paese.
Nello stesso tempo i risultati del dibattito,
per i dati raccolti, costituiscono un
formidabile strumento di lavoro per la direzione
del Governo e del Partito a tutti i livelli,
così come una sorta di referendum popolare
rispetto la profondità, la portata e il ritmo
dei cambi che dobbiamo introdurre.
In un vero e amplio esercizio democratico, il
popolo ha espresso liberamente le sue opinioni,
ha chiarito dubbi, proposto modifiche, espresso
le sue insoddisfazioni e discrepanze ed ha anche
suggerito di cercare la soluzione di altri
problemi non contenuti nel documento.
Ancora una volta sono state poste a prova la
fiducia e l’unità maggioritaria dei cubani
attorno al Partito e alla Rivoluzione, unità che
non nega differenze d’ opinione, ma che si
rafforza e consolida con queste. Tutte le
proposte, senza esclusione alcuna, sono state
incorporate all’analisi, e questo ha permesso d’
arricchire il Progetto che si pone ala
considerazione dei delegati al Congresso.
Non sarebbe infondato dire che nella sua essenza
il Congresso si è già svolto in mezzo a questo
magnifico dibattito con la popolazione. Ai
delegati resterebbe in queste sessioni di
realizzare la discussione finale del Progetto e
l’elezione degli organi superiori della
direzione del Partito.
La Commissione di Politica Economica del VI
Congresso del Partito, incaricata prima
dell’elaborazione del Progetto delle Linee, è
stata responsabilizzata poi con l’organizzazione
del processo del suo dibattito ed ha lavorato
alle cinque direzioni principali seguenti:
1. La riformulazione delle Linee, considerando
le opinioni raccolte.
2. Organizzazione, orientamento e controllo
della sua strumentazione.
3. La preparazione minuziosa dei quadri e
degli altri partecipanti per l’ implementazione
di alcune delle misure già in esecuzione in
questi momenti.
4. Supervisione sistemetica degli organismi e
delle entità incaricate di porre in pratica le
decisioni derivate dalle Linee e la valutazione
dei risultati.
5. Conduzione della divulgazione alla
popolazione.
Per compiere tutto il precedente è stato
riformulato il Progetto delle Linee,
sottoposto ad un’analisi nei giorni 19 e 20
marzo, in specifiche riunioni del Burò Politico
e del Comitato Esecutivo del Consiglio dei
Ministri, con la partecipazione della Segreteria
del Comitato Centrale del Partito, i quadri
principali della Centrale dei Lavoratori di
Cuba (CTC) e delle altre organizzazioni di
massa e della Unione dei Giovani Comunisti
(UJC), ed è risultato approvato in questa
istanza, anche in qualità di progetto, che è
stato distribuito a tutti voi per il suo esame
durante tre giorni nel seno di ognuna delle
delegazioni provinciali al Congresso, con
l’intervento attivo degli invitati e che sarà
dibattuto nelle cinque commissioni di questo
incontro di Partito, per la sua approvazione.
A continuazione offrirò alcuni dati per
illustrare al popolo i risultati della
discussione delle Linee, anche se
successivamente si pubblicherà un’informazione
dettagliata.
Il documento originale conteneva 291 linee,
delle quali 16 sono state integrate in altre, 94
hanno mantenuto la loro redazione, in 181 è
stato modificato il contenuto e sono state
incorporate 36 nuove, con il risultato di un
totale de 311 nell’attuale progetto.
Questi numeri, in semplice aritmetica,
dimostrano la qualità della consultazione, dove
in maggiore o minor misura,
poco più dei
due terzi delle Linee, esattamente il
68%, sono state riformulate.
Questo processo si basa sul principio di non far
dipendere la validità d’una proposta dalla
quantità delle opinioni espresse.
Una mostra è che varie linee sono state
modificate o espresse partendo dall’intervento
di una sola persona o da un numero ridotto di
persone. Inoltre è necessario spiegare che
alcune dichiarazioni non sono state riflesse in
questa tappa perchè necessitano di
approfondimento del tema, perchè non c’erano le
condizioni necessarie e in altri casi per
entrare in aperta contraddizione con l’essenza
del socialismo, come per esempio 45 proposte
che chiedevano di permettere la concentrazione
della proprietà.
Voglio esporre con questo, anche se come
tendenza sono esistite in generale comprensione
ed appoggio al contenuto delle Linee, che non
c’è stata
unanimità nè molto meno, e questo era
precisamente quello che si necessitava se
veramente volevamo una consultazione democratica
e seria con il popolo.
Per quanto detto, possiamo definire con totale
sicurezza le Linee come l’ espressione della
volontà del popolo contenuta nella politica del
Partito, del Governo e dello Stato, di rendere
attuale il Modello Economico e Sociale con l’
obiettivo de garantire la continuità e
l’irreversibilità del socialismo, come dello
sviluppo economico del paese e il miglioramento
del livello di vita, coniugati con la necessaria
formazione di valori etici e politici di nostri
cittadini.
Come ci si poteva aspettare, nella discussione
delle Linee, la maggiore quantità delle proposte
si è concentrato nel capitolo SESTO “Politica
Sociale” e nel capitolo SECONDO “Politiche
macroeconomiche”, sommando i due il 50.9% del
totale. Li seguono, in ordine discendente, i
capitoli UNDICI “Politiche per le Costruzioni,
Case e Risorse Idrauliche”, il DECIMO “Politica
per il Trasporto” e il capitolo PRIMO “Modello
della Gestione Economica”. In questi cinue
capitoli, sul totale di 12, si raggruppa il 75%
delle opinioni.
D’altra parte, in 33 lineamenti, l’11% del
totale, riguarda il 67% delle proposte, essendo
la Linea 162, che tratta l’eliminazione della
tessera annonaria, la 61 e la 62 sulla politica
dei prezzi, la 262 sul trasporto dei
passeggeri, la 133 riferita all’ educazione, la
54 relativa all’unificazione monetaria e la 143
associata alla qualità dei servizi di salute,
quella che hanno motivato la maggior quantità di
proposte.
A CUBA, CON IL SOCIALISMO, NON CI SARÀ MAI
SPAZIO PER
‘LE TERAPIE DI SCHOCK’
La tessera annonaria e la sua eliminazione è
stato indubbiamente il tema che ha provocato più
interventi dei partecipanti al dibattito, ed e
logico che sia stato così: due generazioni di
cubani hanno passato la vita con questo sistema
di razionamento che, nonostante il suo nocivo
carattere d’equiparazione, ha offerto per
decenni a tutti i cittadini l’accesso ad
alimenti di base a prezzi irrisori fortemente
sussidiati.
Questo strumento di distribuzione, fu
introdotto negli anni ’60 con una vocazione
d’equiparazione, in un momento di scarsità, per
proteggere il nostro popolo dalla speculazione e
dall’ accaparramento con fini di lucro da parte
di pochi, è divenuto con il trascorrere degli
anni, un carico insopportabile per l’ economia
e un blocco per lo stimolo al lavoro, oltre a
generare illegalità diverse nella società.
Dato che la tessera è disegnata per coprire più
di 11 milioni di cubani allo stesso modo, non
mancano esempi assurdi come quello del caffè che
si consegna ai neonati. Questo avveniva anche
con le sigarette, sino al settembre del 2010,
che si distribuvano a tutti, fumatori o meno,
propiziando la crescita di questa dannosa
abitudine tra la popolazione.
In questo delicato tema, il ventaglio delle
opinioni è molto ampio, da coloro che
suggeriscono di sopprimere subito” la libreta”,
a quelli che si oppongono con forza
all’eliminazione e propongono di aggiungervi
tutto anche i prodotti industriali
Altri sostengono che per combattere
l’accaparramento e garantire l’accesso di tutti
agli alimenti di base, si dovrebbe in una prima
tappa, mantenere la quota attuale anche se si
smetterà di sussidiare i prezzi Non pochi
raccomandano di privare della ‘libreta’ coloro
che non studiano e non lavorano, ed altri hanno
consigliato ai cittadini con le maggiori
entrate di rinunciarvi volontariamente.
Al rispetto, considero propizio ricordare quanto
segnalato dal compagno Fidel nella Relazione
Centrale al Primo Congresso del Partito, il 17
dicembre del 1975, e cito: “Nella conduzione
della nostra economia abbiamo commesso
indubbiamente errori d’idealismo ed in occasioni
non abbiamo considerato la realtà che esistono
leggi economiche alle quali dobbiamo attenerci”.
Fine della citazione.
Il problema che affrontiamo non è di concetto,
ma radica in come, quando e con quale gradualità
lo faremo. L’eliminazione della tessera
annonaria non costituisce un fine in sè, ne la
si può vedere come una decisione isolata, ma
come una delle principali misure che sarà
indispensabile applicare per sradicare le più
profonde distorsioni esistenti nel funzionamento
dell’economia e della società nel suo insieme.
A nessuno, sano di mente, nella direzione di
questo paese, potrebbe venire in mente
d’eliminare di colpo questo sistema, senza aver
creato prima le condizioni per questo, che si
traduce nella realizzazione di altre
trasformazioni del Modello Economico, con il
fine d’incrementare l’efficienza a la
produttività del lavoro, per garantire con
stabilità livelli di produzione e offerta dei
prodotti e dei servizi di base non sussidiati e
nello stesso tempo accessibili a tutti i
cittadini.
Questo tema, logicamente, ha una stretta
relazione con i prezzi e l’unificazione
monetaria, i salari ed il fenomeno della
“piramide rovesciata”, che come si è chiarito
nel Parlamento lo scorso 18 dicembre, si esprime
senza una corrispondenza tra la retribuzione
salariale e la gerarchia e l’importanza del
lavoro svolto, problematiche che si riflettono
in alta proporzione nelle proposte realizzate.
In Cuba, con il socialismo, non ci sarà mai la
terapia di schock, contro i più necessitati
che sono, tradizionalmente, coloro che
appoggiano la Rivoluzione con maggiore fermezza,
a differenza dei pacchetti di misure che si
utilizzano di frequente per mandato del Fondo
Monetario Internazionale e di altre
organizzazioni economiche internazionali, a
detrimento dei popoli del Terzo Mondo e incluso,
negli ultimi tempi, nelle nazioni più sviluppate
, dove si reprimono con violenza le
manifestazioni popolari e studentesche.
La Rivoluzione non lascerà nessun cubano
abbandonato e il sistema d’attenzione sociale si
sta riorganizzando, per assicurare il
sostenimento differenziato e razionale di quelli
che realmente lo necessitano.
Invece di sussidiare i prodotti per la massa
come facciamo adesso, si passerà
progressivamente all’appoggio delle persone
senza altro sostento.
Questo principio conserva totale vigenza nel
riordino della forza lavoro già in marcia per
ridurre gli organici esagerati dei settori
statali, con la stretta osservazione
dell’idoneità dimostrata, processo che
continuerà ad andare avanti, senza fretta, ma
senza pause, ed il suo ritmo sarà determinato
dalla nostra capacità di creare le condizioni
necessarie per il suo totale svolgimento.
A questo dovrà contribuire tra i molti fattori,
l’ampliamento della flessibilità del lavoro nel
settore non statale. Questa forma d’impiego alla
quale si sono aggiunti circa 200.000 cubani
dall’ottobre scorso, sino ad oggi, costituisce
un’alternativa di lavoro protetta dalla
legislazione vigente e quindi deve contare con
il sostegno, l’appoggio e la protezione delle
autorità a tutti i livelli, mentre si deve
esigere con il rigore che domanda la legge lo
stretto compimento degli obblighi, includendo
quelli tributari.
L’incremento del settore non statale dell’
economia, lontano dal significare una presunta
privatizzazione della proprietà, così come
affermano alcuni teorici, è chiamato ad
trasformarsi in un fattore per facilitare la
costruzione del socialismo in Cuba, che
permetterà allo Stato di concentrare
l’elevazione dell’ efficienza dei mezzi
fondamentali di produzione e proprietà di tutto
il popolo, e di separarsi dall’ amministrazione
delle attività non strategiche del paese.
Questo favorirà che lo Stato continui ad
assicurare a tutta la popolazione ugualmente e
in maniera gratuita i servizi di salute e
d’educazione, proteggendoli in forma adeguata
con i sistemi di sicurezza e assistenza sociale,
promuovendo la cultura fisica e lo sport in
tutte le loro manifestazioni, difendendo
l’identità e la conservazione del patrimonio
culturale e la ricchezza artistica, scientifica
e storica della nazione.
Lo Stato socialista avrà allora maggiori
possibilità di rendere una realtà il pensiero
martiano che presiede la nostra Costituzione:
“Io voglio che la Prima Legge della nostra
Repubblica sia il culto dei cubani e la dignità
piena dell’ uomo”.
Corrisponde allo Stato difendere la sovranità e
l’indipendenza nazionale, valori che
inorgogliscono i cubani e continuare a
garantire l’ordine pubblico e la sicurezza
cittadina che distinguono Cuba come uno dei
paesi più sicuri e tranquilli del mondo, senza
narcotraffico e senza crimine organizzato,
senza bambini o adulti mendicanti, senza lavoro
infantile, senza cariche di cavalleria contro i
lavoratori, gli studenti o altri settori della
popolazione, senza esecuzioni extra giudiziarie,
carceri clandestine nè torture, nonostante le
campagne senza prove che costantemente si
orchestrano contro di noi, ignorando con marcata
intenzione che tutte queste realtà sono, prima
di tutto diritti umani fondamentali, ai quali
non può aspirare di certo la grande maggioranza
degli abitanti del pianeta.
E appunto per poter garantire tutte queste
conquiste del socialismo, senza retrocedere
nella qualità e nella portata, i programmi
sociali devono caratterizzarsi per una maggiore
razionalità in maniera che con spese minori si
ottengano risultati superiori e sostenibili per
il futuro, e che inoltre abbiano un’adeguata
correlazione con la situazione economica
generale della nazione.
QUESTA MENTALITÀ DELL’INERZIA DEV’ESSERE
ELIMINATA DEFINITIVAMENTE PER SCIOGLIERE I NODI
CHE BLOCCANO LO SVILUPPO DELLE FORZE PRODUTTIVE
Come si apprezza nelle Linee, queste idee non
contrastano l’importanza che assegniamo alla
separazione precisa del ruolo che devono giocare
nell’economia gli organismi statali da una parte
e le imprese dall’altra, tema che per decenni è
stato plagato di confusioni e improvvisazioni
e che siamo obbligati a risolvere a medio
tempo, nella cornice del perfezionamento e del
rafforzamento dell’ istituzionalità.
La piena comprensione di questi concetti ci
permetterà di avanzare con solidità e senza
retrocessioni nella lenta decentralizzazione
delle facoltà dal Governo centrale verso le
amministrazioni locali, e dai ministeri e altre
entità nazionali a favore dell’autonomia
crescente dell’impresa statale socialista.
Il modello eccessivamente centralizzato che
caratterizza attualmente la nostra economia
dovrà transitare, con ordine e disciplina e con
la partecipazione dei lavoratori, verso un
sistema decentrato, nel quale starà al primo
posto la pianificazione, come segno socialista
di direzione, ma senza ignorare le tendenze
presenti nel mercato, per contribuire alla
flessibilità alla permanente attualità del
piano.
L’esperienza pratica ci ha insegnato che
l’eccesso di centralità cospira contro lo
sviluppo dell’iniziativa nella società e in
tutta la catena produttiva, dove i quadri si
sono abituati a che tutto si decideva “in alto”
e come conseguenza non si sentivano più
responsabili dei risultati dell’organizzazione
che dirigevano.
I nostri imprenditori, salvo eccezioni, si erano
accomodati alla tranquillità e alla sicurezza
‘dell’attesa’ e sviluppavano allergie per i
rischi che apporta l’azione di prendere
decisioni o, che è lo stesso, decidere e
sbagliarsi.
Questa mentalità d’inerzia dev’essere sradicata
definitivamente, per sciogliere i nodi che
legano lo sviluppo delle forze produttive. È un
compito di un’importanza strategica e non è
casuale che sia compreso, in un modo o in
un’altro, nelle 24 linee del capitolo PRIMO:
modello di gestione economica.
In questa materia non possiamo ammettere
improvvisazioni o forzature.
Per decentrare e cambiare la mentalità,
è requisito obbligatorio elaborare una cornice
di regole che definisca le facoltà e le funzioni
di ogni anello, dalla nazione alla base,
acompagnate invariabilmente dai procedimenti di
controllo contabile, finanziario e
amministrativo.
Stiamo già avanzando in questa direzione. Da
quasi due anni sono iniziati gli studi per
perfezionare il funzionamento così come le
strutture e la composizione degli organi di
governo a differenti livelli di direzione,
ottenendo come risultato la messa in vigore del
Regolamento del Consiglio dei Ministri, la
riorganizzazione dei procedimenti di
pianificazione delle attività principali, lo
stabilimento delle basi organizzative, per
disporre di un sistema d’informazione del
governo efficace e opportuno, con le
infrastrutture di info- comunicazioni e la
creazione con carattere sperimentale, sotto un
nuovo concetto funzionale e strutturale delle
province di Mayabeque
e Artemisa.
Per cominciare e decentrare facoltà, si dovrà
riscattare da parte dei quadri statali e delle
imprese il noto ruolo che corrisponde giocare
al contratto, nell’ economia, così come dice la
Linea numero 10.
Anche questo contribuirà a ristabilire la
disciplina e l’ordine nei crediti e nei
pagamenti, doveri con qualifiche poco
soddisfacenti in buona parte della nostra
economia.
Come sottoprodotto non meno importante, l’uso
adeguato del contratto come strumento regolatore
delle inter-relazioni tra differenti attori
economici, diventerà un efficace antidoto contro
l’esteso abito del ‘riunionismo’ o, che è lo
stesso, l’eccesso di riunioni, controlli e
altre attività collettive frequentemente
presiedute da un livello superiore e con la
partecipazione improduttiva di numerosi
partecipanti per far compiere quello che le due
parti di un contratto hanno firmato come dovere
e diritto e che, per mancanza d’esigenza, non
hanno mai reclamato il compimento di fronte alle
istanze che lo stesso documento contrattuale ha
stabilito.
Al rispetto vanno segnalate 19 opinioni, in 9
province, che reclamano la necessità di
diminuire all’indispensabile il numero delle
riunioni e la loro durata. Questo tema lo
riprenderò più avanti quando toccherò il
funzionamento del Partito.
Siamo convinti che il compito che abbiamo
davanti in questo e negli altri temi vincolati a
rendere attuale il Modello Economico, è pieno di
complessità e di inter-relazioni che toccano, in
maggiore o minore misura, tutte le facce della
società nel loro insieme e per questo sappiamo
che non è una questione da risolvere in un
giorno e nemmeno in un anno, e che richiederà
per lo meno cinque anni spiegare la sua
implementazione, con l’armonia e l’integralità
necessarie e quando questo si otterrà, sarà
necessario non fermarci più e lavorare al suo
perfezionamento, in maniera permanente per
essere in condizione di superare le nuove sfide
che lo sviluppo porterà.
Si potrebbe affermare che, facendo una
similitudine, che ogni certo tempo, nella misura
in cui si modificherà lo scenario, il paese
dovrà confezionare un abito a sua misura.
Non ci facciamo illusioni che le Linee e le
misure per l’implementazione del Modello
Economico, da sole, costituiranno il rimedio
universale per tutti i nostri mali. Sarà
necessario alla pari, elevare a piani superiori
la sensibilità politica, il senso comune,
l’intransigenza davanti alle violazioni e la
disciplina di tutti, in primo luogo dei quadri
di direzione.
Il precedente è stato evidenziato
sgradevolmente nelle deficienze presentate
nella strumentazione, in mesi recenti, di alcune
misure puntuali, non complesse nè di grande
importanza, a causa degli ostacoli burocratici
e della mancanza di previsione degli organi
locali di governo, manifestate nell’ampliamento
del lavoro indipendente.
Non è ozioso reiterare che i nostri quadri
devono abituarsi a lavorare con documenti
rettori emessi dagli organi con facoltà, ed
abbandonare l’irresponsabile vizio di metterli
nei cassetti.
La vita ci ha insegnato che non basta promulgare
una buona norma giuridica, indipendentemente
dal fatto che sia una legge o una semplice
risoluzione. È obbligatorio inoltre preparare
gli incaricati per eseguirle, controllarle e
mantenere il controllo, comprovando il dominio
pratico di quanto stabilito. E va ricordato che
non c’è legge peggiore di quella che non si
rispetta e non si fa rispettare.
Il sistema delle scuole di Partito a livello di
provincia e nazione, in parallelo con
l’obbligatorietà e il re-orientamento dei loro
stessi programmi, giocherà un ruolo
protagonista nella preparazione e la
riqualificazione continuata in queste materie
dei quadri del Partito, amministrativi e delle
imprese, con il concorso delle istituzioni
specializzate del settore dell’educazione ed il
prezioso contributo degli affiliati
all’Associazione Nazionale degli Economisti e
dei Contabili, così com’è stato dimostrato
durante il dibattito delle Linee.
Nello stesso tempo, con il proposito d’applicare
appropriatamente l’introduzione dei cambi
necessari, il Burò Politico ha accordato di
proporre al Congresso la costituzione di una
Commissione Permanente del Governo per l’
Implementazione e lo Sviluppo, subordinata al
Presidente dei Consigli di Stato e dei Ministri,
che senza intromettersi nelle funzioni che
corrispondono ai rispettivi organismi
dell’amministrazione centrale dello Stato avrà
la responsabilità di controllare verificare e
coordinare le azioni di tutti i coinvolti incuta
attività così come riproporre incorporazione di
nuove Linee cosa che sarà imprescindibile in un
futuro
In questo senso abbiamo considerato conveniente
ricordare l’orientamento che il compagno Fidel
aveva incluso nella sua relazione centrale al
Primo Congresso del Partito, quasi 36 anni fa,
sul Sistema di Direzione dell’Economia che
allora noi proponevamo di implantare e che per
mancanza di sistematicità da parte nostra, di
controllo e d’esigenza riuscì male. Cito:
“I dirigenti del Partito e soprattutto
quelli dello Stati facciano cosa propria e tema
d’onore la sua implementazione, prendano
coscienza della sua importanza vitale e della
necessità di lottare con tutti gli sforzi per
applicarlo conseguentemente, sempre sotto la
direzione della Commissione Nazionale creata
all’effetto [...] e concludeva “[...]
divulgare ampliamente il sistema, i suoi
principi ed i suoi meccanismi attraverso una
letteratura alla portata delle masse, perchè sia
un tema dominato dai lavoratori. Il successo
del Sistema dipenderà in misura decisiva dal
dominio dello stesso che avranno i lavoratori
”.
Fine della citazione .
Non mi stancherò di ripetere che in questa
Rivoluzione tutto è stato detto e la meglior
mostra di questo sono le idee di Fidel che il
quotidiano Granma, Organo Ufficiale del
Partito, sta pubblicando in questi ultimi anni.
La sola cosa che può far fallire la Rivoluzione
e il socialismo in Cuba, ponendo a rischio il
futuro della nazione è la nostra incapacità di
superare gli errori.
Quello che approveremo in questo Congresso non
può subire la stessa sorte degli accordi dei
precedenti, quasi tutti dimenticati senza
essere stati compiuti.
Quello che accorderemo in questa e in future
occasioni deve costituire una guida per la
condotta e l’azione dei militanti e dei
dirigenti del partito e per garantire la
materializzazione, basandosi negli strumenti
giuridici che detteranno l’Assemblea Nazionale
del Poder Popular, il Consiglio di Stato o
quello di Governo secondo le quali siano le
facoltà legislative in accordo con la
Costituzione
È positivo chiarire per evitare interpretazioni
sbagliate, che gli accordi dei Congressi e di
altri organi di direzione del Partito non
divengono per se stessi delle leggi ma che sono
orientamenti di carattere politico e morale, che
compete al Governo, che è chi amministra,
regolare nella loro applicazione.
Per questa ragione, la Commissione Permanente
d’Implementazione e Sviluppo includerà un vice
gruppo giuridico, composto da specialisti molto
qualificati, che coordinerà con gli organismi
corrispondenti, in stretto rispetto
dell’istituzione, le modifiche necessarie nel
piano legale, per accompagnare l’attualizzazione
del modello economico e sociale, semplificando e
armonizzando il contenuto di centinaia di
risoluzioni ministeriali, accordi di governo,
decreti legge, e conseguentemente proporre, nel
debito momento, l’introduzione delle correzioni
pertinenti nella stessa Costituzione della
Repubblica.
Senza aspettare d’avere tutto elaborato, sono
già in fase avanzata le norme giuridiche
associate alla compravendita di case e di
automobili, le modifiche del Decreto Legge 259,
per ampliare i limite di terra oziosa da dare in
usufrutto a quei produttori agricoli che
presentano buoni risultati, così come la
consegna dei crediti ai lavoratori indipendenti
e alla popolazione in generale.
Ugualmente, consideriamo conveniente proporre al
Congresso che il futuro Comitato Centrale
includa, come primo punto, in tutti i suoi
plenum, che si si svolgeranno non meno di due
volte l’anno, una relazione sullo stato
dell’implementazione degli accordi adottati in
questo evento, sull’attualizzazione del Modello
Economico e
su come, secondo, l’analisi sul compimento del
piano d’economia del primo semestre o dell’anno
in questione.
Inoltre ricorderemo all’Assemblea Nazionale del
Poder Popular d’impiegare un procedimento simile
nelle sue sessioni ordinarie, con il proposito
di potenziare il protagonismo inerente alla sua
condizione d’organo supremo del potere dello
Stato.
Partendo
dalla profonda convinzione che niente di quello
che facciamo è perfetto e che quello che appare
serio oggi, non lo sarà domani, di fronte a
nuove circostanze, gli organi superiori del
Partito e del potere statale e di governo,
devono mantenere una sistematica e stretta
vigilanza su questo processo ed essere capaci d’
introdurre opportunamente le correzioni
appropriate per correggere gli effetti negativi.
Si tratta, compagne e compagni, di stare
allerta, mettere i piedi e le orecchie sulla
terra e quando sorge un problema pratico, in
qualunque sfera e luogo, i quadri nei loro
diretti livelli, agiscano con prontezza e
intenzione e che non si ritorni a lasciare al
tempo la soluzione, perchè per esperienza
propria sappiamo che la sola cosa che succede è
una maggior complicazione.
Ugualmente dobbiamo coltivare e preservare le
inter-relazioni incessanti con le masse, prive
di ogni formalismo, per retro- alimentarci
efficacemente con le loro preoccupazioni e
insoddisfazioni e che siano precisamente le
masse a indicare il ritmo dei cambi che si
devono introdurre.
L’attenzione delle incomprensioni recenti,
associate alla riorganizzazione di alcuni
servizi di base, dimostra che quando il Partito
e il Governo, ognuno compiendo il suo ruolo,
con metodi e stili distinti, agiscono con
rapidità e armonia, ascoltando le
preoccupazioni della popolazione e ragionano con
questa chiaramente e semplicemente, si ottiene
un sostegno nella misura in cui si fomenta la
fiducia del popolo nei suoi dirigenti.
In conseguenza di questo esempio, la stampa
cubana nei suoi differenti formati, è chiamata a
giocare un ruolo decisivo con il chiarimento e
la diffusione obiettivi costanti e critici della
marcia dell’attualizzazione del Modello
Economico, in modo che con articoli e lavori
sagaci, concreti, in un linguaggio accessibile
a tutti, si fomenti nel paese una cultura su
questi temi.
Su questo fronte è necessario anche lasciare
indietro definitivamente l’abito del
trionfalismo, lo stridore e il formalismo,
toccando l’attualità nazionale e generando
materiali scritti e programmi di televisione e
radio che per il loro contenuto e lo stile
catturino l’attenzione stimolino il dibattito
nell’opinione pubblica, che suppone elevare la
professionalità e le conoscenze dei nostri
giornalisti. È vero che, nonostante gli accordi
adottati dal Partito sulla politica informativa,
nella maggioranza delle volte non contano con
l’accesso opportuno alle informazioni, nè a un
contatto frequente con quadri e specialisti
responsabili delle tematiche in questione. La
somma di questi fattori spiega la diffusione in
non pochi casi di materiali noiosi, improvvisati
e superficiali.
Non meno importante sarà l’apporto che i nostri
media di diffusione di massa devono destinare a
favore della cultura nazionale e del recupero
dei valori civici nella società.
Sarà raccomandabile limitare al massimo di due
periodi consecutivi di cinque anni la durata
degli incarichi politici e statali fondamentali.
Passando ad un altro tema vitale che riguarda
una relazione molto stretta con
l’attualizzazione del Modello Economico e
Sociale del paese e deve aiutare alla sua
materializzazione, ci proponiamo di celebrare
una Conferenza Nazionale del Partito per
giungere a conclusioni rispetto alle modifiche
dei suoi metodi e dello stile di lavoro, con
l’obiettivo di concretare la sua attuazione, per
oggi e sempre, del contenuto dell’articolo 5
della Costituzione della Repubblica, dove si
stabilisce che l’organizzazione del Partito è
l’avanguardia organizzata della nazione cubana e
la forza dirigente superiore della società e
dello Stato. Inizialmente avevamo deciso di
convocare questa Conferenza nel dicembre del
2011, mas senza dubbio, considerando le
complicazioni proprie dell’ultimo mese dell’anno
e la convenienza di contare con una prudente
riserva di tempo per puntualizzare i dettagli,
progettiamo di realizzare questo evento alla
fine di gennaio del 2012. Già lo scorso 18
dicembre ho spiegato nel Parlamento che per le
deficienze presentate dagli organi
amministrativi del Governo, nel compimento delle
loro funzioni, il Partito per anni è stato
coinvolto in compiti che non gli corrispondono,
militando e compromettendo il suo ruolo.
Siamo convinti che la sola cosa che può far
fallire la Rivoluzione e il socialismo in Cuba,
ponendo a rischio il futuro della nazione, è la
nostra incapacità di superare gli errori che
abbiamo commesso per più di 50 anni e nei quali
potremmo cadere di nuovo.
La prima cosa che dobbiamo fare per emendare un
errore è riconoscerlo coscientemente in tutta la
sua dimensione come un fatto reale e che anche,
e sin dai primi anni della Rivoluzione, Fidel
aveva differenziato con chiarezza i ruoli del
Partito e dello Stato. Non siamo stati
conseguenti nel compimento delle sue istruzioni
e ci siamo lasciati portare dalle urgenze e
dalle improvvisazioni.
Quale miglior esempio di quel che disse il
leader della Rivoluzione in una data tanto
prematura come i 26 marzo del 1962, parlando
alla radio e televisione, per spiegare al popolo
i metodi e il funzionamento delle Organizzazioni
Rivoluzionarie Integrate - ORI . che hanno
preceduto il Partito, quando disse, citazione
:
“[...]
il Partito dirige, dirige attraverso tutto il
Partito e dirige attraverso l’amministrazione
pubblica. Un funzionario deve avere autorità. Un
ministro deve avere autorità. Un amministratore
deve avere autorità, discutere tutto quello che
è necessario con il consiglio tecnico assessore
(oggi Consiglio di Direzione), discutere con le
masse operaie, discutere con il nucleo, ma chi
decide è l’amministratore perchè la
responsabilità è sua [...]”. Fine
della citazione .
Questo orientamento fu impartito 49 anni fa.
Esistono concetti molto ben definiti e che in
essenza conservano piena validità per realizzare
il successo in questa direzione, con
indipendenza dal tempo trascorso da quando Lenin
li ha formulati, e sono passati circa 100 anni,
devono essere di nuovo ripresi in accordo con le
caratteristiche e le esperienze del nostro
paese.
Nel 1973, nella cornice del processo
preparatorio del Primo Congresso, restò
definito che il Partito dirige e controlla
attraverso vie e metodi che gli sono propri e
che si differenziano dalle vie e dai metodi e di
cui dispone lo Stato per esercitare la sua
autorità.
Le direttive, le risoluzioni e le disposizioni
del Partito non hanno direttamente carattere
giuridico obbligatorio per tutti i cittadini,
dovendo essere compiute solo dai suoi militanti
a coscienza, dato che per queste non si dispone
di nessun apparato di forza o obbligo.
Questa è una differenza importante del ruolo e
dei metodi del Partito e dello Stato.
Il potere del Partito riposa alla base della sua
autorità morale, nell’influenza che esercita
sulle masse e nella fiducia che il popolo
deposita in lui. L’azione del Partito si fonda,
prima di tutto nel convincimento che emana dalle
sue azioni e dalla giustezza della sua linea
politica.
Il potere dello Stato parte dalla sua autorità
materiale, che consiste nella forza delle
istituzioni incaricate d’esigere da tutti di
compiere le norme giuridiche che emette.
Il danno che provoca la confusione si questi
concetti si esprime, prima di tutto nel
debilitamento del lavoro politico che deve
realizzare il Partito e in secondo luogo nel
deterioramento che l’autorità dello Stato e del
governo, perchè i funzionari smettono di
sentirsi responsabili nelle loro decisioni.
Si tratta, compagne e compagni , di spogliare
per sempre Il Partito di tutte le attività non
proprie del suo carattere di organizzazione
politica, in poche parole, liberarci dalle
funzioni amministrative e dedicarci, ognuno di
noi, a quello che ci tocca.
Molto vincolate a questi concetti sbagliati
sono le deficienze nella politica dei Quadri del
Partito, che dovrà a sua volta essere oggetto
d’analisi da parte della citata Conferenza
Nazionale.
Non poche lezioni amare ci hanno legato a questi
errori sofferti in questo ambito, a causa della
mancanza di rigore e di visione che hanno aperto
brecce alla promozione accelerata di quadri
inesperti, immaturi a incarichi di simulazione
e opportunismo, attitudini alimentate anche dal
concetto sbagliato che per occupare un incarico
di direzione si esigeva, come tacito requisito
militare nel Partito e nella Gioventù Comunista.
Questa pratica va bandita con decisione e salvo
per le responsabilità proprie delle
organizzazioni politiche, la militanza non deve
significare una condizione vincolante di
disimpegno in nessun posto di direzione, nel
Governo o nello Stato, senza la preparazione per
esercitarlo, con la disposizione di riconoscere
come propria la politica e il programma del
Partito
I dirigenti non sorgono dalle scuole e nemmeno
grazie agli amici che li favoriscono, si fanno
nella base, disimpegnando la professione per cui
uno ha studiato, a contatto con i lavoratori, e
si deve ascendere gradualmente a forza di
approvazione, che deriva solo dall’essere
esempio nel sacrificio e nei risultati.
In questo senso considero che la direzione del
Partito, a tutti i livelli, deve farsi una
severa autocritica e adottare le misure
necessarie per evitare la riapparizione di tali
tendenze. Questo è applicabile
all’insufficiente sistematicità e volontà
politica per assicurare promozioni a carico di
donne, negri, mulatti e giovani sulla base del
merito e le condizioni personali.
Non aver risolto quest’ultimo problema in più di
mezzo secolo, è una vera vergogna che porteremo
nella nostra coscienza per molti anni, perchè
semplicemente non siamo stati conseguenti con
gli infinite orientamenti che sin dai primi
giorni del trionfo rivoluzionario e per tutti
questi anni il compagno Fidel ci ha impartito,
e perchè inoltre la soluzione a questa
sproporzione faceva parte degli accordi adottati
nel trascendentale Primo Congresso del Partito e
nei quattro che gli sono seguiti, senza mai
realizzare il loro compimento
Temi come questi che definiscono il futuro, non
dovranno mai più ritornare a farsi guidare
dalla spontaneità, ma dalla previsione e dalla
più ferma volontà politica di preservare e
perfezionare il socialismo in Cuba.
Anche se abbiamo fatto vari tentativi di
promuovere dei giovani negli incarichi
principali, la vita ha dimostrato che non sempre
le soluzioni sono state giuste. Oggi affrontiamo
le conseguenze di non contare con una riserva di
sostituti abbastanza preparati, con sufficiente
esperienza e maturità per assumere i nuovi
compiti di direzione nel Partito, nello Stato
e nel Governo, questione che dobbiamo
rapidamente risolvere, in un quinquennio, senza
precipitazione nè improvvisazione, ma
cominciando subito, appena terminato il
Congresso.
A questo contribuirà inoltre il rafforzamento
dello spirito democratico e del carattere
collettivo del funzionamento degli organi del
Partito e del potere statale e governativo,
mentre si garantisce il ringiovanimento
sistematico in tutta la catena di incarichi
amministrativi e di Partito dalla base, dai
compagni che occupano le principali
responsabilità, senza escludere l’attuale
Presidente dei Consigli di Stato e dei Ministri
o il Primo Segretario del Comitato Centrale che
risulteranno eletti da questo Congresso.
Per questo siamo arrivati alla conclusione che
risulta encomiabile limitare a un massimo di due
periodi consecutivi di cinque anni il disimpegno
degli incarichi politici e statali fondamentali.
Questo è possibile e necessario nellea attuali
circostanze ben distinte da quelle del primo
decennio della Rivoluzione ancora non
consolidata ed inoltre sottoposta a costanti
minacce e aggressioni.
Il rafforzamento sistematico della nostra
istituzionalità sarà a sua volta condizione e
garanzia imprescindibile per far sì che questa
politica di rinnovo dei quadri non ponga mai a
rischio la continuità del socialismo in Cuba.
In questa sfera stiamo cominciando con un primo
passo, riducendo sostanzialmente la
nomenclatura degli incarichi di direzione, che
corrispondeva approvare nelle istanze
municipali, provinciali e nazionali del Partito
e delegare ai dirigenti ministeriali e delle
imprese facoltà per la nomina, la sostituzione e
l’applicazione delle misure disciplinari a gran
parte dei capi subordinati, assistiti della
rispettive commissioni di quadri, nei quali il
Partito è rappresentato e opina, ma che sono
presiedute dal dirigente amministrativo che è
quello che decide.
L’opinione dell’organizzazione del Partito è
importante,
ma il fattore che determina è il capo, già che
dobbiamo preservare e potenziare la sua
autorità, in armonia con il Partito.
In quanto alla vita interna, tema che allo
stesso modo rimettiamo all’analisi della
Conferenza, pensiamo che dobbiamo meditare sugli
effetti controproducenti di vecchie abitudini
che non hanno nulla a che vedere con il ruolo
d’avanguardia della organizzazione nella società
tra le quali la superficialità e il formalismo
con cui si sviluppa il lavoro
politico-ideologico l’utilizzo di metodi e
termini antiquati che non considerano il livello
d’istruzione dei militanti, la realizzazione di
riunioni eccessivamente lunghe e con frequenza
nella giornata lavorativa, che dev’essere
sacra, soprattutto per i comunisti; con agende
molte volte inflessibili indicate dagli
organismi superiori senza differenziare lo
scenario in cui si sviluppa la vita dei
militanti, le frequenti convocazioni alle
attività commemorative formali, con discorsi
ancora più formali, e l’organizzazione di lavoro
volontario nei giorni di riposo senza contenuto
reale nè il debito coordinamento, generando
spese e diffondendo irritazione e apatia tra i
nostri compagni.
Questi criteri sono applicabili anche
all’emulazione, movimento che con gli anni ha
perso la sua essenza di mobilitazione dei
collettivi operai, trasformandosi in un
meccanismo alternativo di distribuzione di
stimoli morali e materiali, non sempre
giustificati, con risultati concreti che in non
poche occasioni hanno generato frodi
nell’informazione.
La Conferenza dovrà inoltre considerare le
relazioni del Partito con l’Unione dei Giovani
Comunisti e le organizzazioni di massa, per
spogliarle dagli schematismi e dalle abitudini e
perchè tutti riscattino la loro ragione
d’essere, adeguata alle condizioni attuali.
In sintesi, compagne e compagni, la Conferenza
Nazionale si centrerà nel potenziare il ruolo
del Partito come massimo esponente della difesa
degli interessi del popolo cubano.
Per
raggiungere questa meta è indispensabile
cambiare la mentalità, lasciare da parte i
formalismi e le bravate nelle idee e nelle
azioni, o, che è lo stesso, eliminare l’
immobilismo fondato nei dogmi nelle consegne
vuote, per giungere alle essenze più profonde
delle cose, come brillantemente dimostrano
nell’opera di teatro
“Abracadabra” i bambini della compagnia “La
Colmenita”.
Solo così il Partito Comunista di Cuba potrà
essere in condizioni d’essere per tutto il tempo
il degno erede dell’autorità e della fiducia
illimitata del popolo nella Rivoluzione e nel
suo unico Comandante in Capo, il compagno Fidel
Castro, il cui apporto morale e la sua guida
indiscutibile non dipendono da alcun incarico, e
che dalla sua condizione di soldato delle idee
non ha smesso di lottare e di contribuire con le
sue Riflessioni che illuminano e con altre
azioni per la causa rivoluzionaria e in difesa
dell’umanità, di fronte ai pericoli che la
minacciano.
Continueremo a difendere il Diritto
Internazionale e a sostenere il principio
d’uguaglianza sovrana degli Stati e il diritto
alla libera determinazione dei popoli.
A proposito della situazione internazionale,
dedicheremo alcuni minuti a valutare la
congiuntura che esiste nel pianeta.
L’uscita dalla crisi economica globale che
danneggia tutte le nazioni non s’ intravede per
il suo carattere sistemico. I rimedi applicati
dai poderosi sono stati indirizzati alla
protezione delle istituzioni e delle pratiche
che le hanno dato origine, scaricando il
terribile peso delle conseguenze sui lavoratori
nei loro stessi territori ed in particolare nei
paesi sottosviluppati. La spirale dei prezzi
degli alimenti e del petrolio spinge centinaia
di milioni di persone verso la miseria.
Gli effetti del cambio climatico sono già
devastatori e la mancanza di volontà politica
delle nazioni industrializzate impedisce di
adottare le azioni urgenti e indispensabili per
prevenire la catastrofe.
Viviamo in un mondo convulso nel quale
avvengono disastri naturali come i terremoti di
Haiti, Cile e Giappone, mentre gli Stati Uniti
sferrano guerre di
conquista
in Iraq e Afganistan, che sono costate più di
un milione di civili morti.
Movimenti popolari nei paesi arabi si ribellano
contro governi corrotti e oppressori, alleati
degli Stati Uniti e dell’ Unione Europea.
Il disgraziato conflitto in Libia, nazione
sottoposta ad un brutale intervento militare
della NATO, è servito di nuovo come pretesto di
questa organizzazione per accedere dai suoi
limiti di difesa originali ed espandere a scala
globale le minacce e le azioni di guerra che
sostengono gli interessi geo-strategici e
l’accesso al petrolio.
L’imperialismo e le forze reazionarie interne
cospirano per destabilizzare altri paesi, mentre
Israele opprime e massacra il popolo palestinese
con totale impunità.
Gli Stati Uniti e la NATO includono nelle loro
dottrine gli interventi aggressivo contro i
paesi del Terzo Mondo, impongono alle Nazioni
Unite una doppia morale e utilizzano in forma
sempre più organizzata poderosi consorzi
mediatici per nascondere o tergiversare i fatti,
secondo la convenienza dei centri di potere
mondiale in una farsa ipocrita destinata a
ingannare l’opinione pubblica.
Nel mezzo di una complessa situazione economica,
il nostro paese mantiene la cooperazione con 101
paesi del Terzo Mondo. Ad Haiti il personale
medico, dopo 12 anni d’intenso lavoro salvando
vite, affronta da gennaio, assieme a
collaboratori di altri paesi, le sequele del
terremoto e la successiva epidemia di colera,
con dedizione encomiabile.
Alla Rivoluzione Bolivariana e al compagno Hugo
Chávez Frías esprimiamo la più decisa
solidarietà e tutto il nostro impegno, coscienti
dell’importanza de processo che vive il fraterno
popolo venezuelano per Nuestra América, e nel
Bicentenario della sua indipendenza.
Ugualmente condividiamo i movimenti
trasformatori in vari paesi latinoamericani,
guidati da prestigiosi leaders che
rappresentano gli interessi della maggioranza
oppressa.
Proseguiremo contribuendo ai processi
integrazionisti dell’Alleanza Bolivariana per i
Popoli di Nuestra America, (ALBA), l’Unione del
Sud (UNASUR) e la Comunità degli Stati
Latinoamericani e dei Caraibi (CELAC), che
prepara la celebrazione a Caracas del suo
vertice iniziale nel luglio di quest’anno, cioè
il fatto istituzionale di maggior importanza nel
nostro emisfero durante l’ultimo secolo, perchè
per la prima volta ci riuniremo noi da soli,
tutti i paesi al sud del Rio Bravo.
Ci danno speranza questa America latina e questi
Carabi, sempre più uniti e indipendenti che
ringraziamo per la loro solidarietà.
Continueremo a difendere il Diritto
Internazionale e a sostenere il principio
d’uguaglianza sovrana degli Stati e il diritto
alla libera determinazione dei popoli.
Condanniamo l’uso della forza, le aggressioni e
le guerre di conquista, l’accaparramento delle
risorse naturali e lo sfruttamento dell’uomo.
Condanniamo il terrorismo in tutte le sue forme
e in particolare il terrorismo di Stato e
difenderemo la pace e lo sviluppo per tutti i
popoli e lotteremo per il futuro dell’Umanità.
Il governo nordamericano non ha cambiato la sua
politica tradizionale che vuole screditare e
distruggere la Rivoluzione, al contrario ha
continuato i finanziamenti dei progetti per
promuovere direttamente la sovversione,
provocare la destabilizzazione e interferire nei
nostri temi interni. L’attuale amministrazione
ha deciso alcune misure positive, ma davvero
molto limitate.
Il blocco economico, commerciale e finanziario
degli Stati Uniti contro Cuba persiste ed anche
s’intensifica con l’attuale presidenza ed in
particolare le transazioni bancarie, ignorando
la condanna quasi unanime della comunità
internazionale che si è pronunciata in maniera
crescente per la sua eliminazione in 19 anni
consecutivi.
Apparentemente, come si è visto nella recente
visita al palazzo de La Moneda, a Santiago del
Cile, ai governanti degli Stati Uniti non piace
rimettersi alla storia, trattando presente e
futuro ; va sottolineato che il blocco contro
Cuba non è una questione del passato, per cui
noi ci sentiamo obbligati a ricordare il
contenuto di un memorandum segreto, reso
pubblico nel 1991, che era del Vicesegretario
Aggiunto di Stato per i temi interamericani,
Lester D. Mallory, del 6 aprile del 1960, e
cito: “La maggioranza dei cubani
appoggia Castro [...] Non esiste un’opposizione
politica efficace […]L’unico mezzo possibile per
fargli perdere l’appoggio
interno [al
governo] è provocare disgusto e delusione con
l’insoddisfazione economica e la penuria
[…] vanno
messi in pratica rapidamente tutti i mezzi
possibili per debilitare la vita economica
[…]
negando a Cuba denaro e rifornimenti, con
il fine di ridurre i salari nominali e reali, e
con l’obiettivo di provocare fame, disperazione
e la caduta del governo”. Fine della
citazione.
Osservate la data del memorandum, il 6 aprile
del 1960, quasi un anno esatto prima
dell’invasione a Playa Girón.
Il memorandum in questione non sorse per
iniziativa di questo
funzionario, ma rientrava nella politica per
distruggere la Rivoluzione, così come “
Il Programma d’Azione
Segreta contro il regime di Castro”, approvato
dal
presidente Eisenhower il 17 marzo del 1960, 20
giorni prima del memorandum citato,
utilizzando tutti i mezzi disponibili, dalla
creazione di un’opposizione unificata, la guerra
psicologica, le azioni clandestine
d’intelligenza e la preparazione in terzi paesi
di forze paramilitari capaci d’invadere
l’Isola.
Gli Stati Uniti stimolarono il terrorismo nelle
città e in quello stesso anno, prima di Playa
Girón, fomentarono la creazione di bande
controrivoluzionarie armate, rifornite via aria
e via mare, che commisero saccheggi e omicidi di
contadini operai e giovani alfabetizzatori ,
sono alla loro distruzione definitiva nel 1965.
Noi cubani non dimenticheremo mai i 3.478 morti
e i 2099 mutilati, vittime della politica di
terrorismo di Stato.
È passato mezzo secolo di privazioni e di
sofferenze per il nostro popolo che ha saputo
resistere e difendere la sua Rivoluzione e che
non è disposto ad arrendersi, nè a macchiare la
memoria dei suoi morti negli ultimi 150 anni,
dall’inizio delle nostre lotte per
l’indipendenza.
Il governo nordamericano non ha smesso di
proteggere e coprire noti terroristi, mentre
prolunga la sofferenza e l’ingiusta reclusione
di Cinque Eroici combattenti anti terroristi
cubani.
La sua politica verso Cuba non ha credibilità,
nè sostento morale di sorta e per cercare di
giustificarla si esprimono pretesti incredibili,
che essendo obsoleti, cambiano secondo le
convenienze di Washington.
Il governo degli Stati Uniti non dovrebbe avere
dubbi che la Rivoluzione cubana uscirà più forte
da questo Congresso Se desidera continuare ad
afferrarsi alla sua politica d’ostilità, blocco
e sovversione, siamo preparati ad affrontarla.
Reiteriamo la disposizione al dialogo e
affronteremo la sfida di sostenere una relazione
normale con gli Stati Uniti nella quale si
possa convivere in maniera civile con le nostre
differenze, sulla base del mutuo rispetto e la
non ingerenza dei temi interni.
Nello stesso tempo manterremo in maniera
permanente la priorità della difesa, seguendo le
istruzioni del compagno Fidel nella sua prima
relazione del Primo Congresso, quando disse, e
cito: “Sino a che esisterà
l’imperialismo, il Partito, lo Stato e il
popolo, presteranno ai servizi della difesa la
massima attenzione.
La guardia rivoluzionaria non si tralascerà mai.
La storia insegna con troppa eloquenza che
coloro che dimenticano questo principio non
sopravvivono all’errore”.
Nello scenario attuale è positivo conservare
tale vigenza. Il concetto strategico della
Guerra di Tutto il Popolo, si arricchisce e
perfeziona in modo costante. Il suo sistema di
comando e direzione è stato riformato,
incrementandole apposta per reagire di fronte
alle differenti situazioni eccezionali previste.
La portata difensiva del paese ha acquistato una
dimensione superiore sia nel piano qualitativo
che quantitativo, partendo dalle risorse proprie
disponibili; è stato elevato lo stato tecnico e
di mantenimento, come di conservazione delle
armi, ed è proseguito lo sforzo nella
produzione, soprattutto nella modernizzazione
della tecnica militare, considerando i
proibitivi prezzi nel mercato mondiale. In
questa sfera è giusto riconoscere l’apporto di
decine d’istituzioni civili e militari che hanno
dimostrato le enormi potenzialità scientifiche,
tecnologiche e produttive che la Rivoluzione ha
creato.
Il grado di preparazione del territorio
nazionale, come teatro di operazioni militari, è
cresciuto significativamente, le armi
fondamentali sono protette, così come parte
importante delle truppe, degli organi di
direzione e la popolazione.
È stata stabilita un’infrastruttura di
comunicazione che assicura il funzionamento
stabile del comando a differenti livelli e sono
state elevate le riserve materiali di ogni
tipo, con maggior scaglionamento e protezione.
Le Forze Armate Rivoluzionarie o - che è poi lo
stesso- il popolo in uniforme, dovranno
continuare il loro permanente perfezionamento e
preservare di fronte alla società l’autorità e
il prestigio conquistati, la loro disciplina e
l’ordine in difesa del popolo e del socialismo.
L’unità tra la dottrina e il pensiero
rivoluzionario con relazione a alla fede e ai
credenti ha le sue radici nelle fondamenta
stesse della nazione.
Toccheremo ora questo altro tema dell’attualità,
non meno significativo.
Il Partito dev’essere convinto che al di là
della domanda materiale e anche di quelle
culturali, esiste nel nostro popolo una
diversità di concetti e d’idee sulle sue stesse
necessità spirituali.
Sono molti i pensieri su questo tema del Eroe
nazionale José Martí, uomo che sintetizzava
questa congiunzione di spiritualità e sentimento
rivoluzionario.
Su questo tema Fidel parlò molto presto, nel
1954 dal presidio, evocando il martire della
Moncada Renato Guitart, e cito: “La
vita fisica è effímera, passa inesorabilmente,
come sono passate quelle di tante e tanti e
tante generazioni di uomini, come passerà in
breve quella di ciascuno di noi. Questa verità
dovrebbe insegnare a tutti gli esseri umani che
al disopra di loro ci sono valori immortali
dello spirito Che senso ha quella – la vita -
senza questi?
Che cos’è allora vivere?
Come possono morire
quelli che
per comprenderlo, la sacrificano generosamente
al bene e alla giustizia!”.
Questi valori sono stati sempre presenti nel
suo pensiero e così lo ha reiterato nel 1971
riunendosi con un gruppo di sacerdoti cattolici
a Santiago del Cile: e cito: “Io
vi dico che ci sono diecimila volte più
coincidenze del cristianesimo con il comunismo
di quello che può avere con il capitalismo”.
Su questa idea ritornerà parlando con i membri
delle chiese cristiane in Giamaica nel 1977;
quando disse: “Si deve lavorare uniti, perchè
quando l’idea politica trionfa,
l’idea religiosa non si appartata, non appaia
nemica dei cambi. Non esistono contraddizioni
tra i propositi della religione e i propositi
del socialismo”.
Fine della citazione.
L’unità tra la dottrina e il pensiero
rivoluzionario in relazione alla fede e ai
credenti ha le sue radici nelle fondamenta
stesse della nazione che, affermando il suo
carattere laico, propugnava come principio
irrinunciabile dell’unione della spiritualità
con la Patria, che ci legava a Padre Félix
Varela e alle enunciazioni pedagogiche di José
de la Luz y Caballero, che fu categorico al
segnalare: “ Prima vorrei, dico io, che si
distruggessero le istituzioni degli uomini - re
e imperatori – gli stessi astri del firmamento,
di veder cadere dal petto umano il sentimento di
giustizia, questo sole del mondo morale!”
Nel 1991, il IV Congresso del Partito accordò
di modificare l’interpretazione degli Statuti,
che limitava l’ingresso all’organizzazione dei
rivoluzionari credenti.
La giustezza di questa decisione fu confermata
dal ruolo che disimpegnarono i leaders e i
rappresentanti delle diverse
istituzioni religiose nelle distinte voci degli
impegni nazionali, includendo la lotta
per il ritorno del bambino Elián nella
Patria, nella quale operò in modo speciale il
Consiglio delle Chiese di Cuba.
Nonostante questo, è necessario continuare ad
eliminare qualsiasi pregiudizio che impedisca
di unire fraternamente nella virtù e nella
difesa della nostra Rivoluzione tutte e tutti i
cubani, credenti o no, coloro che formano parte
delle chiese cristiane, tra le quali
s’includono la cattolica, le ortodosse russa e
greca, le evangeliche e protestanti; come le
religioni cubane d’origine africana, le comunità
spiritiste, ebree, islamiche, buddiste e le
associazioni di fraternità, tra le altre. Per
ognuna di queste la Rivoluzione ha avuto gesti
di apprezzamento e concordia.
L’indimenticabile Cintio Vitier, straordinario
poeta e scrittore, che fu deputato della nostra
Assemblea Nazionale, con le forze della penna e
la sua etica martiana, cristiana e
profondamente rivoluzionaria, ci ha lasciato
come legato avvertenze per il presente e la
posterità che dobbiamo ricordare.
Cintio ha scritto: “Quello che è in pericolo
lo sappiamo è la nazione stessa. La nazione è
già inseparabile dalla Rivoluzione che dal 10
ottobre del 1868 la costituisce e non ha altra
alternativa: o è indipendente o smetterà
d’essere in assoluto”.
Se la Rivoluzione fosse sconfitta , cadremmo nel
vuoto storico che il nemico ci augura
e ci prepara, che anche il più elementare tra
i popoli annusa come abisso”.
Continua Cintio:
“Alla sconfitta si può giungere, lo sappiamo,
per l’intervento del blocco, lo spreco interno,
le tentazioni imposte dalla nuova situazione
egemonica del mondo”.
Dopo aver affermato che: “Stiamo nel momento
più difficile della nostra storia” aveva
sentenziato : “obbligata a battersi con
l’insensatezza del mondo al quale fatalmente
appartiene minacciata sempre dalle sequele di
oscure trame secolari, implacabilmente
perseguitata dalla nazione più poderosa del
pianeta, vittima anche di sciocchezze importate
o autoctone, che non si commettono mai
impunemente nella storia, la nostra piccola
Isola si stringe e si dilata, sistole e
diastole, come un lampo di speranza per sè e per
tutti”.
Fine della citazione.
Dobbiamo riferirci al processo recentemente
concluso di scarcerazione dei prigionieri
controrivoluzionari, di quelli che in tempi
difficili e d’angustia per la Patria, hanno
cospirato contro di lei al servizio di una
potenza straniera.
Per decisione sovrana del nostro Governo sono
stati liberati senza aver scontato totalmente le
loro sentenze. Lo abbiamo fatto in maniera
diretta e attribuirci il merito
certo di
quello che decidiamo, considerando la forza
della Rivoluzione, senza dubbio lo
abbiamo effettuato nella cornice di un dialogo
di rispetto mutuo, lealtà e trasparenza
con l’alta
gerarchia della chiesa cattolica, che ha
contribuito con il suo
lavoro
umanitario a che questa azione si concludesse in
armonia e i cui allori in questo caso
corrispondono a questa istituzione religiosa.
I rappresentanti di questa Chiesa hanno
manifestato i loro punti di vista, non sempre
coincidenti con i nostri, ma sì costruttivi.
Questo è almeno il nostro apprezzamento , dopo
lunghe conversazioni con il Cardinale Jaime
Ortega e con il Presidente della Conferenza
Episcopale Monsignor Dionisio García.
Con questa azione abbiamo favorito il
consolidamento del più prezioso legato della
nostra storia e del processo rivoluzionario:
l’unità della nazione.
Inoltre dobbiamo ricordare il contributo del
precedente Ministro dei Temi Esteri e la
Cooperazione della Spagna, Miguel Ángel
Moratinos, che ha offerto facilità per il lavoro
umanitario della chiesa, in maniera che coloro
che hanno manifestato questo desiderio o hanno
accettato l’idea, hanno viaggiato all’ estero
con i loro familiari; altri hanno deciso di
restare in Cuba.
Abbiamo sopportati pazientemente la campagna
dispregiativa in materia di diritti umani,
organizzata dagli Stati Uniti e da vari paesi
dell’Unione Europea, che esigono niente meno una
resa incondizionata e lo sgretolamento immediato
del nostro regime socialista, e fomentano,
orientano e aiutano i mercenari interni a
violare le leggi.
A questo proposito è necessario chiarire che
quello che non faremo mai, è negare al popolo il
diritto di difendere la sua Rivoluzione, perchè
la difesa dell’indipendenza, delle conquiste del
socialismo, delle nostre piazze, delle nostre
strade e continuerà ad essere il primo dovere di
tutti patrioti cubani.
Ci aspettano giorni e anni d’intenso lavoro e
d’enorme responsabilità per preservare e
sviluppare, su una base duratura e sostenibile
il futuro socialista e indipendente della
Patria.
Termina qui la Relazione Centrale del VI
Congresso.
Molte grazie.
(Traduzione Gioia Minuti).
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