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T U R I S M O

L'Avana. 7 Novembre2009

UN PLANETARIO A L’AVANA

Una vista all’Universo da L’Avana Vecchia

Il Centro Storico avanero disporrà molto presto di un nuovo servizio educativo culturale non solo per il divertimento dei bambini e degli adolescenti, ma anche per tutti quelli che lo vogliano visitare, una volta inaugurato nella Piazza Vecchia.

Si tratta di un planetario, con il quale sarà possibile osservare e conoscere meglio le costellazioni e l’universo, mondo enigmatico ed insieme affascinante.

In una dichiarazione rilasciata ad Habana Radio, Yanet Rodríguez Martínez, specialista della direzione di Cooperazione Internazionale dell’Oficina del Historiador (Ufficio dello Storico), ha affermato che la costruzione di questo planetario è stata resa possibile da una donazione del Governo giapponese al popolo cubano, il cui accordo è stato ufficialmente firmato il 14 agosto del 2006.

La cifra donata ascendeva a 50.000 yenes giapponesi, oltre 439.000 dollari, i quali hanno coperto tutto l’equipaggiamento e gli accessori del progetto.

“È un’opera milionaria che oltre al contributo del popolo giapponese ha beneficiato di un prestito de La Oficina di 6 milioni di peso, due dei quali in CUC”, ha aggiunto la specialista.

L’opera si eseguirà con la collaborazione del Ministero di Scienze, Tecnologia e Medio Ambiente (CITMA), e con i più importanti astronomi del paese. La sua direzione sarà a carico del Dr. Oscar Àlvarez, come affermato da Normita Pérez Trujillo, capo degli investimenti del gruppo di riabilitazione de La Oficina del Historiador.

Il planetario, ha assicurato, è composto da un progetto di 6.500 stelle, una biblioteca astronomica con grafici computerizzati ed un sistema di audio. “Sarà fondamentalmente un centro culturale di scienza, di conoscenza – ha affermato la specialista – il cui discorso dipenderà dai gruppi di età dei visitanti; ci saranno giochi interattivi che motivino o sveglino l’interesse per lo studio delle scienze, come ad esempio, quanto peseresti se stessi su Marte”.

Pérez Trujillo ha assicurato che con una tecnologia di prim’ordine nel mondo, la Oficina ha accolto il progetto ubicandolo in un contesto recuperato, molto frequentato, come la Piazza Vecchia che già presenta la Camera Oscura.

Sarà un complemento di tale area così visitata dalla popolazione in generale che permetterà di entrare direttamente nell’universo, e perciò gli ambienti saranno notturni: si vedranno la via lattea e le stelle. Per questo è stato tanto complicato, perché non è grande ma è complesso. 

Il capo degli investimenti ha assicurato: “Io credo che si tratti di una sfida vinta per i costruttori di Puerto Carena che normalmente si occupano di restaurazione, ed improvvisamente, si sono dovuti confrontare con un’opera di alta tecnologia, non solo dal punto di vista dell’istallazione, ma anche da quello costruttivo”.

L’idea è che all’entrata di questo universo ci sia il sole, ed intorno tutti i pianeti nelle loro orbite, perciò, a partire dall’entrata dello spettatore, ogni stella starà al proprio posto, stabilito sulla base di un sistema di coordinate che permetterà di osservare un giorno qualunque.

“Il sole è quello che contiene il teatro spaziale, vale a dire, il lunetario – con una capacità di 66 posti – e una volta dentro, proprio sotto all’astro, avverrà il big bang: la grande esplosione che diede origine all’universo e dal quale tutti sappiamo che apparvero per la prima volta i pianeti e le stelle”.

Il 2009 è l’anno dell’astronomia, e anche l’anno nel quale le relazioni diplomatiche tra Cuba e Giappone compiono 80 anni.

L’inaugurazione del planetario è prevista per il 12 dicembre, data nella quale si celebreranno anche le relazioni tra le due nazioni.

Dettagli del processo costruttivo

Rolando Parés, il giovane ingegnere civile che si trova a capo dell’opera, ci ha commentato che è stata una sfida per i costruttori cercare di completare un’opera così innovativa in un locale del Centro Storico de L’Avana.

Ci ha raccontato che durante il processo di costruzione delle fondamenta, si sono imbattuti in una grande cisterna dei secoli passati, rispetto alla quale hanno dovuto trovare una soluzione. Ottenere che quei punti si vedessero con l’intensità richiesta, e con il diametro richiesto, formando una costellazione specifica, è stata una grande sfida per tutti gli specialisti”.

“Per me è stata una bella esperienza: il teatro spaziale ha una struttura particolare, che è stata utilizzata a Cuba in poche costruzioni, perciò risulta essere molto innovativa”.

Chi parteciperà all’esecuzione del planetario?

Il principale appaltato è l’impresa Puerto Carenas de la Oficina del Historiador, ma sono intervenute differenti imprese cubane e straniere, come ad esempio il SIME i cantieri navali di Chullima e l’impresa Triodetic canadese. È impressionante perché l’idea del progetto era che il sole si vedesse sospeso, e si è realizzata.

Il punto più alto del planetario è di 19 metri ed il falso tetto si trova a 15 metri di altezza, e quindi abbiamo dovuto prevedere la sua manutenzione, perché tutti i punti di fibra ottica, o il cielo stellato come si conosce, insomma, tutta la tecnologia, si troverà nel falso tetto. Si tratta di un piano tecnico al quale bisognerà accedere per la manutenzione.   

Non si può non menzionare che è un’idea elaborata dalla direzione di progetti alla quale hanno partecipato molti architetti come Silvia Morales, Yeny Molina e Tania Toirac.

Sono progettiste che hanno sognato, ma la vera sfida stava in come costruire tutte le sfere, cilindri che appoggiati per terra doveva sembrare che stessero flottando. Tutto ciò necessita soluzioni di struttura differenti.

È, senza dubbio, un progetto atipico. Ovviamente, quando siamo andati da imprese cubane come i cantieri navali di Chullima che si dedicavano a fare navi, chiedendo un sole, ci hanno chiesto “In che senso un sole?”

Eppure, lì abbiamo incontrato un ingegnere molto entusiasta e preparato, Ernesto Rojas, che non ha detto di no a nulla, e che ha trovato una soluzione per tutto, ed un collettivo di lavoro davvero efficiente, che si è proposto di realizzare l’opera, e lo ha fatto con una destrezza impressionante.

Il planetario disporrà, inoltre, di un edificio che sarà il blocco pubblico, dove ci sarà un negozio nel quale si troveranno astrolabi, sestanti, telescopi, tutto il materiale che ci permette di vedere le stelle, le costellazioni e la via lattea.

I bambini devono capire che uno degli obiettivi di questo luogo è anche l’apprendimento di una cultura astronoma. Stiamo cercando di coinvolgere i nostri artisti, i nostri artigiani, perché facciano caleidoscopi e perché sveglino nei più piccoli e negli studenti in generale la motivazione di convertirsi, da grandi, in astronomi o fisici.

I lavoratori della struttura, quelli che forniranno le spiegazioni, saranno appunto astronomi, laureati in fisica, perciò personale altamente qualificato.

Il capo degli investimenti del gruppo di riabilitazione assicura che il planetario genererà un buon movimento intorno a se, da sfruttare in altri progetti futuri per i quali si sta già lavorando. “Si sta pensando – annuncia – in un museo osservatorio per insegnare tutta la storia della meteorologia”.

Si vorrebbe che il planetario fosse parte di una rete di musei di scienza del Centro Storico, da convertire in un tema di interesse generale per la popolazione, che è la beneficiaria di tale opera sociale.

La Direzione del Patrimonio ha fatto convergere nell’opera tutti i suoi specialisti. L’idea è che funzioni con lo stesso orario del sistema culturale de la Oficina. Si collocheranno telescopi nella terrazza finale che, in determinati momenti della notte, si aprirà, soprattutto quando si annunceranno i giorni di eclissi o altri fenomeni da osservare”.

“Il planetario che porterà il nome di Rosa Elena Simeòn sarà un orgoglio per tutti i collaboratori, perché si tratta del più grande e bello d’America Latina”, ha concluso Pérez Trujillo  ( Radio Sabana/ Traduzione Granma Int.)
 

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