Prigionieri Politici dell'Impero| MIAMI 5  

    

E S T E R I

L'Avana. 8 Agosto 2005

Il dramma dei bambini in Africa

SOMINI SENGUPTA*

La metà dei bambini del mondo, come mille milioni di persone adulte, devono affrontare la miseria e oggi il fenomeno dei bambini mendicanti appare come un fatto terribile nella nostra vita, ma ci sono diversi livelli di miseria anche fra i miserabili.

L’Africa, occidentale o centrale, oggi è una delle regioni più difficili per  un bambino.

Dakar, Senegal: Stanno in piedi davanti al finestrino del mio taxi, magrissimi e sporchi nelle mani tengono delle lattine vuote. Si grattano le braccia piene di croste e si asciugano il naso che sgocciola. Indifferenti intonano dei versi del Corano. Con molta frequenza dimenticano le formalità e mendicano: "Cent francs, ma tante, cent francs, cent francs".

Questi sono i “talibi”, i bambini mendicanti del Senegal, inviati sulle strade da leaders religiosi, chiamati marabutti, con l’ordine di raccogliere una quota al giorno che va da 250 a 650 franchi (fra 50 centesimi di dollaro e 1.30 dollari), insieme a qualsiasi cosa che cada nelle loro lattine: zollette di zucchero, latte in polvere, noci.

Se non compiono, li prendono a sberle.

Da Bombay fino a Città del Messico e a Bangkok, i bambini mendicanti sono una  realtà brutale della vita: l’Unicef ha informato di recente che la metà dei bambini del mondo, mille milioni, devono affrontare la miseria.

Ma ci sono diversi livelli di miseria anche fra i miserabili e i talibi che incontro ogni volta che ritorno a casa, a Dakar, sono un inquietante promemoria  che ricorda che l'Africa, occidentale o centrale, da dove me ne vado dopo due anni di vita, può essere un posto terribile per un bambino. Dei 27 paesi con il peggior tasso di mortalità infantile, 26 si trovano in Africa e la maggioranza in queste zone.

I bambini che riflettono tutti i mali dei propri paesi, pagano anche un prezzo maggiore, il VIH/SIDA che li lascia orfani e la povertà che ha costretto i loro genitori a venderli come schiavi.

Poi ci sono i capi che  li trasformano in soldati. Moses Vanery, che aveva 20 anni quando lo conobbi l'anno scorso a Monrovia, Liberia, aveva trascorso 10 anni della sua vita combattendo per due fazioni armate in due paesi.

Richard Maki, che ho assunto come interprete nell'est del Congo perché parla quattro lingue a 18 anni, non si era lasciato sequestrare  come mini soldato, ma altri combattenti gli hanno distrutto le possibilità di avere un’educazione universitaria. I bovini che il padre aveva destinato ai suoi studi furono rubati quando le milizie rivali si scontrarono per il controllo della sua città natale.

Ho conosciuto genitori che hanno inviato i propri figli a spaccare le pietre in altri paesi, bambini che non avrebbero mai immaginato un trattamento del genere da parte dei propri genitori. Ho conosciuto ragazze che non erano mai andate a scuola perché le loro madri dipendevano da loro per trasportare l’acqua e la legna, in una delle regioni dove il tasso d'educazione delle bambine continua ad essere il più basso del mondo. Solo il 56% percento delle bambine è andato a  scuola tra 1996 e il 2003, secondo l'UNICEF.

Di fatto, in circa 40 anni da quando questi paesi si sono liberati dai  regimi coloniali dell'Europa, la situazione dei bambini è molto difficile. Nei 20 paesi dell'Africa subsahariana, il cittadino medio è più povero di 10 anni fa, secondo l'Indice di Sviluppo Umano dell'ONU e in 11 paesi della stessa regione soffrono la fame molte persone in più di 10 anni fa.

I bambini rappresentano oggi la maggior parte degli africani, poichè nell'Africa subsahariana con 340 milioni, rappresentavano il 51% cento della popolazione, nel 2003.

Che cosa va  male? Studiosi e leaders dell'Africa segnalano una miscela di disastri causati dall'uomo, da governanti senza scrupoli, politiche economiche internazionali, includendo le barriere commerciali statunitensi ed europee, che danneggiano i produttori africani e un ciclo inesorabile di conflitti.

Quest'ultimo, dice Kayode Fayemi, direttore del Centro per lo Sviluppo e  la Democrazia, che ha sede in Nigeria, almeno ha avuto la virtù inavvertita di forzare molti leaders africani a porre una certa attenzione ai bambini dei propri paesi e non per compassione.

I giovani poveri e ribelli possono divenire l'incubo peggiore di un governante, come dimostrano i bambini soldato della Sierra Leone e della Liberia.

"E' per timore", ha detto Fayemi, parlando del nuovo interesse nei confronti dei  bambini mostrato da alcuni leaders  africani.

"La situazione potrebbe divenire pericolosa se non si adottano misure decisive per riconvertire la brutale disuguaglianza esistente".

Un esempio  è quello di Olusegun Obasanjo, il presidente nigeriano che ha una reputazione di violenza ed ha  riunito le milizie giovanili, che hanno provocato stragi nel Delta del Niger, ricco in petrolio.

"Non è stato per ragioni altruiste", ha detto  Fayemi. "Lui conosce la crisi che deve affrontare il suo governo".

Le statistiche associate alla guerra librata dai bambini in Africa sono tremende: nella Repubblica Democratica del Congo, 3,8 milioni di persone sono morte, come risultato d'una guerra cominciata sei anni fa, secondo uno studio annuale pubblicato dal Comitato di Riscatto Internazionale, un'organizzazione di carità con sede a New York. Quasi la metà dei morti erano bambini minori di cinque anni, la maggior parte dei quali sono stati le vittime della denutrizione e di altre malattie facilmente curabili. 

Nella Sierra Leone un decennio di guerra, finita nel 2003, è stata la causa della morte di tre ogni 10 bambini con meno di cinque  anni, secondo una relazione dell'UNICEF. La disoccupazione fra i giovani è enorme e molti ex bambini soldato, adesso cercano i diamanti in cambio d'una ciotola di riso al giorno. Alcuni che risiedono in  Sierra Leone si domandano quanto tempo ci vorrà per far sì che la frustrazione si trasformi ancora in violenza.

In Nigeria, paese che è il sesto esportatore di petrolio del mondo, con una popolazione infantile minore - appena il 13% nel 2003 - ha fatto vaccinare contro le malattie croniche i bambini del paese. La Nigeria poi ha  la poliomielite e i politici islamici nel nord, istigati dagli alleati clericali, hanno accusato di cospirazione, di voler sterilizzare i figli vaccinandoli contro questa malattia.

Molti nella regione ascoltarono i propri leaders ed impedirono che i figli fossero vaccinati, con risultati chiaramente tragici. Nel maggio scorso  ho visto un bambino piccolo in un ospedale nella città di Kano, nel nord della Nigeria, incapace di muovere le gambe, che guardava senza espressione sua madre. Lei disse che i suoi capi religiosi l'avevano convinta a non far vaccinare il piccolo.

Grazie ai politici nigeriani, la poliomielite adesso è risorta in altri 11 paesi africani e i bambini, come in qualsiasi altra zona, sono sempre i più vulnerabili.

L’infanzia  necessita più del resto della popolazione quel che i loro governanti non sanno offrire: un governo funzionale che dia insegnanti, cliniche, acqua potabile per evitare la morte per le diarree.

Aiutarli richiederà un’assistenza internazionale notevole, ha detto il dottor Rick Brenann, autore dello studio sulla mortalità nel Congo, elaborata dal Comitato di Riscatto Internazionale, ma  prima si deve stabilire un impegno a lungo termine, con la pacificazione. Insomma, dice, se si mette fine ai combattimenti, moriranno di fame e di malattia meno bambini.

Anche i governi ben intenzionati della regione, e ce ne sono alcuni, devono affrontare ostacoli duri per le loro capacità d'investire nei propri popoli. Per esempio il Mali, è quasi totalmente dipendente dalle esportazioni di cotone. Solo nel 2001, le barriere commerciali statunitensi, assieme ad una fluttuazione dei prezzi mondiali del cotone, sono costate al paese l'equivalente di tre anni di spese per l’educazione, secondo una ricerca della Oxfam, l'agenzia umanitaria.

La “carità”, in altre parole, sarà difficilmente suffciente per aiutare i bambini dell'Africa subsahariana. Quando si tratta dei talibi di Dakar,  lo sfruttamento dei bambini viene giustificato anche dalla tradizione. In Senegal, i bambini poveri sono  da sempre inviati nelle scuole di Corano dove lavorano nelle fattorie dei marabutti, per guadagnarsi da vivere o raccolgono l’lemosina nelle comunità locali per  poter mangiare, loro e i maestri.

Oggigiorno, in economie con poche opzioni possibili, mendicare è un affare in auge ed eserciti di bambini con le lattine tra le mani proliferano in tutta Dakar. Camminano nel traffico delle ore di punta. I più furbi si fermano alla periferia della città, dove sanno che gli utenti degli autobus pubblici malandati, per paura  della possibilità di un  incidente danno l’elemosina per chiedere a Dio protezione.

I “talibi” spesso offrono orazioni promettendo un viaggio tranquillo e i senegalesi, devoti musulmani che prendono in serio i precetti coranici d'offrire elemosine, depositano candele e zollette di zucchero nelle lattine. Il bianco è simbolo di purezza. Le candele illuminano il cammino. I giovani, che non hanno ancora peccato, sono considerati i migliori emissari delle divinità.

Aiutati dai pericoli della vita moderna e dai difetti dell'economia globale dalal tradizioni, i bambini e i loro custodi prosperano.

"Sono molti e sono sempre più miserabili", ha detto Malick Diagne, allievo d'una scuola di Corano e  vice direttore del Tostan, un gruppo che lavora per riformare il sistema dei “talibi”.

"E' una strategia farli sembrare il più miserabili possibile per ispirare compassione. Questa miseria che si vede è una trappola".

In una mattina, nel centro di Dakar, a poca distanza del mio ufficio, due fratellastri, Abdoulaye e Moussa Balde, erano alla metà del proprio turno di lavoro tra le 04:00 alle 16:00. Due giorni la settimana vengono in città, dove guadagnano 650 franchi al giorno. Gli altri giorni, stanno ai lati di un’autostrada della città per una  quota di 250 franchi.

Devono guadagare per mangiare, per curarsi se si ammalano. “Non possiamo fare altro, ha detto Abdoulaye, che afferma d’avere 17 anni, ma sembra più giovane, e usiamo le elemosine per comperare alimenti o medicinali. "Ma riceviamo un calcio nel sedere se lo facciamo" ha aggiunto consapevole...

*L'autore è un giornalista africano.

La fonte: Diario Hoy (Repubblica Dominicana)

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