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E S T E R I

 L'Avana. 6 Ottobre 2014

   

C’è censura in Occidente ?

Marzio Castagnedi

Se ponete la domanda a certi  egregi opinionisti di grandi giornali e canali Tv italiani, costoro risponderebbero con decisa sicumera che no. Vi risponderebbero che  l'Occidente è patria di ogni libertà e che la censura è tipica di dittature e regimi autoritari.

Invece no, hanno torto  perchè la censura l'Occidente l'ha usata e la usa anche se spesso in maniera mascherata, parziale, subdola o subliminale. E non per questo  meno vera ed effettiva. Del resto l'Impero Occidentale non possiede solo molte armi di distruzione di massa ma anche molte di "distrazione" di massa. E' un grande Barnum , l'Occidente, un grande circo dove ogni giorno succede di tutto. Le notizie, i fatti veri o presunti, le opinioni incrociate e stratificate si affollano agli occhi e orecchie della vasta opinione pubblica. Tutto molto affollato, stratificato  nel gran circo mediatico. Quindi un grande intrico dove orientarsi non è facile. E questa sovrabbondanza di informazioni o pseudo tali dovrebbe garantire che "non esiste censura". Proponiamo qui i casi  concreti e realmente accaduti di tre film, tre opere cinematografiche diverse fra loro e nel tempo che sono state sicuramente censurate.

Il primo film è "La battaglia di Algeri" che diede notorietà e gloria internazionale a Gillo Pontecorvo grande regista da pochi anni scomparso. Nel 1966 Pontecorvo girò interamente nella capitale algerina il film che raccontava con realistica durezza la liberazione dell'Algeria dal colonialismo francese avvenuta pochi anni prima. Film dal taglio documentaristico in bianco e nero, l'opera presentava tra i protagonisti  Alì  Lapointe un giovane attivista indipendentista e il colonnello Mathieu spietato comandante dei parà francesi occupanti  e ben sostenuti dall' Oas, organizzazione di estrema destra colonialista che faceva sentire il suo peso. Tra scene e sequenze sanguinose di lotta e di battaglia  il film si conclude con la popolazione algerina festante nei giorni della vittoria. La Battaglia di Algeri valse a Pontecorvo il Leone d'oro alla Mostra del cinema di Venezia e venne proiettato in tutto il mondo. Tranne un posto, però. In quale paese il film fu proibito, vietato ( e cioè censurato) ? In Francia,ovviamente. La Battaglia di Algeri nel grande paese transalpino fu proibito per  40anni. Quando fu infine (brevemente) proiettato ci furono disordini, proteste,  inchiostri e vernici lanciati sullo schermo, poi in Francia il film cadde nel dimenticatoio più assoluto.

Secondo film, secondo caso ancor più spinoso: riguarda l'Italia. Realizzato nel 1979 il film è intitolato "Il leone del deserto" ed è dedicato a Omar Muktar eroe nazionale libico che si oppose strenuamente al colonialismo italiano in Libia. Omar combattè con le scarse forze dei patrioti libici gli occupanti fascisti sin dal 1929 e per tutto il decennio seguente. Interpretato dal grande attore Anthony Quin,  il cast è particolarmente ricco con l'inglese Oliver Reed, l'americano Rod Staiger e molti noti attori italiani. Il risultato della lunga lotta furono deportazioni in massa di pastori e allevatori, distruzione di greggi e villaggi, una grande zona di detenzione recintata nel deserto con decine di chilometri di filo spinato, e l'uccisione  di circa 90mila resistenti libici. In diverse scene si possono vedere gli assalti di squadre di camice nere portare distruzione e morte nei villaggi arabi. Mandante supremo il maresciallo Graziani già macellaio in Etiopia nel 1936 quando l'Italia usò addirittura i gas ( iprite, fosgene) contro i patrioti africani. "Il leone del deserto" venne formalmente vietato in Italia da una direttiva dell'immancabile Giulio Andreotti nel 1982 con la motivazione di grave e infamante ingiuria alle forze armate italiane . Proiezioni semiclandestine vennero bloccate dalla Digos a festival a Rimini e Trento.

Il "Leone del deserto" dedicato all'eroe della resistenza libica Omar Muktar fu poi finalmente proiettato dalla rete tv privata Sky solo nel 2009. ( Personalmente capitò di vederlo anni fa anche alla televisione cubana).

Come si vede, quando la denuncia si fa calda (e indifendibile ) l'Occidente censura. Eccome .

Terzo film, terzo caso, cinema americano, altro avvenimento storico scomodo possibilmente da nascondere. Il film è del 1990 e si intitola "Benvenuti in paradiso", autore il noto regista Alan Parker, protagonista una star del cinema hollywoodiano, Dennis Quaid, ambiente  California zona Sierra Nevada, 370 chilometri a nord-est dalla metropoli Los Angeles. Periodo anni 1941-1945. Luogo specifico l'enorme campo di Manzanal. Attenzione: campo di concentramento! Per chi? Per oltre 110mila cittadini americani quasi tutti nati negli Stati Uniti, ma di origine giapponese e lì incarcerati causa l'attacco a Pearl Harbour  -il  famoso attacco "di sorpresa" dell'aviazione giapponese - ma dove però le cinque grandi portaerei statunitensi, che avrebbero poi dato la vittoria nel Pacifico agli americani, erano state portate con largo anticipo  900 miglia al largo della grande base navale Usa. Vedi, alle volte, la felice combinazione.  "Benvenuti in paradiso" racconta in particolare la triste storia di Jack, sindacalista scomodo, e Lily  ragazza nippo-statunitense con una piccola figlia avuta da lui. Internate  per mesi e anni nel campo di concentramento di Manzanal.Fu una delle pagine nere  della "democrazia" americana . Il film non fu proibito, ma certo contrastato e avversato. Arrivò con qualche frettolosa distribuzione all'estero e fu proiettato con scarsi risultati  anche in Italia.

Del film non si ebbe più alcuna notizia, del tema-problema dell'internamento preventivo di oltre centomila cittadini statunitensi non si è mai parlano in nessun luogo. Mai visto in 25 anni un articolo di stampa, una apparizione nei vari canali "storici" delle tv. 

Alla fine del 1945, una commissione governativa americana dichiarò " incostituzionale" l'intera operazione  Manzanal con  quella prigionia di massa nel grande campo di concentramento in California. 

“A volte funziona così la grande democrazia liberale, baby”.

 

 

 

 

 

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