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La rivoluzione di Paz
Michel Hernández
Due
giorni prima che Raúl Paz scrivesse un’altra delle
pagine del concerto Scuola contro gli uragani, lo
scorso venerdì nel teatro Karl Marx, il famoso
musicista francese ed ex campione mondiale di tennis
Yannick Noah aveva assicurato al Granma che lui
aveva piena fiducia nel fatto che l’arte non solo
può contribuire a rendere migliore il mondo, ma che
ha anche tutte le qualità per trasformalo
completamente.
Un’idea
che è gravitata nella forte alleanza stabilita
dall’associazione multiculturale di musicisti, che
si sono riuniti per la seconda edizione di questo
progetto auspicato dall’UNICEF, ed organizzato per
raccogliere fondi per i centri scolastici cubani
danneggiati dal passaggio degli uragani nel 2008.
Lo spettacolo è coinciso con il XX anniversario
della Convenzione sui Diritti del Bambino ed ha
convocato una parte della crème della crème della
canzone francese, come lo stesso Noah, McSolaar,
Florent Pagny e Jehro, assieme ad i cubani Ernán
López Nussa, X Alfonso e, ovviamente Raúl Paz, con
l’ex vocalist del famoso gruppo Ketama, Antonio
Carmona.
L’incaricato di iniziare la rivoluzione musicale di
Pace (Paz, il congome dell’artista, si traduce in
Pace in italiano, NdT) è stato il jazzista Ernán
López Nussa. Rigorosamente vestito in nero, e con
una precisione che ha tolto il fiato, l’autore di
Habana Report ha tradotto in linguaggio musicale una
serie di strazianti immagini proiettate su uno
schermo situato sul palco. Il video mostrava la
faccia della devastazione lasciata dagli uragani, e
l’esperienza della gente che si è convertita in
eroina della propria stessa vita, affrontando le
ripercussioni di questi potenti “mostri” che hanno
così fortemente calpestato il suolo cubano.
Una
testimonianza audiovisiva ha anticipato l’arrivo di
Florent Pagny, che ha offerto una devastante
dimostrazione di nervi musicali, e si espresso in
canzoni che dimostrano la sua conversione in un buon
osservatore del cuore umano, da C’est comme ça
(composta per lui da Raúl Paz) fino ad Amar y amar.
Il “momento Pagny”, è arrivato quando il cantante ha
offerto una superbia interpretazione di Caruso come
se fosse stato connesso ad un voltaggio totalmente
sconosciuto. La svolta al mondo della cultura urbana
parigina è venuta dalla mano dell’esplosivo Mc
Solaar. Questo maestro delle cerimonie si è esibito
dietro le trincee dell’hip hop, uno dei fenomeni più
rappresentativi della Francia multi-etnica dal quale
ha lanciato le rime filosofate e contagiose di Hasta
la vista, Clic Clic, e Da Vinci Claude. Antonio
Carmona, dopo la sua ultima visita sull’Isola al
comando della famosa band spagnola Ketama, è tornato
per arricchire la sua brillante carriera di solista
ed ha confermato, attraverso l’interpretazione di
Vengo venenoso e Para que tú no llores, che il
flamenco continua ad essere la ragione della sua
vita.
Raúl
Paz è stato il successivo nella scaletta, e ha
ribadito la connessione con i suoi fan più fedeli
cantando Revolución e Mama, due dei suoi pezzi di
maggior successo, che hanno aperto la porta a Jhero,
un’altra delle figure del panorama francese, che ha
dato vita alle sue canzoni Continuando e Everything,
nelle quali l’influenza della chanson francese, il
reggae e la qualità dei ritmi africani si uniscono
armonicamente.
E
l’Africa non è stato un tema secondario nel
concerto. Lo show, è effettivamente arrivato al suo
apice quando il musicista gallico di padre
camerunese, Yannick Noah, ha esibito con passione
l’esuberante eredità ritmica della musica africana.
Successivamente X ha scaricato la sua artiglieria
pesante musicale con Revoluxion e Habaneando, due
temi che hanno dimostrato che questo musicista
continua a vivere in eterna luna di miele con il suo
gruppo di fedelissimi. Clandestino, uno degli inni
di Manu Chao, è stato utilizzato per la chiusura
collettiva di questo concerto, con il quale Raúl Paz
ha continuato a rendere onore al suo cognome. (Traduzione
Granma Int.)
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