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La storia mai raccontata
Ricardo Alarcón de
Quesada
Successe a Miami
La
Corte del Distretto del Sud della Florida non è un
tribunale internazionale, né tantomeno un organismo
delle Nazioni Unite che abbia giurisdizione in
tematiche che trattino le relazioni tra Paesi. Essa
ha un ruolo ben specifico, che è di stabilire se un
determinato accusato è colpevole o no di
un’imputazione concreta. All’istruire la giuria nel
caso di Gerardo Hernández, la Corte utilizzò il
linguaggio dell’accusa del Governo:
“Secondo l’imputazione 3 l’accusato Gerardo
Hernández cospirò con altre persone per perpetrare
un omicidio, cioè, la morte, senza una
giustificazione legale, di un essere umano con
intento criminale e premeditazione all’interno della
giurisdizione marittima e territoriale speciale
degli Stati Uniti” (Trascrizione del Giudizio di
fronte a Suo Onore Joan A. Lenard, 4 giugno del
2001, pagg. 14587 – 14588).
La
giudice Lenard segnalò che Gerardo:
“Può
essere ritenuto colpevole di questo delitto
solamente se tutti i fatti seguenti sono provati
oltre ogni ragionevole dubbio:
Primo:
che le vittime nominate dall’accusa siano morte.
Secondo: che l’accusato causò la morte delle vittime
con intenzione criminale.
Terzo:
che l’accusato lo fece con premeditazione.
Quarto:
che l’omicidio avvenne all’interno della
giurisdizione marittima e territoriale speciale
degli Stati Uniti” (Idem pagg. 14598 – 14599).
E
ampliò il concetto più avanti:
“Uccidere con intenzione criminale significa
uccidere un’altra persona deliberatamente ed
intenzionalmente…Si richiede, addizionalmente,
uccidere con premeditazione per provare l’intenzione
criminale e poter stabilire il delitto di omicidio
di primo grado.
La
premeditazione è tipicamente associata con
l’omicidio a sangue freddo, e richiede un periodo di
tempo nel quale l’accusato rifletta sul tema prima
di agire.
Deve
essere trascorso un periodo di tempo sufficiente,
affinché l’assassino, dopo il suo tentativo di
omicidio, sia completamente cosciente della sua
intenzione. Voi siete chiamati a decidere al di là
di ogni possibile dubbio, se il presunto omicidio
sia avvenuto, così come dice l’atto accusatorio,
all’interno della giurisdizione marittima e
territoriale degli Stati Uniti. (Idem pagg. 14599 –
14600).
Questo
crimine non avvenne mai. Durante i sette mesi di
giudizio i procuratori non riuscirono mai a
presentare nessuna prova che implicasse la
partecipazione di Gerardo nei tragici fatti del 24
febbraio del 1996, e neppure poterono dimostrare,
“oltre ogni ragionevole dubbio” l’ubicazione esatta
dell’incidente – cosa che già gli esperti della OACI
non avevano potuto determinare.
È
necessario segnalare, tuttavia, che i radar cubani
mostrarono chiaramente che l’abbattimento avvenne
ben all’interno dl nostro territorio, che gli unici
resti furono ritrovati molto vicino al Malecón
dell’Avana, e che la guardia costiera degli Stati
Uniti, non riuscendo a trovare nulla nelle sue acque
internazionali, sollecitò ufficialmente il 25
febbraio, attraverso il Dipartimento di Stato, il
permesso di Cuba per cercare dentro le nostre acque
territoriali. I media locali – gli stessi
“giornalisti” pagati dal Governo che aveva
fabbricato le accuse dell’imputazione 3 – si
innervosirono, ed annunciarono addirittura
un’imminente sconfitta.
Alcuni
giorni prima, immediatamente dopo che la giudice
rese note alle parti le istruzioni date alla giuria,
i procuratori fecero qualcosa che loro stessi
definirono come “un passo senza precedenti,
richiedendo” – alla Corte d’Appello – “un ordine
inibitoria” perché “alla luce delle prove presentate
in questo giudizio, ciò (riferito alle istruzioni
impartite alla giuria) costituisce un ostacolo
insuperabile per gli Stati Uniti e in questo caso
probabilmente risulterebbe in un fallimento
dell’accusa relativamente a quest’imputazione”.
(Petizione di Emergenza di un Ordine Inibitoria, 30
Maggio del 2001, pagg. 4 e 21).
Dopo
aver riconosciuto di nuovo che l’istruzione “impone
una barriera insuperabile a questa procura” il
Governo sollecitò alla Corte d’Appello una decisione
d’urgenza:
“Che
alla corte di distretto venga ordinato di istruire
la giuria del fatto che non è necessario che si
dimostri che l’accusato Hernández o i suoi
co-cospiratori, relativamente all’imputazione 3
dell’accusa, commisero l’atto all’interno della
giurisdizione marittima e territoriale speciale
degli Stati Uniti”.
“Che
alla Corte di distretto venga proibito di dettare le
linee istruttorie alla giuria sull’assassinio in
primo grado, richiedendo alla giuria di verificare
che l’accusato Hernández avesse cospirato per
commettere omicidio premeditato.” (Idem, pag 39).
La
Corte d’Appello rifiutò la petizione d’emergenza e
di conseguenza la giudice mantenne le sue istruzioni
come anteriormente citate. Qualcuno, nell’équipe
della difesa, già stava allegramente celebrando una
vittoria che fu pronosticata anche dagli stessi
procuratori.Però alla giuria furono necessari solo
pochi minuti, senza fare domande, per dichiarare
Gerardo colpevole di cospirazione per omicidio in
primo grado nella giurisdizione marittima e
territoriale speciale degli Stati Uniti, un
“delitto” che lui non commise, e che i procuratori
cercarono disperatamente di ritirare.
Successe a Miami. Se lì è normale
sequestrare impunemente un bambino di 6 anni, perché
dovrebbe essere difficile condannare un giovane per
un “delitto” che non avvenne? ( Da Counter Punch/
Traduzione Granma Int.)
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