Prigionieri Politici dell'Impero| MIAMI 5

    

C U L T U R A

L'Avana. 8 Gennaio 2010 

Celia Sánchez Manduley 
Tutti i giorni  fiori freschi sulla sua tomba

 Acela Caner Román 

Il tempo passa inesorabilmente. Stanno per compiersi 30 anni da   quel venerdì 11 gennaio del 1980, quando il cuore di Celia Esther de los Desamparados Sánchez Manduley smise di battere.

Ricordo il grigio di quella mattina e l’insistente pioggerella che accompagnavano l’incredulità.

Il dolore e la tristezza impregnarono molto a fondo il cuore dei cubani e fu difficile accettare che quell’essere imprescindibile se n’era andato per sempre.

Nata il 9 maggio del 1920 a Media Luna, un paesino vicino al golfo di Guacanayabo, Celia crebbe e maturò tra le onde del mare dei Caraibi e le montagne della Sierra Maestra, tra  Manzanillo e Pilón, tra gente semplice, patriota e rivoluzionaria.

Molto giovane, Celia ebbe vincoli diretti con i più umili tra gli abitanti della sua regione d’origine e con l’intellettualità più progressista del paese. Figlia d’un uomo di straordinaria cultura e bontà, il dottor Manuel Sánchez Silveira, Celia aiutava il padre nell’assistenza ai malati e nella lotta del nobile professionista per migliorare le condizioni di vita dei diseredati e per rendere più decente la politica nazionale.

Con lui Celia  scalò il Turquino per collocare l’immagine di Martí sulla cima più alta della Patria, con la stessa volontà e persistenza con cui partecipava a tutte le investigazioni storiche e alle attività politiche che arricchivano lo spirito e la vita dello stimato medico rurale.

Celia, semplice e silenziosa, fu uno dei grandi pilastri del Movimento 26 di Luglio. Nella lotta clandestina lei organizzò le cellule rivoluzionarie di Pilón, Niquero e Manzanillo; preparò le condizioni per ricevere lo yacht Granma e fu la guida dei contadini della zona che intrapresero le ricerche dei ribelli  della spedizione dispersi dopo le difficoltà terribili dello sbarco.

Celia fu anche la prima donna che andò sulla Sierra Maestra per combattere nell’Esercito Ribelle.

Instancabile, laboriosa, audace e discreta, si guadagnò l’affetto e la fiducia di tutti i combattenti.

Fidel lo disse così nel 1957: “E per quel che riguarda la Sierra, quando si scriverà la storia di questa tappa rivoluzionaria, nella copertina dovranno apparire due nomi: David e Norma”, cioè i nomi che usavano Frank País e Celia Sánchez come pseudonimi per la lotta.

Trentanni dopo la sua dipartita Celia Sánchez Manduley, la sensibile e fedele guardiana della storia rivoluzionaria e del pensiero di Fidel, le¡, quella che ha lavorato per la Patria socialista fino a quando ha avuto un alito di vita, segue presente in noi che non siamo rimasti abbandonati, perchè la sua luce ci illuminerà per sempre. 

E ogni giorno, all’alba, la tomba della dolce Eroina della Patria riceve fiori freschi, simbolo dell’affetto e del rispetto del suo popolo (Traduzione Gioia Minuti).  
 

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