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La storia de L'Avana
Gianfranco Ginestri
Il
primo ventennio avanero (1500-19) - Dopo vari
tentativi itineranti, L'Avana Coloniale,
corrispondente all'attuale Avana Vecchia, è stata
ufficialmente fondata dalle autorità spagnole il
giorno di domenica 16 novembre 1519 (col nome di San
Cristobal de La Habana), ed è stata l'ultima delle
sette principali città coloniali fondate a Cuba dai
conquistadores all'inizio del Cinquecento. Durante i
suoi quattro lunghi viaggi dalla Spagna a Cuba,
effettuati a cavallo dell'anno 1500, il genovese
Cristoforo Colombo non giunse mai nella grande baia
avanera. Infatti fu il marinaio galiziano Sebastian
de Ocampo nel 1508, durante la prima
circumnavigazione dell'isola, che ispezionò questa
rada lunga cinque chilometri chiamandola Baia de
Puerto de Carenas (praticamente: "baia del porto
dove si aggiustano le navi") la quale, dopo uno
strettissimo canale di ingresso, si allarga
internamente con tre vaste insenature chiamate
Atares, Marimelena e Guanabacoa...
Ufficialmente la capitale di Cuba è nata sulla costa
destra di questa baia nel 1519, ma i suoi fondatori,
prima di giungere in questa zona, vissero la
seguente tribolata storia itinerante...
Nel
1514, su ordine del Comandante Diego Velazquez de
Cuellar, il comandante iberico Panfilo de Narvaez,
giunto nella costa sud-caraibica ove attualmente c'è
la città di Batabanò (da dove ora salpano i
traghetti per l'Isola della Gioventù) fondò un
minuscolo e spartano accampamento militare, dove,
oltre ad un piccolo gruppo di conquistadores vi
erano pure indigeni cubani e schiavi africani.
A tale
luogo fu imposto il nome di Villa de San Cristobal
de La Habana. Questa denominazione venne data sia
per ricordare sia l'ammiraglio Cristoforo Colombo
(che in spagnolo si scrive Cristobal Colon) sia per
omaggiare il Cacicco Habaguanex (capo indigeno che
comandava dalla costa sud-caraibica alla costa nord-oceanica)
il quale, assieme alla figlia primogenita di nome
Habana, accolse e protesse questi militari dopo un
tragico naufragio. (Ma evidentemente la storia e la
leggenda si miscelano tra di loro, come hanno
scritto sia gli studiosi spagnoli che quelli cubani).
Appena
un anno dopo la suddetta primitiva fondazione del
1514, siccome la zona era infestata da insetti, gli
spagnoli decisero di trasferire il loro villaggio
verso il centro dell'isola, risalendo il Rio
Quivican nel 1515.
Poi
spostarono di nuovo tende, armi e bagagli nel 1516,
fino alla sorgente del Rio Casiguaguas, che
attualmente si chiama Rio Almendares dal cognome di
un vescovo spagnolo che qui amava bagnarsi
frequentemente. Quindi nel 1517 iniziarono a
navigare lungo questo fiume verso la direzione della
costa nord-atlantica. Nel 1518 giunsero alla foce
del rio suddetto, ove attualmente c'è il tunnel
stradale che collega tra di loro i quartieri avaneri
del Vedado e di Miramar, e dove è ben visibile
l'antico piccolo Fortino della Chorrera, progettato
dagli architetti militari romagnoli della Famiglia
Antonelli al servizio della Corona di Spagna. Quindi
l'anno successivo si stanziarono definitivamente
nella vicinissima e vastissima "Baia de Puerto de
Carenas", dove la domenica mattina del 16 novembre
1519 (dove ora c'è l'antico "Templete" di Plaza de
las Armas) vennero effettuate le cerimonie per il
battesimo ufficiale della città, con una Messa e con
la nomina del Cabildo (che significa "governo locale").
Il
1519 fu anche l'anno dell'incoronazione, in Spagna,
dell'Imperatore Carlo 5° d'Asburgo, erede di
vastissimi domini spagnoli in tutto il mondo. Chi
desidera avere ulteriori dettagli sulla fondazione
dell'Avana deve leggersi il libro: "San Cristobal de
La Habana", dello storico e geografo Antonio NuNez
Jimenez, Ediciones Caribbeans Color, 1995, La
Habana, stampato in italiano dalla Mec Graphic di
San Mauro Torinese, (acquistabile in tutte le
librerie internazionali dell'Avana Vecchia).
I sei
nomi de L’Avana - Gli antichi cronisti spagnoli al
seguito dei conquistadores, tra cui il Frate
Bartolomè de Las Casas (presente a Cuba dal 1514 al
1520) scrissero il nome della futura capitale cubana
in differenti modi dato che non era stata stabilita
una grafia ufficiale, tra cui: Puerto e Castillo de
San Cristoval de la Aana, Santo Cristoval de la
Vana, Sant Cristoval de La Havana, San Cristobal de
La Habana, Villa de San Cristobal de la Habana de la
isla de Cuba. (Nell'800 "La Habana" e nel 900
"Ciudad de La Habana"). E i turisti italiani
dovranno scrivere o all'italiana "L'Avana", o alla
spagnola "La Habana"; mentre gli inglesi scrivono "Havana",
i tedeschi "Havanna", e i francesi "La Havane".
Dopo
il 500 L’'Avana diventa capitale (1519-1606) - La
domenica 16 novembre 1519, all'ombra di un grande
albero sacro chiamato "Ceiba" (ove ora c'è il
"Templete" di Plaza de las Armas) venne celebrata la
messa di fondazione dell'Avana. Subito dopo, dal
1520 in poi, la città iniziò a fare gola ai corsari
sponsorizzati dai Re di Francia che in quei tempi
erano nemici dei Re di Spagna. E nel 1521 il primo
corsaro che aggredì un gruppo di navi spagnole
partite da Cuba per la Spagna fu il navigatore
toscano Giovanni da Verrazzano, mercenario al
servizio della corona francese, il quale rubò i
tesori che gli spagnoli avevano rapinato agli
aborigeni.
Poi
altri corsari francesi giunsero per tutti gli anni
Venti al fine di saccheggiare l'allora piccolo
villaggio dell'Avana. Ma siccome nei progetti della
corona spagnola la baia avanera doveva diventare la
base delle flotte in partenza dall'America per la
Spagna e viceversa, (all'andata per scaricare negri,
e al ritorno a portare ricchezze), nel 1540 i
militari spagnoli fecero costruire dagli schiavi il
primo fortino della "Fuerza", in legno, di fronte
alla ceiba sacra ove fu fondata la città. Ma
nonostante la presenza di questo forte, i corsari
francesi continuarono a saccheggiare l'Avana fino a
metà Cinquecento. (In quel periodo gli iberici
all'Avana erano solamente 40, e possedevano 100
indigeni e 200 africani).
Nel
1553 i conquistadores decisero di trasferire nella
baia avanera il loro quartier generale militare, che
in quel periodo aveva sede nella capitale di allora,
cioè Santiago de Cuba. Così nel 1554 varie milizie
spagnole giunsero all'Avana ma, nonostante la loro
presenza, nel 1555 il corsaro francese Jacques de
Sores riuscì a incendiare numerose abitazioni. Fu
dopo questo evento che gli avaneri si trasferirono
sul lato opposto della baia e fondarono il villaggio
di Guanabacoa, tuttora esistente e attraente. Il
suddetto fu l'ultimo saccheggio che le case dei
militari avaneri subirono, infatti nel biennio
1556-57 altri conquistadores spagnoli giunsero
all'Avana, al fine di fare costruire e ingrandire
dagli schiavi un secondo fortilizio nel ventennio
1558-77; stavolta non in legno ma in pietra, come lo
si ammira attualmente, e lo chiamarono "Castillo
della Real Fuerza".
Per
tutti gli anni Ottanta del Cinquecento la cittadina
avanera si ingrandì, e nel 1592, quando il numero
degli abitanti spagnoli arrivò a quasi mille (più
3.000 schiavi africani), giunse il decreto reale di
nomina a "Ciudad" (città), e nel 1607 quando gli
abitanti spagnoli superarono il migliaio (più 6.000
schiavi negri), arrivò anche quello di nomina a "Capitale
di Cuba".
Fino
all'arrivo dei britannici (1607-1763) - Dopo la
nomina ufficiale a Capitale, nella Baia dell'Avana
iniziarono a giungere ogni mese navi stracariche di
schiavi africani che furono utilizzati al fine di
rafforzare e ingrandire la città. Ai lati della rada
sorsero vari cantieri navali per la costruzione dei
velieri che avrebbero poi dovuto navigare verso la
Spagna con le stive piene di merci preziose rapinate
a popolazioni aborigene sottomesse (e anche verso
l'Africa per fare razzie di schiavi negri). E furono
costruite pure nuovi fortini militari, piccoli, medi
e grandi: quello della Punta nell'anno 1600, quello
del Morro nel 1630, quello di Cojimar e quello della
Chorrera nel 1645: tutti progettati dagli architetti
militari romagnoli della Famiglia Antonelli. Sopra
queste nuove fortezze, e sulle nuove navi, vennero
piazzati oltre mille cannoni (fusi nei forni di
Guanabacoa col rame e coi materiali provenienti
dalle miniere dell'Oriente Cubano) i quali
respinsero vari tentativi di aggressione da parte
dei feroci corsari al servizio delle corone francesi,
olandesi ed inglesi: questi ultimi diventati padroni
della vicina isola di Giamaica.
Nel
1648 un'epidemia di febbre gialla colpì la città,
che restò con un terzo dei suoi abitanti. Nel
ventennio 1650-70 l'Avana ricominciò a ripopolarsi e
arrivò a circa 10.000 abitanti spagnoli, più alcune
decine di migliaia di schiavi africani. Nel 1674 i
negri ebbero il compito di iniziare la costruzione
della grande muraglia periferica per la protezione
della città.
Nel
1728, quando la città cominciò ad attirare i ricchi
giovani intellettuali provenienti dalle cittadine di
provincia e dai villaggi di campagna (dove vivevano
le famiglie dei benestanti latifondisti spagnoli
intenzionati ad acculturare i figli), il Papa di
Roma e il Re di Spagna autorizzarono la nascita
della "Reale e Pontificia Università di San Gerolamo",
all'interno del grande Convento di San Giovanni in
Laterano, situato dietro alla Chiesa Parrocchiale
Maggiore che era nella Piazza Maggiore dell'Avana
Coloniale (ora Plaza de las Armas). Tutto filò
liscio fino a metà 1762, quando la città fu invasa
dai britannici per undici mesi...
L'Avana fu britannica per quasi un anno (1762-1763)
- Nell'agosto del 1762 capitò all'Avana un fatto
imprevisto: la città venne assediata e conquistata
da migliaia di marines inglesi (che erano una sorta
di nuovi corsari della Corte di Londra) i quali però
occuparono solo la capitale e la sua regione, ma non
il resto dell'isola cubana. E se ne andarono dopo
quasi un anno, nel luglio 1763, non prima di avere
ottenuto in cambio, come riscatto, la vicinissima
penisola della Florida, che era stata possedimento
dei Reali di Spagna per due secoli, fin dalla metà
del Cinquecento... E' importante sottolineare che
dopo il ritiro delle autorità londinesi (le quali
avevano abolito il monopolio commerciale spagnolo e
avevano liberalizzato i traffici cubani) sia nella
capitale che nell'isola proseguironono le nuove idee
commerciali antimonopolistiche, le quali favorirono
i ricchi latifondisti cubani non più costretti a
vendere alla "Madre-Spagna"i loro prodotti coltivati
nella "Colonia-Cuba". E sarà proprio grazie a questa
imprevista liberalizzazione commerciale a favore
delle affamate casseforti dei proprietari terrieri
cubani, se nei decenni successivi si svilupperà
nelle menti di questi reazionari l'idea progressista
di una patriottica Cuba-Libre staccata dalla
colonialista España-Madre.
Da
metà 700 a metà 800 (1763-1847) - Dopo il ritiro dei
soldati britannici, i mercanti negrieri spagnoli
svilupparono all'Avana l'orribile e fiorente mercato
di schiavi africani più grande del mondo, avendo
come base sicura i cantieri navali del gigantesco
Porto Carenas de La Habana. "La Chiave del Nuovo
Mondo" fu il soprannome dato all'Avana dai
conquistadores spagnoli, e da allora il simbolo
della città ebbe, e ha tuttora, come immagini, uno
scudo con una chiave e tre fortini: Fuerza, Punta e
Morro. Per evitare altre invasioni da parte dei
britannici i Reali di Spagna fecero costruire nuove
fortezze all'Avana. A cavallo del 1770 fu
raddoppiato il Castello del Morro grazie alla
costruzione del Castello della CabaNa, e furono
edificati pure i due Castelli del Principe e
dell'Atares. (Inoltre, dopo il tramonto, veniva
alzata fino all'alba una lunga catena di sbarramento
nel canale del porto, tra i Castelli del Morro e
della Punta). Ogni anno, nel semestre marzo-agosto,
si riunivano nella baia dell'Avana i galeoni che
avrebbero poi attraversato, tutti insieme, l'Oceano
Atlantico per portare in Spagna le merci. Le stive
erano piene di ori e preziosi rapinati agli
aborigeni latinoamericani. E nel semestre suddetto
l'Avana era sempre affollatissima di migliaia di
marinai, militari, commercianti, avventurieri,
sacerdoti evangelizzatori, di caste suore e di belle
prostitute. Nei censimenti di fine Settecento, nella
capitale e nei suoi dintorni campagnoli, risultava
residente una popolazione di oltre 100.000 abitanti
(un terzo dentro le mura e due terzi fuori dalle
mura) di cui un terzo di liberi cittadini bianchi e
due terzi di poveri schiavi africani neri e mulatti.
Questi ultimi lavoravano a costo-zero nelle
piantagioni della nobiltà locale proveniente dalla
Spagna; e il commercio di schiavi, di tabacco e di
vari derivati dalla canna da zucchero (tra cui il
liquore "rum", detto "ron") arricchì enormemente le
famiglie dei mercanti e dei latifondisti spagnoli.
E così, dal 1770 in poi, grazie al lavoro degli
schiavi e agli enormi profitti sui prodotti, vennero
costruiti (dai negri, naturalmente) sontuosi edifici
nella capitale: palazzi, teatri, circoli, (riservati
ai bianchi, naturalmente). Ma gli schiavi afrocubani
finalmente iniziarono giustamente a prendere
coscienza e a ribellarsi sull'esempio di quanto
fatto dai negri della vicina colonia francese di
Haiti nel 1791 (quando la Rivoluzione Francese
diffuse in tutto il mondo le nuove tre parole: "libertè,
egalitè, fraternitè"). Per tutto il ventennio
1791-1811 all'Avana e a Cuba si ebbero isolati
focolai di ribellione. Ma fu nel 1812 che scoppiò
nella capitale la prima grande rivolta per
l'abolizione della schiavitù, capeggiata dal leader
mulatto Jose Antonio Aponte che i latifondisti poi
impiccarono. Nel 1821 Padre Felix Varela Morales si
recò alla Corte della cattolicissima Spagna per
chiedere la libertà agli schiavi africani, ma le sue
proposte vennero totalmente ignorate; e nel 1823,
perseguitato dagli spagnoli per le sue idee
antischiaviste, anticolonialiste e progressiste,
Padre Varela si rifugiò negli Stati Uniti dove
morirà povero trent'anni dopo. Poi nel 1844 esplose
un'altra sommossa antischiavista, dove 80 ribelli
vennero fatti fucilare. E così, visto che i negri si
stavano sempre più organizzando per ribellarsi
contro i bianchi (non solo all'Avana ma in tutta
Cuba) il 3 giugno 1847 i mercanti negrieri spagnoli
fecero arrivare all'Avana da Canton le prime navi
piene di docili contadini cinesi (non schiavi, ma
schiavizzati) che andarono a vivere fuori le mura,
nel nuovo "Barrio Chino" dell'Avana.
Gli
ultimi 50 anni di dominazione spagnola (1848-1898) -
A metà Ottocento l'Avana Coloniale era divisa in due
zone cittadine: una "Intramuros" e l'altra
"Extramuros"; la prima zona era corrispondente
all'attuale Avana Vecchia (dentro l'antica muraglia)
e la seconda zona era la parte extraurbana con
cantieri navali, viali periferici, giardini botanici.
Gli abitanti erano già 200.000, di cui 50.000
all'Avana Vecchia e 150.000 fuori dalle mura. In
quel perido i proprietari terrieri indipendentisti
iniziariarono a progettare una Cuba-Libre, liberata
dalle tasse imposte dalla corona spagnola (sull'esempio
delle ex colonie liberatesi) e nel 1850 fecero
arrivare all'Avana il generale italiano Giuseppe
Garibaldi, che sbarcò con il falso nome di Giuseppe
Pane, sia per rendergli omaggio che per chiedergli
consigli. Pochi anni dopo questa visita, il 28
gennaio del 1853, nacque all'Avana un futuro
ammiratore dell'eroe dei due mondi: Josè Martì. In
una umile casetta coloniale situata di fronte ai
capannoni dei cantieri navali dell'Arsenale Navale
(ove ora è la stazione ferroviaria centrale avanera)
venne alla luce il futuro poeta ed eroe nazionale
indipendentista cubano Josè Juliàn Martì Perez, il
quale nel 1892 fonderà il Partito Rivoluzionario
Cubano e darà vita a giornali indipendentisti, e che
poi sarà ucciso dai soldati spagnoli all'età di 42
anni, nel corso della sua prima battaglia armata,
sui monti di Dos Rios, vicino alla Sierra Maestra,
nell'Oriente Cubano. Nel 1865 finalmente le potenze
imperiali europee, grazie alle spinte del Vaticano,
decisero di abolire la vergogna della schiavitù, e
quindi anche del mercato dei negri africani. Ma di
fatto nell'arcipelago cubano i negrieri iberici
trafficarono clandestinamente per un'altra trentina
d'anni, prima di cambiare definitivamente mestiere.
Contemporaneamente, all'Avana, per tutto il
trentennio 1868-98 giunsero e si svilupparono gli
echi delle tre guerre d'indipendenza scoppiate
nell'Oriente Cubano. Nel 1871 vennero fucilati otto
studenti di medicina, accusati dagli spagnoli di
essere anticolonialisti, antimperialisti e
indipendentisti. Infine ci fu un episodio decisivo:
nel 1898 dentro la baia avanera venne affondata (anzi
"autoaffondata" su ordine del governo Usa) la
corazzata statunitense "Maine", dove morirono circa
300 semplici marinai (gli ufficiali invece erano
tutti scesi a terra poche ore prima) e ciò servì da
pretesto al governo neocolonialista statunitense per
dichiarare guerra al governo veterocolonialista
spagnolo, al fine di impadronirsi dell'arcipelago
cubano, frustrando un trentennio di lotte
patriottiche ... E il 1° gennaio 1899 l'isola di
Cuba sarà liberata dal colonialismo spagnolo, (ma
giungeranno immediatamente i ricchissimi capitalisti
nordamericani).
L’'Avana all'avanguardia - Nell'800 e nel 900, quasi
tutte le grandi scoperte dell'umanità sono giunte
all'Avana prima che in altre città spagnole, come ad
esempio il treno, il telegrafo, la macchina a
vapore, l'illuminazione a gas, la radio, la
fotografia, il cinema, la televisione. E anche il
telefono, che fu inventato dall'italiano Antonio
Meucci all'Avana.
Il
Novecento avanero (1900-2000) – A L'Avana (in città
e dintorni) i circa 300 mila abitanti dell'anno 1900
sono decuplicati e diventati quasi 3 milioni
nell'anno 2000. Nell'anno 1900 la capitale cubana
vide giungere nei suoi palazzi governativi una nuova
classe dirigente diretta dai governanti statunitensi
(grazie all'emendamento del senatore Oliver Platt
nella Costituzione Repubblicana Cubana, che
ammanetta Cuba agli Usa). Ma in contrapposizione al
neocolonialismo statunitense e ai loro presidenti-fantoccio
l'Avana vide anche nascere vari movimenti di
protesta, studenteschi e operai, soprattutto contro
i due più feroci dittatori: Gerardo Machado negli
anni 20-30 e Fulgenzio Batista negli anni 40-50. E
tutto ciò fino al 1° gennaio 1959, cioè fino a
quando Cuba sarà liberata dal neocolonialismo
statunitense durato sei decenni. Nel periodo di
occupazione nordamericana 1899-1959, (a causa delle
leggi riguardanti il "proibizionismo antialcolico
statunitense" 1919-1934), l'Avana era diventata il
centro mondiale dei traffici illeciti organizzati
dai boss italo-americani di Cosa Nostra (protetti
dal corrotto dittatore cubano), gestori di 300
casini e casinò frequentati da pedofili e giocatori
d'azzardo: (annualmente oltre 100.000, in una città
di circa un milione di abitanti). Ma la notte della
fine dell'anno 1958 il dittatore mafioso e i suoi
complici malavitosi furono costretti a fuggire da
Cuba. Con i loro aerei privati scapparono all'estero
portandosi dietro le ricche casse dello stato
cubano. E così il giorno dopo, il primo gennaio
1959, l'Avana vide la sua liberazione grazie ai
giovani partigiani "barbudos" comandati dall'operaio
avanero Camilo Cienfuegos e dal medico argentino
"Che" Guevara. Invece Fidel e Raul Castro, che
avevano appena liberato tutta la regione
dell'Oriente Cubano, giusero nell'Avana Capitale
dopo una settimana. L'8 gennaio 1959 il Malecon
vide sfilare i patrioti dell'Esercito Ribelle.
Purtroppo, subito dopo il trionfo della Revolucion
Cubana (per quattro anni, dal 1959 al 1962)
all'Avana vi furono attentati e sabotaggi progettati
della Cia: scoppiarono bombe su navi europee cariche
di aiuti, e molti aerei statunitensi provenienti
dalla Florida mitragliarono le strade avanere. E gli
Usa addirittura ruppero i rapporti diplomatici con
Cuba, costringendo inevitabilmente l'avvicinamento
di Fidel Castro all'Unione Sovietica, il cui governo
fino a quel momento si era limitato ad osservare da
lontano... Concludendo: dal 1959 fino ad oggi,
all'Avana sono cambiate tante cose. Questa metropoli
non è più la capitale mondiale della prostituzione
infantile, e dei casini e casinò. Oggi l'Avana è la
capitale di un paese povero ma dignitoso, studioso,
laborioso, ingegnoso, (purtroppo ancora oggi
sottoposto ad un crudele cinquantennale "embargo"
Usa). Da allora, all'Avana sono state abbattute
tutte le numerose bidonville che esistevano nei
vecchi quartieri centrali e periferici della città,
e sono stati costruiti molti moderni villaggi in
nuovi quartieri cittadini, con scuole, ospedali,
fabbriche, musei, servizi, attrezzature sportive, e
strutture turistiche nazionali (in pesos nazionali)
e internazionali (in nuovi euro). E dal 1960 ad oggi
l'Avana, tra città e dintorni, ha visto raddoppiare
i suoi abitanti: erano un milione e mezzo dopo la
vittoria della Rivoluzione, ed ora sono quasi
milioni. Il tutto coerentemente con i dati nazionali,
dato che nell'ultimo mezzo secolo l'arcipelago
cubano ha visto raddoppiare i suoi abitanti: nel
1960 erano quasi 6 milioni e ora sono quasi 12
milioni... Invece, per quanto riguarda il turismo,
occore ricordare che inizialmente, nel ventennio
1960-80, a Cuba venne sviluppato solo il turismo
nazionale e quello delle delegazioni estere delle
associazioni di amicizia Pro-Cuba. Poi 1980 il
governo diede l'ok all'ingresso di massa dei turisti
stranieri, effettuando, lo stesso anno, la prima
Fiera Turistica Cubana all'Avana. Poi purtroppo,
nel quindicennio 1992-2007, a causa del crollo del "Comecon"
(mercato comune dei paesi socialisti), a Cuba giunse
un lungo "Periodo Speciale" di difficoltà e
austerità, e con alcuni attentati organizzati dalla
statunitense Cia contro il turismo cubano, in uno
dei quali morì il genovese Fabio Di Celmo, all'Hotel
Copacabana dell'Avana Playa.
IL
CAPODANNO A L’AVANA È CINQUE VOLTE UNA FESTA
Il
Primo Gennaio nella capitale è festa cinque volte
per i seguenti motivi:
1)-
Perché rammenta la fuga dei colonialisti spagnoli,
(fine anno del 1898).
2)-
Perché si celebra la cacciata del dittatore Batista,
(fine anno del 1958).
3)-
Perchè questa è la data dell'arrivo di "Che" e
"Camilo", (inizio anno 1959).
4)-
Perché è una festa cattolica e santera (che
festeggia la Vergine Maria).
5)-
Perché si ricorda il CAPODANNO CRISTIANO (come pure
in Europa).
(dal
libro "Cuba" (ed.2010) - autore Gianfranco Ginestri/Editore
Mozzi)
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