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UN PLANETARIO A L’AVANA
Una vista all’Universo da L’Avana
Vecchia
Il
Centro Storico avanero disporrà molto presto di un
nuovo servizio educativo culturale non solo per il
divertimento dei bambini e degli adolescenti, ma
anche per tutti quelli che lo vogliano visitare, una
volta inaugurato nella Piazza Vecchia.
Si
tratta di un planetario, con il quale sarà possibile
osservare e conoscere meglio le costellazioni e
l’universo, mondo enigmatico ed insieme
affascinante.
In una
dichiarazione rilasciata ad Habana Radio, Yanet
Rodríguez Martínez, specialista della direzione di
Cooperazione Internazionale dell’Oficina del
Historiador (Ufficio dello Storico), ha affermato
che la costruzione di questo planetario è stata resa
possibile da una donazione del Governo giapponese al
popolo cubano, il cui accordo è stato ufficialmente
firmato il 14 agosto del 2006.
La
cifra donata ascendeva a 50.000 yenes giapponesi,
oltre 439.000 dollari, i quali hanno coperto tutto
l’equipaggiamento e gli accessori del progetto.
“È
un’opera milionaria che oltre al contributo del
popolo giapponese ha beneficiato di un prestito de
La Oficina di 6 milioni di peso, due dei quali in
CUC”, ha aggiunto la specialista.
L’opera
si eseguirà con la collaborazione del Ministero di
Scienze, Tecnologia e Medio Ambiente (CITMA), e con
i più importanti astronomi del paese. La sua
direzione sarà a carico del Dr. Oscar Àlvarez, come
affermato da Normita Pérez Trujillo, capo degli
investimenti del gruppo di riabilitazione de La
Oficina del Historiador.
Il
planetario, ha assicurato, è composto da un progetto
di 6.500 stelle, una biblioteca astronomica con
grafici computerizzati ed un sistema di audio. “Sarà
fondamentalmente un centro culturale di scienza, di
conoscenza – ha affermato la specialista – il cui
discorso dipenderà dai gruppi di età dei visitanti;
ci saranno giochi interattivi che motivino o
sveglino l’interesse per lo studio delle scienze,
come ad esempio, quanto peseresti se stessi su
Marte”.
Pérez
Trujillo ha assicurato che con una tecnologia di
prim’ordine nel mondo, la Oficina ha accolto il
progetto ubicandolo in un contesto recuperato, molto
frequentato, come la Piazza Vecchia che già presenta
la Camera Oscura.
Sarà un
complemento di tale area così visitata dalla
popolazione in generale che permetterà di entrare
direttamente nell’universo, e perciò gli ambienti
saranno notturni: si vedranno la via lattea e le
stelle. Per questo è stato tanto complicato, perché
non è grande ma è complesso.
Il capo
degli investimenti ha assicurato: “Io credo che si
tratti di una sfida vinta per i costruttori di
Puerto Carena che normalmente si occupano di
restaurazione, ed improvvisamente, si sono dovuti
confrontare con un’opera di alta tecnologia, non
solo dal punto di vista dell’istallazione, ma anche
da quello costruttivo”.
L’idea
è che all’entrata di questo universo ci sia il sole,
ed intorno tutti i pianeti nelle loro orbite,
perciò, a partire dall’entrata dello spettatore,
ogni stella starà al proprio posto, stabilito sulla
base di un sistema di coordinate che permetterà di
osservare un giorno qualunque.
“Il
sole è quello che contiene il teatro spaziale, vale
a dire, il lunetario – con una capacità di 66 posti
– e una volta dentro, proprio sotto all’astro,
avverrà il big bang: la grande esplosione che diede
origine all’universo e dal quale tutti sappiamo che
apparvero per la prima volta i pianeti e le stelle”.
Il 2009
è l’anno dell’astronomia, e anche l’anno nel quale
le relazioni diplomatiche tra Cuba e Giappone
compiono 80 anni.
L’inaugurazione del planetario è prevista per il 12
dicembre, data nella quale si celebreranno anche le
relazioni tra le due nazioni.
Dettagli del processo costruttivo
Rolando
Parés, il giovane ingegnere civile che si trova a
capo dell’opera, ci ha commentato che è stata una
sfida per i costruttori cercare di completare
un’opera così innovativa in un locale del Centro
Storico de L’Avana.
Ci ha
raccontato che durante il processo di costruzione
delle fondamenta, si sono imbattuti in una grande
cisterna dei secoli passati, rispetto alla quale
hanno dovuto trovare una soluzione. Ottenere che
quei punti si vedessero con l’intensità richiesta, e
con il diametro richiesto, formando una
costellazione specifica, è stata una grande sfida
per tutti gli specialisti”.
“Per me
è stata una bella esperienza: il teatro spaziale ha
una struttura particolare, che è stata utilizzata a
Cuba in poche costruzioni, perciò risulta essere
molto innovativa”.
Chi
parteciperà all’esecuzione del planetario?
Il
principale appaltato è l’impresa Puerto Carenas de
la Oficina del Historiador, ma sono intervenute
differenti imprese cubane e straniere, come ad
esempio il SIME i cantieri navali di Chullima e
l’impresa Triodetic canadese. È impressionante
perché l’idea del progetto era che il sole si
vedesse sospeso, e si è realizzata.
Il
punto più alto del planetario è di 19 metri ed il
falso tetto si trova a 15 metri di altezza, e quindi
abbiamo dovuto prevedere la sua manutenzione, perché
tutti i punti di fibra ottica, o il cielo stellato
come si conosce, insomma, tutta la tecnologia, si
troverà nel falso tetto. Si tratta di un piano
tecnico al quale bisognerà accedere per la
manutenzione.
Non si
può non menzionare che è un’idea elaborata dalla
direzione di progetti alla quale hanno partecipato
molti architetti come Silvia Morales, Yeny Molina e
Tania Toirac.
Sono
progettiste che hanno sognato, ma la vera sfida
stava in come costruire tutte le sfere, cilindri che
appoggiati per terra doveva sembrare che stessero
flottando. Tutto ciò necessita soluzioni di
struttura differenti.
È,
senza dubbio, un progetto atipico. Ovviamente,
quando siamo andati da imprese cubane come i
cantieri navali di Chullima che si dedicavano a fare
navi, chiedendo un sole, ci hanno chiesto “In che
senso un sole?”
Eppure,
lì abbiamo incontrato un ingegnere molto entusiasta
e preparato, Ernesto Rojas, che non ha detto di no a
nulla, e che ha trovato una soluzione per tutto, ed
un collettivo di lavoro davvero efficiente, che si è
proposto di realizzare l’opera, e lo ha fatto con
una destrezza impressionante.
Il
planetario disporrà, inoltre, di un edificio che
sarà il blocco pubblico, dove ci sarà un negozio nel
quale si troveranno astrolabi, sestanti, telescopi,
tutto il materiale che ci permette di vedere le
stelle, le costellazioni e la via lattea.
I
bambini devono capire che uno degli obiettivi di
questo luogo è anche l’apprendimento di una cultura
astronoma. Stiamo cercando di coinvolgere i nostri
artisti, i nostri artigiani, perché facciano
caleidoscopi e perché sveglino nei più piccoli e
negli studenti in generale la motivazione di
convertirsi, da grandi, in astronomi o fisici.
I
lavoratori della struttura, quelli che forniranno le
spiegazioni, saranno appunto astronomi, laureati in
fisica, perciò personale altamente qualificato.
Il capo
degli investimenti del gruppo di riabilitazione
assicura che il planetario genererà un buon
movimento intorno a se, da sfruttare in altri
progetti futuri per i quali si sta già lavorando.
“Si sta pensando – annuncia – in un museo
osservatorio per insegnare tutta la storia della
meteorologia”.
Si
vorrebbe che il planetario fosse parte di una rete
di musei di scienza del Centro Storico, da
convertire in un tema di interesse generale per la
popolazione, che è la beneficiaria di tale opera
sociale.
La
Direzione del Patrimonio ha fatto convergere
nell’opera tutti i suoi specialisti. L’idea è che
funzioni con lo stesso orario del sistema culturale
de la Oficina. Si collocheranno telescopi nella
terrazza finale che, in determinati momenti della
notte, si aprirà, soprattutto quando si annunceranno
i giorni di eclissi o altri fenomeni da osservare”.
“Il
planetario che porterà il nome di Rosa Elena Simeòn
sarà un orgoglio per tutti i collaboratori, perché
si tratta del più grande e bello d’America Latina”,
ha concluso Pérez Trujillo ( Radio Sabana/
Traduzione Granma Int.)
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