Prigionieri Politici dell'Impero| MIAMI 5 

     

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                                    L'Avana. 30 Ottobre 2014

 

Del blocco non si è detta una parola

Fidel Castro Ruz

Cinque anni fa il Comandante in Capo, Fidel Castro ha scritto questa importante Riflessione a proposito del blocco economico, commerciale e finanziario imposto a Cuba dagli Stati Uniti e condannato un anno dopo l’altro dalla comunità internazionale, com’è avvenuto martedì 28 con 188 voti su 193,  quanti sono i membri, con due soli contrari e tre astensioni. 

Questa è la riflessione del Comandante, vigente più che mai:

“Il governo degli Stati Uniti ha annunciato attraverso la CNN, che questa settimana, Obama visiterà il Messico, iniziando il suo viaggio per  Puerto España, Trinidad y Tobago, dove resterà quattro giorno per partecipare al Vertice delle Americhe. Ha annunciato il miglioramento di alcune odiose restrizioni imposte da Bush ai cubani residenti negli USA per visitare i loro familiari in Cuba. Quando si è indagato se le prerogative riguardavano anche altri cittadini nordamericani, la risposta è stata che non erano autorizzati.

Del blocco, che è la misura più crudele, non si è detta una parola. Si chiama pietosamente così quella che è una misura genocida.  Il danno non si misura solo per i suoi effetti economici: costantemente costa vite umane e provoca sofferenze dolorose ai nostri cittadini. Numerosi apparecchi per diagnosi e medicinali vitali non si possono acquistare per i nostri malati, anche se provengono dal Giappone, dall’Europa o da altri paesi, se sono prodotti con componenti o programmi degli Stati Uniti.

Le restrizioni relazionate a Cuba devono essere applicate dalle imprese degli Stati Uniti che producono beni o prestano servizi in qualsiasi parte del mondo, in virtù della extraterritorialità.

Un influente senatore repubblicano, Richard Lugar, e altri del suo partito con lo stesso titolo nel Congresso, e un altro numero di importanti senatori democratici vogliono eliminare il blocco. Sono state create le condizioni per far sì che Obama utilizzi il suo talento in una politica costruttiva che ponga fine a quella che si è dimostrata un fallimento da quasi mezzo secolo.

Dall’altra parte c’è il nostro paese, che ha resistito ed è disposto a resistere quanto sarà necessario, e che non incolpa Obama delle atrocità commesse da altri governi degli Stati Uniti.  Non discute nemmeno la sua sincerità o il suo desiderio di cambiare la politica e l’immagine degli USA, e comprende che ha combattuto una battaglia molto difficile per essere eletto, per via di pregiudizi centenari.

Partendo da questa realtà, il Presidente del Consiglio di Stato di Cuba ha espresso la sua disposizione a dialogare con Obama e, sulla base del più stretto rispetto alla sovranità, normalizzare le relazioni con gli Stati Uniti.

Alle 14.30 il capo dell’Ufficio d’Interesse di Cuba a Washington, Jorge Bolaños, è stato citato dal vice segretario di Stato, Tomas Shannon, nel Dipartimento di Stato. Niente nella conversazione è stato differente da quanto segnalato dalla CNN.

Alle 15.15 è iniziata una lunga conferenza stampa. L’essenza di quel che si è detto lì è contenuto nelle parole testuali dell’assessore  presidenziale per l’America Latina, Dan Restrepo, che ha dichiarato:

"Oggi il presidente Obama ha ordinato che si prendano certe misure, si facciano certi passi per stendere la mano al popolo cubano e per appoggiare il suo desiderio di vivere nel rispetto dei diritti umani e per poter determinare il proprio destino e quello del suo paese”. Il presidente ha dato istruzioni ai segretari di Stato, Commercio e Tesoro, perchè  pongano in marcia le azioni necessarie per eliminare tutte le restrizioni agli  individui perchè possono  visitare i loro familiari nell’Isola e mandare rimesse.

Inoltre ha dato istruzioni per permettere il flusso libero d’informazioni tra il popolo cubano, coloro che stanno a Cuba e il resto del mondo, e per facilitare la consegna di risorse umanitarie inviate direttamente al popolo cubano.

Prendendo queste misure per aiutare a chiudere la breccia tra le famiglia cubane divise, e promuovere il libero flusso di informazioni e articoli d’aiuto umanitario per il popolo cubano, il presidente Obama  si sta sforzando di realizzare quagli obiettivi che ha fissato nella campagna elettorale e da quando ha assunto l’incarico.

Tutti quelli che credono nei valori democratici di base desiderano una Cuba che rispetti i diritti umani, politici, economici e di base di tutto il suo popolo. Il presidente Obama considera che queste misure  aiuteranno a rendere una realtà questi obiettivi.

Il presidente incita tutti coloro che condividono questo desiderio, ad impegnarsi dando il loro fermo appoggio per il popolo cubano.

Grazie”.

Al termine della conferenza l’assessore ha confessato con franchezza: “Tutto si fa per la libertà di Cuba”.

Cuba non applaude i mal chiamati Vertici delle Americhe, dove i nostra paesi non discutono in uguaglianza di condizioni, e se servono a qualcosa è per fare analisi critiche delle politiche che dividono i nostri i popoli e saccheggiano le nostre risorse, ostacolando il nostro sviluppo. Adesso ci manca solo che Obama persuada lì tutti i presidenti latinoamericani che il blocco è inoffensivo.

Cuba ha resistito e resisterà. No estenderà mai le sue mani chiedendo elemosine. Continuerà ad andare avanti con la fronte alta, cooperando con i popoli fratelli dell’America Latina e dei Caraibi, con o senza Vertici delle Americhe, presieda o meno Obama gli Stati Uniti, un uomo o una donna, un cittadino bianco o un cittadino  negro”.

Fidel Castro Ruz 

13 aprile del 2009.

Ore 18.12 (Traduzione Gioia Minuti)
 

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