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Il messaggio di Washington
all’America Latina
Stella Calloni
Il
colpo militare in Honduras, del quale si cominciano
ad avere segnali già il 15 Giugno, quando viene
attaccata l’automobile nella quale viaggiava il
presidente Manuel Zelaya, è un messaggio
terroristico che gli Stati Uniti stanno mandando
all’America Latina, vale a dire ai Paesi che sono
usciti dalla loro orbita, anche se –in alcuni casi-
solo di poco.
Il
presidente Zelaya è stato sequestrato dai militari
nella propria casa, e trasportato in Costa Rica
all’alba, secondo un copione che rispetta al meglio
lo stile dei colpi terroristici di Stato passati. La
gravissima situazione, continuata successivamente
con il sequestro della Ministra degli Esteri Rodas e
degli ambasciatori di altri paesi, pone con le
spalle al muro non solo l’amministrazione
statunitense di Barack Obama, come ha giustamente
segnalato in una recente riflessione il comandante
Fidel Castro, ma anche l’Organizzazione di Stati
Americani, che aveva già condannato il golpe.
Ma non
basta la sola condanna, si impongono non solo il
ritorno delle istituzioni democratiche, ma anche le
indagini circa gli organismi internazionali sulle
cui mani si è dondolata la culla di questo golpe, e
delle multinazionali che vi hanno partecipato,
includendo anche quelle dei mezzi di comunicazione
di massa.
I
vergognosi messaggi della catena CNN, a partire fin
dalla sua prima notizia, hanno poi confermato che
dietro al golpe ci fossero gli Stati Uniti. Uno dei
giornalisti ha infatti sostenuto, senza vergogna,
che il presidente Zelaya aveva dovuto difendere “a
spada tratta” la sua idea della consultazione
democratica di fronte al popolo hondureño – come se
si trattasse di un atto criminale – sottolineando
che gli si era reso necessario proteggere la propria
decisone non solo nel suo stesso Paese, ma anche di
fronte ai media internazionali. E quest’ultima parte
è stata sostenuta naturalmente, come se il
mandatario di una nazione indipendente dovesse
davvero rendere conto a questi nuovi poteri della
disinformazione, a sua volta stabilita da altri
poteri nel mondo.
Altre
notizie delle ultime ore segnalavano invece,
mostrando soldati armati fino ai denti, che si
vociferava che Zelaya “avesse pagato” le persone per
farle firmare in favore della consultazione.
Queste
informazioni sono tanto criminali, quanto le azioni
che si fondano sulle armi, e la forza della non
ragione che viola tutti i diritti umani, oltre che
la volontà di un popolo, il quale ha eletto a
maggioranza il suo presidente. Zelaya ha chiamato a
votare – non ad imporre – una consultazione per
un’Assemblea Costituente in un atto profondamente
democratico.
La CNN
ha invece manipolato l’informazione, girandola ai
suoi fedeli, e cioè alla maggior parte dei mezzi di
comunicazione di massa, che sono i più appropriati
per la dittatura mondiale della disinformazione, i
quali, a loro volta, la integrano con elementi
propri.
Stiamo
ascoltando i giornalisti mentire senza alcun pudore
né coscienza del fatto che stanno parlando di vita o
di morte relativamente ai nostri Paesi. Nel canale
argentino TN (Todo Noticias), un mezzo che
appartiene al monopolio privato dell’informazione,
alle 12:10 ora locale, uno dei giornalisti segnalava
che si stava mobilitando una “tenue” difesa di
Zelaya. Alla medesima ora la stessa CNN mostrava le
prime immagini della moltitudine di persone di
fronte alla casa presidenziale hondureña che esigeva
il ritorno del presidente, con coraggiose donne
disarmate che urlavano contro i soldati e colpivano
in modo impotente le loro braccia. Sempre alla
stessa ora il giornale Clarín, proprietario di TN,
ed altri mezzi pubblicavano in internet, in una
collocazione debitamente nascosta, una notizia che
titolava “crisi in Honduras, i militari detengono il
Presidente”, quando la reale notizia avrebbe dovuto
parlare di un colpo di stato e delle sue severe
conseguenze per la regione e per il mondo.
Vari
mezzi hanno asserito la presenza di possibili frodi
nelle elezioni legislative in Argentina, e citato
dirigenti dell’opposizione che terminavano i propri
comizi auspicando l’uso della violenza, mentre
messaggi dal tenore minacciatorio che circolavano
via internet suggerivano di rovesciare il governo
locale. Le inchieste mostrano un discreto trionfo
del governo a livello nazionale, soprattutto nella
Provincia di Buenos Aires, e l’opposizione si
affretta a denunciare la presenza di brogli
elettorali, senza avere argomentazioni che lo
sostengano. “In realtà la frode consiste nel parlare
di frode”, come hanno denunciato vari settori, i
quali menzionavano anche i preparativi per un golpe
“a colori”, come vengono chiamati da alcuni i colpi
civici che non si attivano senza l’appoggio,
nell’ombra, del potere armato. L’opposizione, che
riceve finanziamenti esteri, già parla di come il
governo in un modo o nell’altro dopo questa consulta
se ne debba andare. Se questo non è golpismo, allora
come lo possiamo definire?
Potremmo scrivere un libro sulla disinformazione
relativa ai recenti fatti verificatisi in Honduras,
ma ad ogni modo, occultare la criminalità di un
colpo di Stato, rende tutti questi mezzi complici
dello stesso. Non solo la CNN, ma anche le agenzie e
la stampa spagnola – tra cui il giornale El País –
hanno giocato con le parole per evitare di parlare
di un golpe. In realtà il responsabile è del
presidente Zelaya che ha difeso le leggi e la
costituzione del suo Paese, e non i militari, gli
stessi che negli anni 80, ritirati o negli alti
vertici, parteciparono ai crimini e alle sparizioni
forzate dei cittadini hondureñi e stranieri,
compiendo anche gli ordini del Pentagono. In quel
periodo l’Honduras fu occupato dalla CIA, che riuscì
a portarvi i militari della dittatura argentina
perché si integrassero nella guerra sporca contro il
Nicaragua, guerra scoperta, visibile ed evidente,
come avrebbero più tardi dimostrato gli archivi,
ormai pubblici, degli Stati Uniti. L’ombra del
viceré d’allora, l’ambasciatore statunitense John
Negroponte, ancora circola in Honduras, e
soprattutto a Palmerola, dove gli Stati Uniti
costruirono una base militare strategica per
attaccare il Nicaragua, mai smantellata.
E lo
stesso stanno cercando di fare nel Cono Sur, dove i
loro militari passano per Paesi come il Perù, ed
altri, non solo creando le infrastrutture
necessarie, ma anche preparando i militari locali
con allenamenti mirati alle azioni
contro-insorgenti, che permettano di estendere il
tempo di controllo sulla regione.
Inoltre, non ci invadono solo le loro truppe, ma
anche le loro reti di fondazioni, tra le altre, la
National Endowment Foundation (NED) che viene
insolentemente chiamata Fondazione per la
Democrazia, o l’Agencia International para el
Desarrollo (USAID) che vanta una lunga storia
criminale nei confronti dei nostri popoli, le quali
sono riuscite a creare reti di ragnatele nei nostri
Paesi, e che stanno dando nuovo impulso alle vecchie
e alle nuove destre perché reagiscano contro i
governi disobbedienti. Queste fondazioni della CIA
hanno distribuito fondi anche in Argentina, ed hanno
recentemente fondato UnoAmérica, una fondazione che
suppostamene difende “le democrazie” in America
Latina, ma la cui funzione reale è il riscatto di
tutto l’apparato militare e paramilitare. Tale
apparato, che è servito nelle passate dittature
nella lotta anticomunista, dà ora nuova aria al
dipartimento di Stato statunitense, oltre a
destabilizzare i Governi della regione, resuscitando
il fantasma della lotta anticomunista, come nel
periodo della “guerra fredda”.
Questa
fondazione ha molto a che vedere con quello che è
successo in Honduras. Con una grande quantità di
denaro predisposto dalla CIA, militari e poliziotti
sono stati dislocati per tutta la città, appoggiati
dalle vecchie strutture di sicurezza che e i
governi democratici non sono ancora stati in grado
di smantellare.
Questa
debolezza dovrebbe essere prevista e analizzata da
qualche sinistra che, irresponsabilmente sta
accompagnando in alcuni Paesi, coscientemente o no,
esperimenti golpisti di ogni tipo, miranti ad
imporre il ritorno delle vecchie e nuove destre, ad
alto contenuto fascista, e con il vitale aiuto dei
mezzi di comunicazione di massa.
Il golpe militare in Honduras deve coinvolgerci
tutti nella pretesa a che venga fatto un passo
indietro. È il destino dell’America che si gioca in
queste ore, e la superbia, o i cammini errati devono
essere corretti in tempo, poiché ritornare al
passato vuol dire accettare la ri-colonizzazione
definitiva dei nostri Paesi, ed altri bagni di
sangue ( Traduzione Granma Int.) |