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"Continuo a rimpiangere il cosmo. Anche da lì le
stelle si vedono molto lontane • Gli spazi siderali
sono pieni di incertezze e sorprese • Ma non vedemmo
nessun UFO, nè le sue tracce • I fulmini sono raggi
interminabili • Lo spazio è grigio e la terra è
azzurra", afferma il generale di brigata Arnaldo
Tamayo Méndez, il primo cosmonauta latinoamericano
LUIS HERNÁNDEZ SERRANO
"Il nostro pianeta è una grande
‘nave’ che galleggia serena nell’Universo e tutti,
in un certo senso, siamo ‘cosmonauti’, perchè
viaggiamo su di essa come i suoi più valorosi membri
dell’equipaggio". Lo ha detto alla stampa il
generale di brigata Arnaldo Tamayo Méndez, il primo
latinoamericano e meticcio ad andare nello spazio,
oggi capo del Dipartimento delle Relazioni
Internazionali delle Forze Armate Rivoluzionarie (FAR).
Confessa che gli piacerebbe essere un pilota adesso,
o girare in orbita attorno alla Terra, ma i nuovi
compiti che gli sono stati affidati attenuano la
nostalgia.
"In ogni modo ho sognato di andare
nuovamente nel cosmo, come in quell’indimenticabile
18 settembre 1980, nel quale partimmo dalla base
kazaka di Baikonour. E’ passato un quarto di secolo,
però mi sembra che sia ieri ed in questo momento sto
provando un’emozione grande quasi quanto quella
provata negli otto giorni del viaggio, carico di
tensione e scienza. Essere cosmonauta – io fui il
97° - ha i suoi miti, non lo nego. Per esempio i
bambini ci vedono come extraterrestri, ma non siamo
diversi dalle altre persone. Chi vola nello spazio
non è assolutamente un Superman. I bambini ci fanno
ogni tipo di domanda! Ci vedono come un qualcosa di
irreale, fantastico, da fantascienza. Dopo aver
volato così lontano, veloce ed alto, uno contrae un
grande impegno. Dopo aver orbitato attorno alla
Terra ad una velocità di quasi 30.000 km/h, vale a
dire più di 8 km al secondo, viaggiando tra le
stelle, come viene scritto nei romanzi, se passiamo
in automobile con il rosso in una strada qualsiasi,
quelli che ci vedono dicono sbalorditi: guardate
cosa sta facendo quell’astronauta!"
Qualcuno ha chiesto se Romanenko o
lui, o gli altri cosmonauti del complesso orbitante,
Riumin e Popov, siano entrati in contatto con un
OVNI (UFO la sigla in inglese). "Non nego che
esistano, ma non sono in grado di provarlo e,
oltretutto, non li abbiamo mai visti. Può darsi che,
in qualche recondito angolo dello spazio, esista la
vita, ma non abbiamo indizi su questo".
POESIA E COLORI DAL COSMO
Tamayo dice di essere un cattivo
poeta e che per questo non ha scritto una poesia su
tutto ciò che ha visto dall’oblò della nave spaziale
quando, assieme a Yuri Romanenko, fu viaggiatore
cosmico e testimone della realtà di quel volo. Ma le
sue evocazioni hanno un contenuto poetico. "Il vuoto
del cosmo è pieno d’incertezze, domande, sorprese e
timori. Quando mi vidi in quell’abisso insondabile e
potetti scorgere la Terra, pensai: "Io vengo da lì!
Sono di quella palla! A volte rimanevo a bocca
aperta, guardando come il pianeta che abitiamo
girava placidamente nello spazio. Io volevo
osservare più a lungo quel piccolo mondo così
lontano e per fare ciò arrivai a violare il riposo
programmato. Lo spazio, al contrario di quel che si
dice o pensa, non è azzurro ma grigio. I tramonti
del sole sono mille volte più belli. L’atmosfera
attorno al nostro pianeta è una grande cupola di
cristallo, la Terra è veramente azzurra e la sua
vegetazione marrone, mentre i grandi deserti sono di
colore beige. Le nostre orbite erano di novanta
minuti. Ogni ora e mezza facevamo il giro attorno al
mondo ed in questo lasso di tempo vedevamo più di
dieci volte la notte e il giorno, qualcosa di
meraviglioso, come un racconto sulle fate. Abbiamo
visto le tempeste, uno spettacolo impressionante,
soprattutto di notte. I lampi sono diversi da quelli
che vediamo sulla Terra. Sono raggi quasi
interminabili, che si proiettano nell’infinito. Le
stelle che sappiamo enigmatiche e irraggiungibili,
continuano ad apparire lontane, ma più intense e
brillanti. "Nel cosmo il sole quasi brucia. La parte
esterna della nave spaziale, illuminata dai raggi
solari, si riscalda a più di cento gradi centigradi
e si raffredda a meno di cento sotto zero, nella
parte oscura".
Ha spiegato che a più di 400 km
dalla terra il vuoto è assoluto e non c’è ossigeno.
Lo impressionavano molto le micro-meteoriti (la
cosiddetta polvere cosmica), che urtavano
continuamente sui cristalli blindati dai quali
osservavano l’insolito abisso siderale.
"Le particelle di combustibile, con
l’accensione dei motori, vengono proiettate luminose
nel vuoto, simili a potenti spari di proiettili
traccianti", ha ricordato.
IL PIANETA VA PROTETTO!
"All’ONU, trattando il tema dell’inquinamento
ambientale, abbiamo visto che se non ci uniamo nella
lotta contro questo fenomeno, la Terra e soprattutto
la nostra specie saranno in pericolo. Questa è stata
una preoccupazione anche dei rappresentanti di circa
50 paesi che annoverano cosmonauti tra i loro
cittadini. Noi che abbiamo avuto il privilegio di
vedere il nostro pianeta da lontano, di contemplarlo
tutto, abbiamo ponderato tutto ciò.
"Se lo paragoniamo con il resto dell’Universo,
non è così grande. Va protetto affinché non vada
perduta la sua preziosa componente umana, evitando
la sua distruzione, lenta o rapida che sia.
"Ci minacciano due grandi pericoli:
l’inquinamento e l’utilizzo degli armamenti. A ogni
persona corrispondono 15 o 20 Kg di TNT degli
arsenali attuali. Solo un grammo basterebbe per
distruggere un essere umano. Perciò devono sparire
le armi di sterminio di massa e un giorno anche
quelle convenzionali.
"Esiste un’altra grande tragedia: la
fame. Tutti i giorni sembra che esploda una bomba
atomica piccola o media in America Latina perché
sono milioni i morti per la fame, la denutrizione,
la sottoalimentazione, la mancanza di medicinali e
di medici.
Dobbiamo
applaudire alle investigazioni spaziali per il
benessere dell’uomo.
"Il cosmo, per quanto riguarda
l’utilizzo pacifico, è redditizio per molte ragioni
e fatti: l’utilizzo di satelliti per le
comunicazioni, la televisione, i pronostici
meteorologici, l’elaborazione di carte geografiche,
il ritrovamento di risorse sotterranee e la
previsione dei disastri naturali, che può salvare
migliaia di vite. "Paura? Sì, l’ho avuta, ma la si
domina. Uno pensa sempre che è possibile un
incidente, qualche avaria come la perdità della
pressurizzazione. Ma con buone conoscenze e
preparazione la paura non diventa panico. "Alcuni
secondi prima del decollo, la certezza di essere a
bordo di una nave spaziale che verrà sparata verso
il cosmo ti spaventa ed influenza lo stato d’animo.
Venire spinto da un razzo poderoso verso l’ignoto
non è come viaggiare in una provincia. È andarsene
dal pianeta, trovarsi in breve tempo a un’altezza
sorprendente", ha raccontato il cosmonuata cubano.
L’INDUSTRIA NEL COSMO
Ha detto che quando era già in
orbita si vedeva la Terra come una sfera
irraggiungibile. Come se il ritorno fosse quasi
impossibile.
"Beh, certamente essere cosmonauta –
lo sanno bene i miei colleghi Romanenko e Popov - è
un affare assai rischioso ma certamente
appassionante. Sono già 450 persone che hanno
provato quest’esperienza, compresi due turisti,
gente ricca e audace che ha pagato l’avventura come
se il cosmo fosse un nuovo polo dell’industria
turistica. "E parlando d’industria nel cosmo, in
realtà non si scarta l’utilizzo dello spazio
extraterrestre, voglio dire su larga scala, per
l’attività industriale nel senso produttivo del
termine. Esistono materiali come i semiconduttori –
per citare un solo caso - che sulla Terra non si
possono produrre. E’ già stato fatto invece nello
spazio ed in futuro ci saranno impianti di
fabbricazione in orbite vicine alla Terra".
IL VOLO SU MARTE
A proposito del volo su Marte,
Tamayo ha commentato che preoccupano molto gli
effetti dell’assenza di gravità, il poco ossigeno
all’interno dei veicoli spaziali, il flottaggio con
il quale si convive e un fenomeno chiamato "il
cambiamento della formula del sangue". Sarebbe
maggiore l’azione della mancanza di gravità nei
confronti del corpo umano. I medici dicono che
provocherebbe la perdita di calcio nelle ossa, un
altro problema serio da risolvere. "È un viaggio
molto lungo. Preoccupano molto gli alimenti, il peso
che deve caricare la nave. Addirittura si pensa di
allestire un orto a bordo per mangiarne i prodotti.
Si studia il modo di vincere la mancanza di gravità,
bilanciarla o perfino di evitarla. Si propone di
creare un sistema centrifugo che origini una gravità
artificiale. Non è facile ottenerlo tecnicamente, ma
si conosce il metodo in teoria. Dovrebbe essere una
gravità molto simile a quella reale che l’uomo
conosce".
Tamayo ha evocato così
l’atterraggio: "Quando tornammo dal cosmo provai
molte impressioni. Quando toccai la Terra respirai a
fondo e mi dissi: ‘Sono già nel mio ambiente’. Uno
si vede solo lassù a 450 Km di altezza e certamente
prova uno stress molto grande. Ci tranquillizza
soltanto il sapere che abbiamo compiuto una missione
molto importante e che rappresentiamo il paese.
"Credo, o a volte ho pensato, che il
volo nello spazio è una cosa contraddittoria. Da una
parte è un enorme progresso scientifico. Ma dall’altra
un regresso, nel senso che ti allontana dalla
società, dall’umanità. Certo, è un sacrificio
transitorio per il bene dell’uomo e della pace.
Questo compensa tutto.
"La mia età? 63 anni. Ma come disse
mia madre, sono molto più giovane perché quando
atterrò la nostra nave e mi vide, mi disse: ‘Sei
nato, figlio mio, sei nato!’. Quindi ho solo 25 anni,
non è vero?"