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Celia Sánchez Manduley
Tutti i giorni
fiori freschi sulla sua tomba
Acela
Caner Román
Il
tempo passa inesorabilmente. Stanno per compiersi 30
anni da quel venerdì 11 gennaio del 1980, quando
il cuore di Celia Esther de los Desamparados Sánchez
Manduley smise di battere.
Ricordo il grigio di quella mattina e l’insistente
pioggerella che accompagnavano l’incredulità.
Il
dolore e la tristezza impregnarono molto a fondo il
cuore dei cubani e fu difficile accettare che quell’essere
imprescindibile se n’era andato per sempre.
Nata
il 9 maggio del 1920 a Media Luna, un paesino vicino
al golfo di Guacanayabo, Celia crebbe e maturò tra
le onde del mare dei Caraibi e le montagne della
Sierra Maestra, tra Manzanillo e Pilón, tra gente
semplice, patriota e rivoluzionaria.
Molto
giovane, Celia ebbe vincoli diretti con i più umili
tra gli abitanti della sua regione d’origine e con
l’intellettualità più progressista del paese. Figlia
d’un uomo di straordinaria cultura e bontà, il
dottor Manuel Sánchez Silveira, Celia aiutava il
padre nell’assistenza ai malati e nella lotta del
nobile professionista per migliorare le condizioni
di vita dei diseredati e per rendere più decente la
politica nazionale.
Con
lui Celia scalò il Turquino per collocare
l’immagine di Martí sulla cima più alta della
Patria, con la stessa volontà e persistenza con cui
partecipava a tutte le investigazioni storiche e
alle attività politiche che arricchivano lo spirito
e la vita dello stimato medico rurale.
Celia,
semplice e silenziosa, fu uno dei grandi pilastri
del Movimento 26 di Luglio. Nella lotta clandestina
lei organizzò le cellule rivoluzionarie di Pilón,
Niquero e Manzanillo; preparò le condizioni per
ricevere lo yacht Granma e fu la guida dei contadini
della zona che intrapresero le ricerche dei ribelli
della spedizione dispersi dopo le difficoltà
terribili dello sbarco.
Celia
fu anche la prima donna che andò sulla Sierra
Maestra per combattere nell’Esercito Ribelle.
Instancabile, laboriosa, audace e discreta, si
guadagnò l’affetto e la fiducia di tutti i
combattenti.
Fidel
lo disse così nel 1957: “E per quel che riguarda la
Sierra, quando si scriverà la storia di questa tappa
rivoluzionaria, nella copertina dovranno apparire
due nomi: David e Norma”, cioè i nomi che usavano
Frank País e Celia Sánchez come pseudonimi per la
lotta.
Trentanni dopo la sua dipartita Celia Sánchez
Manduley, la sensibile e fedele guardiana della
storia rivoluzionaria e del pensiero di Fidel, le¡,
quella che ha lavorato per la Patria socialista fino
a quando ha avuto un alito di vita, segue presente
in noi che non siamo rimasti abbandonati, perchè la
sua luce ci illuminerà per sempre.
E ogni
giorno, all’alba, la tomba della dolce Eroina della
Patria riceve fiori freschi, simbolo dell’affetto e
del rispetto del suo popolo (Traduzione Gioia Minuti).
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