Prigionieri Politici dell'Impero| MIAMI 5  

     

R I F L E S S I O N I   F I D E L

 L'Avana. 6 Gennaio 2012

 

Le Riflessioni del compagno Fidel
La marcia verso l’abisso
(da CubaDebate- prima parte)

 Non è questione di ottimismo o pessimismo, sapere o ignorare cose elementari, essere responsabili o no degli avvenimenti. Coloro che pretendono di considerarsi politici dovrebbero essere gettati nella discarica della storia, quando, com’è di norma, in questa attività ignorano tutto e o quasi tutto quello che si relaziona con lei.

Non parlo ovviamente di quelli che, in vari millenni, hanno trasformato i temi pubblici in strumenti di potere e ricchezza per le classi privilegiate, attività nelle quali veri records di crudeltà sono stati imposti durante gli ultimi ottomila o diecimila anni, dei quali esistono sicure vestigia della condotta sociale della nostra specie, la cui esistenza come esseri pensanti, secondo gli scienziati è di circa 180.000 anni.

Non è il mio proposito concentrarmi in questi temi che sicuramente annoierebbero quasi l’ottanta per cento delle persone, continuamente bombardate con notizie attraverso i media, che vanno dalla parola scritta alle immagini tridimensionali che si cominciano a mostrare in costosi cinema, e non è lontano il giorno  in cui domineranno le, di per sè, favolose immagini della televisione. Non è casuale che la detta industria della ricreazione abbia la sua sede nel cuore dell’impero che tiranneggia tutti.

Quello che pretendo è situarmi al punto di partenza attuale della nostra specie per parlare della marcia verso l’abisso. Potrei anche parlare di una marcia “inesorabile” e sarei sicuramente più vicino alla realtà. L’idea di un giudizio finale è implicita nelle dottrine religiose più estese tra gli abitanti del pianeta, senza che nessuno  per questo le definisca pessimiste. Considero, al contrario, un dovere elementare di tutte le persone serie e assennate, che sono milioni, lottare per posporre e forse impedire questo drammatico e sicuro avvenimento nel mondo attuale.

Ci minacciano numerosi pericoli, ma due tra questi: la guerra nucleare e il cambio climatico sono decisivi e tutti e due sono sempre più lontani dalla avvicinarsi ad una soluzione.

I fiumi di parole demagogiche, le dichiarazioni e i discorsi della tirannia  imposta al mondo dagli Stati Uniti e dai loro poderosi e assoluti  alleati nei due temi, non ammettono il minor dubbio al rispetto.

Il primo gennaio del 2012 , anno nuovo occidentale e cristiano, coincide con l’anniversario del trionfo della Rivoluzione in Cuba e l’anno in cui si compie il 50º anniversario della Crisi d’Ottobre del 1962, che portò il mondo al bordo della guerra mondiale nucleare ed è questo che mi obbliga a scrivere queste righe.

Mancherebbero di senso se avessero l’obiettivo d’imputare qualche colpa  al popolo nordamericano o a quello di qualche altro paese alleato degli Stati Uniti nell’insolita avventura; loro, come gli altri popoli del mondo sarebbero le vittime inevitabili della tragedia.

Fatti recenti avvenuti in Europa e in altri punti, mostrano l’indignazione di massa di coloro  ai quali la disoccupazione, la carestia, le riduzioni delle loro entrate,  i debiti, la discriminazione, le menzogne, la politicheria, conducono a proteste e alle brutali repressioni dei guardiani dell’ordine stabilito. 

Con frequenza crescente si parla di tecnologie militari  che danneggiano la totalità del pianeta, unico satellite abitabile a centinaia di anni luce da un altro che forse risulta adeguato, se ci muoviamo alla velocità della luce, trecentomila chilometri al secondo.

Non dobbiamo ignorare che se la nostra meravigliosa specie pensante sparisse, trascorrebbero  molti milioni di anni prima di vederne sorgere un’altra, capace di pensare, in virtù dei principi naturali che guidano, come conseguenza dell’evoluzione delle specie,  scoperta da Darwin nel 1859 e che oggi tutti gli scienziati seri riconoscono, credenti e non credenti.

Nessun’altra epoca della storia dell’uomo ha conosciuto gli attuali pericoli che affronta l’umanità. Persone come me, con 85 anni compiuti, siamo giunto a 18 anni con il diploma liceale prima che si concludesse l’elaborazione della prima bomba atomica.

Oggi gli  artefatti di questo carattere pronti per il loro uso, incomparabilmente più poderosi di quelli che riprodussero il calore del sole sulle città di Hiroshima e Nagasaki sono migliaia.

Le armi di questo tipo che si tengono addizionalmente nei depositi, aggiunte a quelle già esposte in virtù di accordi, raggiungono cifre che superano i ventimila proiettili nucleari. 

L’utilizzo di appena un centinaio di queste armi sarebbe sufficiente per creare un inverno nucleare che provocherebbe una morte spaventosa in breve tempo di tutti gli esseri umani che abitano il pianeta, come ha spiegato brillantemente e con dati computerizzati lo scienziato  nordamericano e professore dell’Università di Rutgers, in New Jersey, Alan

Robock.

Coloro che abitualmente leggono le notizie e le analisi internazionali serie, conoscono che i rischi dello scoppio di una guerra con l’uso di armi nucleari, s’incrementano nella misura in cui cresce la tensione nel Vicino Oriente, dove nelle mani del governo israelita si accumulano centinai di armi nucleari in piena disposizione combattiva e il cui carattere di forte potenza nucleare non si ammette, nè si nega.

Cresce ugualmente la tensione attorno alla Russia, paese d’indiscutibile capacità di risposta,  minacciata d un presunto scudo nucleare europeo.

Fa ridere l’affermazione yankee che lo scudo nucleare europeo serve per proteggere anche la Russia dall’Iran e dalla Corea del Nord.  È tanto  inconsistente la

 posizione yankee in questo delicato tema, che il suo alleato, Israele, non si scomoda nemmeno a garantire consultazione anticipate su misure che possono scatenare una guerra.

L’umanità, in cambio, non gode di alcuna garanzia. Lo spazio cosmico, nelle  prossimità de del nostro pianeta, è saturo di satelliti degli Stati Uniti destinati a spiare quello che avviene nelle terrazze di qualsiasi nazione del mondo.

La vita e le abitudini di ogni persona o famiglia sono divenute oggetti di spionaggio, l’ascolto di centinaia di milioni di cellulari e il tema delle conversazioni di qualsiasi persona, in qualsiasi parte del mondo, smette d’essere privato per diventare materiale d’informazione per i servizi segreti degli Stati Uniti.

Questo è il diritto che resta ai cittadini del nostro mondo, in virtù degli atti di un governo la cui Costituzione, approvata nel Congresso di Filadelfia nel  1776, stabiliva che gli uomini nascevano tuttavia liberi e uguali e che il creatore concedeva a tutti determinati diritti,  dei quali non ne resta più uno, nemmeno per gli stessi nordamericani, nè per  qualsiasi cittadino del mondo, nemmeno nel comunicare per telefono a familiari e amici i suoi più intimi sentimenti. 

La guerra, senza dubbio è una tragedia che può avvenire ed è molto probabile che avvenga, ma se anche l’umanità fosse capace di ritardarla per un tempo indefinito, un altro fatto ugualmente drammatico sta avvenendo già a ritmo crescente: il Cambio Climatico.

Mi limiterò a segnalare quello che eminenti scienziati ed esperti d’importanza mondiale hanno spiegato con documenti e filmati, che nessuno critica.

È ben noto che il governo degli Stati Uniti si è opposto agli accordi di Kioto sull’ambiente, una linea di condotta che non ha conciliato nemmeno con i suoi più vicini alleati, i cui territori soffrirebbero tremendamente e alcuni dei quali, come l’Olanda, sparirebbero quasi interamente.

Il pianeta oggi marcia senza politica su questo grave problema, mentre il livello del mare si alza, le enormi cappe di ghiaccio che coprono l’Antartide e la Groenlandia, dove si accumula più del 90% dell’acqua dolce del mondo, si sciolgono con crescente ritmo, e già l’umanità, lo scorso novembre del 2011 ha raggiunto ufficialmente la cifra di 7000 milioni di abitanti, che nell’area più povera del mondo crescono in forma sostenuta ed inevitabile.  Ma forse coloro che si sono dedicati a bombardare paesi e ammazzare milioni di persone negli ultimi 50 anni, si possono preoccupare del destino degli altri popoli?

Gli Stati Uniti oggi non sono solo i promotori di queste guerre, ma anche i maggiori produttori ed esportatori di armi del mondo. 

Come si sa questo poderoso paese ha firmato un accordo per fornire 60.000 milioni di dollari, nei prossimi anni, al regno dell’Arabia Saudita, dove le multinazionali degli Stati Uniti e dei loro alleati estraggono ogni giorno 10 milioni di barili di petrolio leggero, cioè dieci milioni di dollari in combustibile. Che cosa avverrà di questo paese e della regione quando queste riserve di energia termineranno?

Non è possibile che il nostro mondo globalizzato accetti senza discutere  lo spreco colossale di risorse energetiche che la natura ha tardato centinaia di milioni di anno a creare e la cui dilapidazione rende sempre più cari i costi essenziali.

Non sarebbe degno in assoluto del carattere intelligente attribuito alla nostra specie.

Negli ultimi 12 mesi tale situazione si è aggravata considerevolmente, partendo da nuove scoperte tecnologiche che, lontane dall’alleviare la tragedia che deriva dallo spreco dei combustibili fossili, la peggiore  in modo notevole.

Scienziati e investigatori di prestigio mondiale stavano segnalando le conseguenze drammatiche del Cambio Climatico. 

In un eccellente documentario cinematografico  del regista francese Yann Arthus-Bertrand, intitolato ‘Home’, ed elaborato con la collaborazione di prestigiose e ben informate personalità internazionali, diffuso alla metà del 2009, riavvertiva il mondo con dati indiscutibili di quello che stava avvenendo.

Con solidi argomenti espone le conseguenze nefaste di consumare in meno di due secoli le risorse energetiche create dalla natura in centinaia di milioni di anni; ma il peggio  non è lo spreco colossale, ma la conseguenza suicida che avrebbe per la specie umana:  “Ti benefici di una favoloso legato di 40.000 milioni di anni somministrati dalla Terra; hai solamente 200.000 anni, ma hai già cambiato la faccia del mondo!”

Non ho incolpato nè potrei incolpare nessuno sino a questo momento, ma ho segnalato semplicemente una realtà obiettiva. Senza dubbio oggi dobbiamo incolparci, tutti noi per quello che sappiamo, non facendo  niente per cercare di rimediare. (Continua domani)

 

Fidel Castro Ruz - 4 gennaio del 2012

Ore 21.15 ( Traduzione Gioia Minuti)

-RIFLESSIONI FIDEL
 

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