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E S T E R I

 L'Avana. 23 Ottobre 2014

   

Ban Ki-moon e le rovine di Gaza

Waldo Mendiluza

Il segretario generale della ONU, Ban Ki-moon, ha mostrato la sua costernazione di fronte ai danni  umani e materiali apprezzati in Palestina, nella Striscia di Gaza, come risultato dell’aggressione di Israele nel luglio e agosto scorsi.

“Sono venuto a Gaza per due giorni per vedere con i miei stessi occhi la situazione”, ha spiegato ai giornalisti in una conferenza stampa durante il suo giro, che ha compreso Washington, Tunisi, la Libia, l’Egitto, la Palestina e Israele.

Il diplomatico ha detto che nella Striscia ha osservato comunità distrutte interamente e un’ economia in rovina, in uno scenario dovuto ai bombardamenti e alle incursioni terresti sferrate da Tel Aviv per 50 giorni, che hanno aggravato la situazione di un territorio occupato dal 1967 e bloccato dal 2006.

“Ho conversato con molte persone, tra le quali i genitori di alcuni dei più di 500 bambini uccisi nei combattimenti, ed ho ascoltato storie molto commoventi  sulle perdite umane”, ha commentato.

Ban ha detto di sentirsi molto preoccupato per gli sfollati, considerando la vicinanza dell’inverno ed ha segnalato l’impegno della comunità internazionale di destinare 5400 milioni di dollari per la ricostruzione di Gaza, annuncio fatto nella conferenza dei donanti svolta a El Cairo domenica 12 ottobre.

“Dobbiamo trasformare queste promesse in assistenza tangibile”, ha avvertito. 

 Per il Segretario Generale, la situazione del  territorio di 360 chilometri quadrati e con un milione 800.000 abitanti è sintomatica di un problema maggiore: l’intorpidimento del processo di pace nel Medio Oriente.

“Conosco la frustrazione che provocano decenni di sforzi falliti, ma la soluzione negoziata dei due stati,  Palestina e Israele è la sola maniera per far terminare un ciclo di guerre e di scontri inutili”, ha stimato.

Ban ha anche affermato che la comunità internazionale ha la responsabilità di fare pressione per cercare la pace nella regione  ed ha sottolineato la preoccupazione per le costanti provocazioni sioniste nei luoghi sacri di Gerusalemme, che sono fatti che infiammano le tensioni, quando sono invece necessarie azioni per far tornare le parti al tavolo delle conversazioni.  

Nell’aprile scorso le conversazioni propiziate dagli USA si sono interrotte, fenomeno che la Palestina ha attribuito alla mancanza di volontà politica di Tel Aviv espressa con l’eterna colonizzazione dei territori occupati sulla riva occidentale e la repressione. (Traduzione GM - Granma Int.)
 

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