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Intervista a Yanara Guayasamin
• Regista Ecuadoriana del multipremiato Documentario
"Cuba el valor de una utopia"
Davide Matrone
In un tiepido pomeriggio di fine aprile incontro
Yanara Guayasamin nel suo ufficio. Un giovedi di
grande fermento, ricco di appuntamenti e di
interviste da rilasciare alle varie testate
giornalistiche del Paese.
Dallo scorso 30 aprile, nelle sale cinematografiche
di Quito, si proiettava l'ultimo lavoro di Yanara
Guayasamin dal titolo "Cuba el valor de una utopia”
che ha ottenuto il Premio a las Producciones en
Marcha al Festival de Cine Iberoamericano "Cero
Latitud" e nel 2007 ha vinto il premio per la
Distribuciòn nel concorso organizzato dal CNC
dell'Ecuador.
Dopo la nomination nel dicembre 2007 al IDFA doc
Fest di Amsterdam come uno dei miglior venti
documentari presentati nella storia dello stesso
Festival, il film si è posto all'attenzione del
pubblico e della critica facendo il giro del mondo:
dall'Ecuador alla Corea del Sud, dalla Gran
Bretagna, alla Serbia e poi dall'Olanda alla
Germania.
Un documentario che sarà distribuito negli Stati
Uniti, in Canada con la Esperanca Films e in Europa
e nel resto del mondo con la Doc and co.
Precedentemente, il primo documentario di Yanara
Guayasamin "De cuando la muerte non visitò" vinse il
premio SIGNIS per la Post Producciòn, consegnatagli
dall'Associazione Cattolica Mondiale per la
Comunicazione (OCIC). Il suo primo lungometraggio fu
apprezzato dalla critica e selezionato nei vari
Festival di Cinema come in Cile, in Colombia, in
Ecuador, in Spagna, a Panama, in Perù e a New York
dove ha ricevuto il premio "Manzana de Plata" de la
CinemaFe.
"Cuba el valor de una utopia" ha come protagonisti
un poeta, un pittore, una cantante e finanche Fidel
Castro che ricreano la Rivoluzione Cubana attraverso
le loro testimonianze, i loro desideri e i loro
sogni raggiunti e mancati.
Cosa hanno da dire dopo cinquant'anni i testimoni
sopravviventi di quella feroce lotta? Le loro vite,
le loro dispute, i loro sogni e le loro memorie
costruiscono un ritratto vissuto di un'intera
generazione e del suo Leader.
Yanara è appassionata del suo lavoro, delle sue
esperienze e me ne accorgo dall'intensità della voce
con cui anima i suoi vissuti. Mi racconta dei suoi
viaggi a Venezia e del fascino che le trasmette
questa città, dell'Italia e della sua cultura, del
cinema italiano, di Federico Fellini e di Vittorio
De Sica.
E cosi iniziamo a ripercorrere le tappe di questo
documentario da lei realizzato nel corso di quindici
anni, ossia dal lontano 1992 in pieno Periodo
Especial.
- Come e quando nasce questo progetto
cinematografico?-
“La mia generazione è stata segnata dalla
Rivoluzione Cubana. Ricordo quando frequentavo il
Collegio nel nostro istituto girava del materiale
relativo alla campagna di alfabetizzazione in atto a
Cuba durante gli anni '60 e per noi quel materiale
ci dava l'idea di quanto fosse importante quel
processo rivoluzionario. Diciamo che gli unici
riferimenti di carattere sociale in quel periodo ci
giungevano da lì.
La mia prima volta a Cuba fu nel 1992 in pieno
Periodo Especial e lì vidi in maniera chiara le
enormi contraddizioni economiche e sociali che
viveva l'Ecuador in quegli anni. Quella realtà
m'incuriosì a tal punto che volevo studiarla,
comprenderla e analizzarla meglio dal suo interno.
Ritornata in Ecuador ripresi gli studi di Laurea ma
anche durante questa fase Cuba viveva attraverso la
mia Tesi intitolata "Todos los tiempos".
Cuba rappresentava metaforicamente un po' tutti i
tempi. Era come vivere negli anni '50 in una maniera
moderna ed era straordinaria questa sensazione.
Un po' come disegnare due puntini l'uno distante
dall'altro su un fazzoletto che si raccolgono nel
momento in cui si chiude lo stesso, questo era un
po' il senso di questa relazione spazio - tempo.
Nello stesso periodo mi ricordo di una poesia di mia
madre, dalla quale ho ricevuto un importante
influenza. Risuona ancora nella mia mente e dice più
o meno cosi "Comiste bien?
Bebiste bien? A costa de que? A costa de quien?
La revoluciòn comienza en casa.
Ritornai nuovamente a Cuba per ben dieci volte ed
incominciai a filmare tutto ciò che mi colpiva e mi
stimolava l'attenzione. Un lungo ed appassionante
lavoro.
In pratica questo documentario fa parte di una
trilogia che ha come tema entrale l'utopia e la
prima parte è stata denominata "Genesis".
Questo documentario è diviso in tre parti ognuna con
un profilo differente dall'altro. La prima parte
analizza la reazione dei cubani alla nuova realtà
nella quale si trovano a vivere, la seconda di come
sia stata plasmata questa stessa realtà e la terza
invece affronta le dinamiche delle nuove
generazioni.
- Dove e come incontrasti i personaggi del tuo
documentario?-
La prima persona che filmai fu Felix nel 1989 in
Belgio in una fredda notte d'inverno. Eravamo andati
a vedere un recital di poesie e lui era lì a
decantare le sue opere. Questa figura mi colpì
tantissimo ma nonostante ciò non avevo ancora l'idea
che fosse diventato, di li a qualche anno, il
protagonista del mio documentario. Tuttavia non lo
conoscevo però poi lo invitammo a cena e cosi iniziò
il rapporto professionale ed umano con lui.
Alcuni anni dopo, come già detto, andai a Cuba per
la prima volta e dopo aver vissuto questa nuova
realtà iniziai ad organizzare il lavoro e le
sequenze del film.
La prima parte pensai di relazionarla alla storia
trascorsa e proiettata negli anni '90. E' stato un
lavoro sempre alla continua ricerca di elementi e
dettagli. Un altro personaggio che mi ha colpito e
che ritengo estremamente interessante è Marta
Cardona la cantante ed insegnante di canto. Una
donna che ha vissuto le sue paure giovanili legate
all'attività clandestina del padre e dei suoi sogni
realizzati con la Rivoluzione.
Vedendo il documentario ho notato che i tuoi
personaggi sono legati al mondo della cultura ed
attraverso le varie espressioni artistiche hanno
cercato di valorizzare un nuovo mondo possibile.
C'è una frase di Fidel Castro che non appena giunge
all'Avana e si affaccia al balcone del palazzo
presidenziale pronunciò la famosa frase "questa
rivoluzione e quest'evento storico si ricorderà per
i poeti, per gli scrittori, per gli artisti....". La
cultura è un elemento fondamentale della Rivoluzione
Cubana e quando ho conosciuto lo sviluppo della
cultura a Cuba negli anni '70 è stato molto
impressionante scoprire un nuovo modo di sviluppare
la cultura di un Paese.
Tutto ciò che si è vissuto e si vive a Cuba si è
realizzato attraverso le arti e gli artisti che
hanno dato vita a nuove forme d'arte e di vita.
La Rivoluzione Culturale è stata parte integrante
della formazione della cittadinanza a Cuba e
nonostante ciò questo aspetto, a mio avviso, non è
discussa molto dal popolo. Si parla dell'istruzione,
della sanità ma la cultura pur essendo un elemento
che unisce le varie anime della cittadinanza attiva
della società non viene affrontata quanto dovrebbe.
- Nel titolo del documentario emerge il concetto di
utopia, che cos'è per te l'utopia?-
E' un termine che ha diverse interpretazioni. Mi
viene in mente la concezione formulata da Tomaso
Moro e dell'immaginaria isola - regno non perfetta
abitata da una società ideale. Il suo termine di
utopia esprime il sogno rinascimentale di una
società pacifica dove sia la cultura a dominare e a
regolare la vita degli uomini
Ecco quest'isola di Tomaso Moro l'avevo subito
relazionato all'isola di Cuba.
Un'isola isolata che ha raggiunto un progresso
sociale straordinario. L'utopia può essere intesa,
relazionata all'esperienza cubana, come alla
possibilità di un paese che si confronta con
l'impero.
Una realtà in cui il popolo ha altri diritti tra cui
l'autodeterminazione.
Vedi il seme che Cuba ha impiantato nel mondo è
arrivato anche qui attraverso le varie figure
professionali e culturali come i musicisti cubani
che stanno formando una generazione di altri
musicisti, di dottori presenti sul nostro territorio
che formano altri medici. E' un seme che continua ad
espandersi in tutto il mondo. La capacità
d'attrazione della stessa isola genera poi la
curiosità di studiare e formarsi li. Io ad esempio
ho ancora quattro amici che insieme ad altri due
andarono a Cuba per studiare cinema e alla fine ci
son rimasti.
-Qual è il sogno di Yanara Guayasamin e quanto
costa?-
Sono ben consapevole che lo sviluppo del cinema
documentaristico qui in Ecuador è scarso e non c'è
grande attenzione e spazio.
Il mio sogno è quello di realizzare nel mio Paese
una Scuola Popolare di Cinema che sia strutturata in
due parti, una di carattere popolare e l'altra
legata alla specializzazione. Due scuole che si
complimentano sostanzialmente.
La scuola della specializzazione si deve realizzare
attraverso seminari professionali con la
partecipazione di professionisti di tutto il mondo
con le differenti visioni, con i differenti approcci
e con le differenti scuole.
Partecipai anni fa ad un Congresso di documentaristi
latinoamericani di cui molti usciti dalla Scuola
popolare di Cuba San Antonio de los Banos. Ho già
dei contatti con alcuni documentaristi che hanno
realizzato dei documentari del genere nei propri
campi di studio come la pedagogia ad esempio.
Io vorrei riunire tutte queste esperienze in una
scuola popolare moderna e rivoluzionare il concetto
di cinema e di cambiare il linguaggio
cinematografico.
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