Prigionieri Politici dell'Impero| MIAMI 5  

     

C U L T U R A

  L'Avana. 10 Novembre 2014

   

Il film "Ritorno a L'Avana"
• È anticubano e dedicato ai pubblici occidentali conservatori

Marzio Castagnedi

È uscito in Italia il film “Ritorno a L'Avana”,  che per alcune cose sin dal principio sembra stupire. In primis per il potente lancio pubblicitario.

Una serie di "manchette"a colori ripetute per giorni su tutti i quotidiani più importanti; era tanto che non si vedeva un tale sfarzo di lancio. Poi la foto emblematica, lo scorcio panoramico, dall'alto, della curva del primo chilometro del Malecòn habanero, il famoso lungomare dell'Avana (che, fuori quadro, poi continua per altri 6 km).

Attraente il manifesto-simbolo del film, con le due figure della coppia di spalle, che guardano da un'alta terrazza, quel viale con l'azzurro sfondo del mare e la città circostante. Poi, quando il film comincia, promettente - poco dopo - si iniziano a capire alcune altre cose. Per esempio che il film del regista francese Laurent Cantet girato all'Avana ( col completo  e  favorevole accompagnamento di varie entità culturali, politiche e commerciali della capitale cubana), è uno di quei film che costano davvero poco sul piano produttivo. Due settimane di riprese, non di più, cinque ottimi attori cubani ovviamente economici nell’ingaggio, un unico set, quello di una terrazza e, primeggianti a lungo, due sole inquadrature di sfondo ai primi piani degli interpreti nel film.

Quella, come si diceva, verso lo scorcio di lungomare e quella (in "controcampo") di una distesa di scalcinate  terrazze delle case retrostanti. E unici e soli, sull'unica terrazzina abitata, ecco cinque avaneri tra i 50 e i 60 anni amici di lunga data che si incontrano per festaggiare il ritorno a Cuba di uno di loro, Amadeo, che sedici anni prima era partito fortunosamente per la Spagna.

"Ho vissuto tutto questo tempo a Madrid facendo all'inizio i lavori più umili e duri-racconta Amadeo ai vecchi amici-poi col tempo sono vissuto un pò meglio ma non sono mai riuscito a fare il mio mestiere, quello di scrittore".

Gli altri lo ascoltano assorti ma poi cominciano a ripetergli che ha fatto male a tornare, che a Cuba tutto è come sempre, semmai peggiorato. che non rimangono più nè i sogni utopisti della gioventù, nè i miglioramenti di vita tanto attesi e sperati e che gli ideali della Revoluciòn sono ormai scomparsi. Poi l'unica donna del gruppetto (la brava Isabel Santos) attacca duramente Amadeo perchè abbandonò all'Avana la moglie malata di tumore. Insomma iniziata tranquilla, la rimpatriata si accende e si incrudisce su rimpianti e accuse reciproche. Insomma drammi di vita. Anche il linguaggio non ci va tanto per il sottile. Numerosi i ""vaffa....sei un creti...,mi rompi i co...non dire cazz....! Eccetera. Autore dei dialoghi è  Leonardo Padura, scrittore da oltre un decennio di folgorante carriera a Cuba e anche all'estero.  Padura è sopratutto un romanziere e i dialoghi incisivi, ma anche un pò forzati, dei personaggi sono tutti suoi. E intanto mentre i vecchi amici alzano la voce o si commuovono o si lamentano, il regista Cantet  filma e filma l'intreccio delle discussioni che si prolungano sempre sull'unica scena della terrazza, per 30,50,90 minuti senza soste. Intanto, alle spalle dei vecchi amici (un nero, tre bianchi e un'unica donna dai capelli biondo-cenere") sempre e solo due uniche inquadrature: il Malecòn con scarso traffico di pedoni e di auto, e il "controcampo" delle terrazze scassate e vuote.

Il classico film di attori, e che bravi i cinque interpreti cubani!

Il tipico film di dialoghi, e che fitti ed eloquenti sono!

Soli, i cinque amici, sempre i loro fitti dialoghi, nessun'altro in vista tutto intorno! Anzi no. Ad un certo punto ecco tre uomini che spuntano su un terrazzo poco lontano. Cosa fanno? Ma sgozzano il grosso maiale che si sono trasportati lassù!  Le urla della bestia riempiono l'aria gia desolata, e l'attore Jorge Perrugorria (uno dei cinque vecchi amici) urla pure: " Senti che arriva anche la puzza di sangue di quel maledetto porco.!"  (Ciò è molto strano perchè la brezza eterna dell'Avana arriva dal mare, cioè dalla direzione esattamente opposta e dunque gli odori non dovrebbero proprio arrivare ai cinque amici).

Inoltre, su una terrazza cubana, le probabilità di vedere uccidere un maiale sono 2 su 100. ma quelle di vedere e sentire, una sera, una compagnia di gente che balla al ritmo di salsa e cha cha cha sono invece almeno 40. E cosa sceglie di mettere in scena il regista Cantet ?  Beh, è ovvio, no? La morte del porco. Ho vissuto dieci anni all'Avana come corrispondente giornalistico italiano e credo di sapere quello che dico. Cioè quante e quante sono state le cenette e le serate di musica e balli cubani che ho visto e a cui talvolta ho partecipato sulle terrazze dell'Avana.  E sorseggiando rum Havana Club, ovviamente.

Invece cosa fanno i grandi e vecchi amici di Ritorno all'Avana? Bevono wisky americano e ascoltano, molto poco allegramente, dischi del Beatles! È tutta colpa della Revoluciòn fallita, ci vuol dire Cantet.

Arriva il minuto numero 100 di questa unica location della terrazzina con gli infiniti discorsi degli amici. Qui, Amadeo, il figliol prodigo, pronuncia una frase che ha un suo peso. E dice agli amici: "Sono tornato perchè ho capito che solo qui a Cuba e all'Avana posso ritornare a trovare l'ispirazione per scrivere." Bene finalmente una buona e positiva notizia. Con un pò d’ingenuità lo spettatore può pensare che almeno nell'ultimo minuto finalmente la compagnia scenda in strada, passeggi un pò sul lungomare, incroci qualcuno: la notte è finita.

Naturalmente il film termina senza nessun'altra scene diversa da quella dell'eterna solitaria terrazza. Il perchè è ovvio. I miti cubani devono risultare delusi e tramontati. Ora devo aggiungere un'ultima notazione ambientale non secondaria. La casa scelta per il film è nella zona al confine tra i due municipi habaneri, il Centro Avana e il Vedado, circa dove la calle San Lazaro confluisce vicino al lungomare a 150 metri dal grattacielo dell'ospedale Hermanos Almejeiras, e a 200 metri da dove comincia La Rampa, l'inizio della lunga calle 23 che sale dal lungomare, verso l'hotel Habana Libre. Poichè conosco come le mie tasche quelle zone dell''Avana, so che vicino alla casa della desolata terrazza del film, ci sono strade con negozi, farmacie, supermercati e mercatini di artigianato, vetrine, bar, ristoranti, alberghi, caffetterie con l'orchestrina dal vivo. Anche due cinema, La Rampa e il Yara e addirittura un jazz club, La Zorra y el Cuervo  (La volpe e il corvo.).

È proprio per questo intorno vivo e vivace che quella "volpe" di Cantet non vuol far uscire dalla terrazza solitaria i suoi cinque protagonisti. Li vuole ben isolati, rancorosi o rassegnati, sono dei quasi sessantenni stradelusi dalla storia di Cuba e dalla fine, secondo loro, degli ideali rivoluzionari, che sono stati un mito mondiale per interi popoli.

Scendano in strada e si uniscano alla gente, ai giovani e ai turisti stranieri che affollano le vie dell'Avana.  Ma no. Il film è a tesi, la storia è a tesi preconfezionata, il film è teatrale, il film è riservato a interpreti solisti ,il film è anticubano e dedicato ai pubblici occidentali conservatori e moderati.

El pueblo cubano se encuentra en otros lugares, afuera de esta película.
 

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