|
In Honduras si sostiene la
posticipazione delle elezioni
Raimundo López
PL – La
richiesta di posticipazione delle elezioni del
prossimo 28 è stata lanciata al complesso scenario
della crisi di Honduras dal presidente
costituzionale Manuel Zelaya, come via per
restaurare la democrazia.
Tale
possibilità ha preceduto la decisione di un gran
numero di candidati anti-golpisti di presentare,
questo venerdì, il proprio ritiro dalle elezioni,
considerate illegali, di fronte al Tribunale Supremo
Elettorale (TSE).
Il
Fronte Nazionale contro il golpe ha anche invitato
la resistenza a concentrarsi oggi, di fronte al TSE
per confermare il disconoscimento attivo del
processo elettorale, visto come un farsa dei
golpisti.
In un
comunicato, Zelaya ha avvertito che la realizzazione
dei comizi sotto le condizioni del regime de facto
imposto dai militari è “un’aberrazione giuridica,
una burla, un inganno al popolo”.
In
questo momento in Honduras – ha sottolineato – siamo
in uno stato de facto, non c’è una Costituzione né
poteri costituiti, che sono stati distrutti con la
forza dal golpe del 28 giugno del 2009.
I
comizi “non potranno risolvere tale problema
fondamentale, perché il loro risultato sarà al
margine dei valori propri della concezione più
elementare della formazione dello stato di diritto”,
ha aggiunto.
Con la
rottura della Costituzione i poteri costituiti
spariscono e sono soppiantati da poteri de facto,
continua Zelaya, in un comunicato inviato a Prensa
Latina.
Tutto
ciò considerato, è urgente presentare soluzioni
legali a questa crisi, posticipare le elezioni deve
essere una condizione che permetta la loro
legittimazione, per la restituzione dello stato di
diritto” ha assicurato.
Di
maniera contraria, ha avvertito, “dovranno
irrimediabilmente essere ripetute fino a che non
sarà restaurata la volontà del popolo sovrano”.
In un
comunicato precedente, lo statista aveva ratificato
la sua decisione di impugnare legalmente il
risultato della votazione del 29, esortando la
popolazione a proseguire la resistenza pacifica fino
alla restaurazione della democrazia.
Zelaya,
la notte scorsa, ha anche qualificato come uno
sporco trucco per ingannare la società, l’annuncio
del capo del regime de facto, Roberto Micheletti, di
assentarsi temporaneamente dall’incarico per una
settimana, fino al 2 dicembre.
Nel
frattempo, è stato reso noto che i candidati che
ritireranno la propria iscrizione depositata al TSE,
appartengono ,per la maggior parte, al settore
antigolpista del Partito Liberale.
Fonti
della resistenza hanno anticipato che si aspettano
più rinunce la prossima settimana, visto che il
partito d’opposizione, il Partito Unificazione
Democratica, ha in programma per domani un’assemblea
per analizzare la partecipazione alle elezioni.
I primi
ad abbandonare erano stati, due settimane fa, i
membri della candidatura dell’aspirante presidente
indipendente Carlos Humberto Reyes, uno dei leader
del Fronte Nazionale. (Traduzione Granma Int.)
|