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La biotecnologia cubana salva molte
vite
Ma č proibita ai nordamericani malati
Mileyda Menéndez
Dávila
Solo una nazione al mondo non puň beneficiarsi con
gli indiscutibili risultati della biotecnologia
cubana: gli Stati Uniti d’America.
Migliaia di cittadini nordamericani soffrono o
muoiono por malattie come l’epatite B o l’ulcera del
piede diabetico, per le quali Cuba ha efficaci
rimedi. Inoltre decine di scienziati non possono
accedere a utilissimi scambi intellettuali promossi
da quest’Isola.
La ragioni di queste limitazioni irrazionali le
impone lo stesso governo statunitense, mantenendo il
blocco ad ogni costi e questo ostacola lo sviluppo
bio-tecnologico di Cuba, ma non lo ferma.
La prova di questo č stato l’entusiasmo con cui 80
delegati stranieri hanno mostrato il proprio
interesse, partecipando a decine di progetti di
prima linea che si fomentano dai poli scientifici
che sono stati rappresentati nel Congresso
Biotecnologia Habana 2009, appena concluso dal
vicepresidente del Consiglio dei Ministri, José
Ramón Fernández, accompagnato dal ministro di
Salute, dottor José Ramón Balaguer.
Fernández ha risaltato la vocazione dell’industria
scientifica e farmaceutica dell’Isola per la
costruzione di un solido patrimonio di conoscenze al
servizio dell’umanitŕ ed ha sottolineato che Cuba
disegna e produce l’85% dei medicinali che si
consumano nell’Isola, molti con brevetti
riconosciuti e registrati da organismi
internazionali, come la OMS, Organizzazione Mondiale
della Salute.
Inoltre si tratta di generare nuovi prodotti
competitivi ed accessibili ai paesi del Terzo Mondo,
dove hanno una forte impatto le malattie croniche
come il cancro o le cardiovascolari o le infettive,
come il dengue, il VIH, il virus del papilloma umano
o l’epatite C. (Traduzione granma Int.)
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